Riconoscere le qualifiche professionali dei cittadini di Paesi extraeuropei può essere una risposta al problema delle carenze di professionisti (farmacisti inclusi) che si riscontra in molti Stati della Ue. Lo ritiene la Commissione Europea, che raccomanda ai Paesi membri di semplificare i i processi di riconoscimento utilizzando procedure analoghe a quelle in vigore per i cittadini dell’Unione.

La Commissione Europea chiede agli Stati membri di semplificare i processi di riconoscimento delle qualifiche professionali di cittadini extraeuropei per compensare la carenza di professionisti che si registra in molti Paesi Ue, anche per i farmacisti e in generale in tutto il settore sanitario.

Come segnala la Circolare di Federfarma 549/2023 (disponibile sul sito, nell’area riservata, alla lettura della quale si rimanda per approfondire l’argomento), la proposta-esortazione è contenuta in una raccomandazione della Commissione Europea pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Ue.

La Ue ha già promosso misure per favorire la mobilità dei lavoratori tra i Paesi dell’Unione (in Italia, per esempio, si è accelerato il riconoscimento della qualifica di farmacista con l’introduzione della tessera professionale europea). Ma ora il problema della carenza di professionisti riguarda i Paesi Ue nel loro insieme, anche in una prospettiva di medio periodo, e può diventare necessario attrarli dagli Stati extra-Unione.

Per questo la Commissione invita gli Stati a semplificare le procedure di migrazione e ad armonizzare condizioni di ammissione e diritti dei cittadini di Paesi terzi, e in particolare ad agevolare il riconoscimento delle qualifiche professionali, disponendo procedure rapide, analoghe a quelle che valgono per i cittadini europei.

Che cosa dovrebbero fare gli Stati della Ue

L’attenzione è rivolta in particolare alle professioni regolamentate prioritarie, come quella di farmacista, per le quali le autorità competenti dovrebbero:

  • istituire flussi di lavoro “accelerati”, anche impiegando personale supplementare, per rispondere a tali priorità di riconoscimento
  • ridurre al minimo i tempi di trattamento in modo che una decisione possa essere emessa entro 4 settimane dalla data di presentazione della domanda
  • ridurre al minimo i requisiti per le domande di riconoscimento
  • individuare differenze sostanziali in materia di istruzione e formazione con i Paesi terzi interessati per sviluppare corsi su misura per i cittadini di tali Paesi

La Raccomandazione della Commissione non è giuridicamente vincolante. È però un’importante sollecitazione alla quale ogni Stato deciderà come rispondere.