Come ricordare Alberto Ambreck il giorno della sua scomparsa? Non solo e non tanto per il ruolo avuto in Federfarma, per 24 anni presidente dell’Associazione “Lombarda” di Milano, per 14 di Federfarma Lombardia e poi della Federazione nazionale dal 1987 al 1992, quanto piuttosto per la sua determinazione, professionalità e lungimiranza. Un po’ anche per la sua caparbietà, perché era incapace di accettare quei compromessi che la politica invece pretende.

È scomparso Alberto Ambreck, presidente nazionale di Federfarma dal 1987 al 1992. Il ricordo del nostro direttore.

Uomo tutto d’un pezzo, ha operato in un’epoca e in un ambiente spesso subdolo, subendo più di un tradimento, ma si è sempre impegnato a difendere la farmacia quando la politica era corrotta e la sanità aveva le mani poco pulite.

Indimenticabili i suoi congressi di Sorrento e, soprattutto, quello di Bologna nel 1991: quel suo discorso che provocò la standing ovation della straripante platea e quell’applauso interminabile, vera ovazione senza fine. Eppure, pochi mesi dopo, venne contestato per una trattenuta del 2,5%, poi scesa all’1,5%, che oggi farebbe ridere. “Io ho una faccia sola” mi disse. “E se la mia assemblea mi dà un mandato e io non lo rispetto, è chiaro che devo dare le dimissioni”. E così se ne andò.

Alberto fu sindacalista a tutto tondo, insuperabile con il microfono in mano nelle assemblee, difensore estremo dei tre pilastri della professione “farmaco, farmacista, farmacia”, man mano negli anni poi dispersi. Fu sindacalista indomito (diceva sempre “chi si fa agnello lupo lo mangia”) e così, quando entrò in contrasto con la Regione ne fece sequestrare gli uffici, e quando il governo effettuò tagli alla spesa pubblica si presentò dal presidente Andreotti, a Palazzo Chigi, con 1,5 milioni di cartoline di protesta dei cittadini raccolte nelle farmacie.

“Farma 7” piange la sua scomparsa, anche perché lui ne è stato tra i più fedeli lettori e sostenitori. Durante la sua presidenza a Federfarma ogni lunedì sera andavo in farmacia per discutere sui contenuti del numero da pubblicare. Per lui “Farma 7” era voce e volto della Federfarma.

Emblematico il suo racconto: “Ero in vacanza a Lampedusa con Marcello Marchetti e, avendo bisogno di un cortisonico, sono andato in farmacia presentandomi come Ambreck di Federfarma. Neppure una piega e così Marcello aggiunse: “Lui è Farma 7”. E allora il farmacista tirò subito fuori dal banco l’ultimo numero del giornale e, con un sorriso, consegnò il farmaco”.

Grazie Alberto: mi mancheranno i nostri usuali pranzi nel ristorante a fianco della tua farmacia, perché ora dovrò fare a meno dei tuoi consigli, del tuo sostegno e, soprattutto, di quell’amore per la professione che sapevi trasmettere. “Dobbiamo riconquistare la fiducia della gente -ribadiva spesso- Dobbiamo tornare a far sentire la nostra voce. Diversamente, siamo socialmente morti”. Un monito che non deve andare perduto.

Lorenzo Verlato