Mentre è in corso la settimana europea della lotta all’antibiotico-resistenza (18-24 novembre – ne abbiamo parlato qui), anche la Commissione Ue interviene ufficialmente dichiarando come priorità assoluta azioni urgenti contro la resistenza antimicrobica.

La commissaria Ue per la Salute e la sicurezza alimentare Stella Kyriakides: “La lotta alla resistenza antimicrobica è una priorità per la salute pubblica e una necessità economica. Le cifre sono preoccupanti e dimostrano la necessità di un’azione urgente”.

Anche se i dati dell’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, agenzia dell’Unione Europea) ci dicono che tra 2019 e 2022 sono stati fatti progressi verso l’obiettivo di ridurre l’uso degli antimicrobici del 20% entro il 2030, la situazione generale resta preoccupante.

Infatti, è vero che nel triennio 2019-2022 l’uso di antibiotici è diminuito del 2,5% nell’area Ue-Norvegia-Islanda (Ue-Spazio economico europeo, See), ma se si guarda soltanto l’ultimo anno, il 2022, si registra un aumento rispetto al 2021.

L’European centre for disease prevention and control stima inoltre che più di 35mila persone muoiano ogni anno a causa di infezioni resistenti alla terapia antibiotica nell’area Ue-Norvegia-Islanda.

Problema di salute e di costi

Inoltre, la resistenza antimicrobica è un problema di salute, ma anche di costi crescenti, che poi si traducono in maggiori difficoltà a tutelare la salute delle persone.

Infatti, uno studio dell’Ocse, condotto per conto della Commissione Ue, ha rilevato che la resistenza antimicrobica costa ai Paesi dell’Ue/See circa 11,7 miliardi di euro l’anno.

D’altro canto, se ogni Stato investisse 3,40 euro procapite l’anno negli interventi contro la resistenza antimicrobica nei settori della salute umana e dell’alimentazione, ogni anno si potrebbero prevenire oltre diecimila decessi, evitare oltre 600mila nuove infezioni e risparmiare ai sistemi sanitari oltre 2,5 miliardi di euro.

Questo è dunque l’appello di Stella Kyriakides, commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare: “La lotta alla resistenza antimicrobica è una priorità per la salute pubblica e una necessità economica. Le cifre sono preoccupanti e dimostrano la necessità di un’azione urgente e ambiziosa. Gli Stati membri, le parti interessate e i cittadini devono collaborare per garantire che siano adottate tutte le misure necessarie per conseguire gli obiettivi concordati”.

La Commissione Europea ha proposto alcune azioni mirate per contrastrare la resistenza antimicrobica che nel giugno 2023 i ministri della Salute dell’Ue hanno approvato, con l’obiettivo di ridurre del 20% il consumo totale di antibiotici per gli umani e di dimezzarne l’utilizzo per gli animali da allevamento e l’acquacoltura entro il 2030.

Ridurre l’utilizzo, ma migliorare anche l’appropriatezza

Tra i risultati da raggiungere vi è non soltanto la riduzione quantitativa del consumo di antibiotici, ma anche la diminuzione dell’impiego inappropriato di questi farmaci.

Infatti, uno degli indicatori decisivi del più  o meno corretto impiego degli antibiotici è la maggiore o minore rispondenza alla classificazione Aware dell’Oms, che individua tre gruppi: “Access”, a spettro ristretto, indicati per le infezioni più comuni; “Watch”, raccomandati per indicazioni più specifiche; “Reserve”, da usare come ultima risorsa, quando è strettamente necessario.

Gli Watch e i Reserve sono quelli che comportano un maggiore rischio di sviluppare antibiotico-resistenza. Per questo l’Oms ne raccomanda un uso moderato e oculato, indicando che, sull’uso totale di antibiotici, gli Access dovrebbero rappresentare il 60-65% (e quindi gli altri due gruppi il 40% o meno).

Attualmente, secondo i dati di Ecdc, solamente nove Paesi Ue arrivano all’obiettivo del 65% di farmaci Access (e tra questi non c’è l’Italia) e la media è al di sotto del 60% (il 59,8). (SV)