I recenti rapporti Crea sulla sanità italiana confermano le radicate differenze tra le varie Regioni e in particolare tra quelle del nord e quelle del sud, una disomogeneità che sembra impossibile da eliminare e che produce inevitabilmente disuguaglianze nell’assistenza e cura ai cittadini.

Secondo gli ultimi rapporti Crea sulla sanità italiana, permangono evidenti le differenze e le disparità nell’assistenza e cura ai cittadini tra le varie Regioni e soprattutto tra Nord e Sud.

II Rapporto Crea Sanità (Centro per la ricerca economica applicata in Sanità) 2023 analizza gli indicatori dell’assistenza sociosanitaria e ne fa una valutazione Regione per Regione, prendendo in considerazione sei parametri fondamentali: appropriatezza, equità, aspetti sociali, esiti, risultati economico-finanziari, innovazione. Vediamo le conclusioni dell’indagine.

  • Dal punto di vista dei sei parametri di valutazione dell’efficienza del sistema sanitario, soltanto 8 Regioni sono promosse, 7 rimandate e 6 bocciate.
  • Solamente Veneto e le Province autonome di Trento e Bolzano hanno ottenuto un risultato pienamente soddisfacente (oltre il 50% dell’indice di performance), mentre Toscana, Piemonte, Emilia Romagna, Lombardia e Marche vanno abbastanza bene (tra il 47 e il 49%).
  • Liguria, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Umbria, Molise, Valle d’Aosta e Abruzzo sono tra il 37-43%-
  • Sicilia, Puglia, Sardegna, Campania, Basilicata e Calabria registrano performance inferiori al 32%.

Secondo Crea Sanità, quindi, l’Italia risulta divisa in due, con 29 milioni di abitanti delle prime 8 Regioni che possono stare relativamente tranquilli e altri 29 milioni che potrebbero avere serie difficoltà nell’affrontare l’assistenza sanitaria.

Dubbi sugli effetti della “autonomia differenziata”

Nel rapporto presentato a gennaio 2024, invece, Crea Sanità scandaglia la sanità italiana, prendendo in esame altri 12 indicatori: mortalità evitabile, famiglie impoverite, per spese sanitarie catastrofiche, per disagio economico, vaccini influenzali over 65, obesità nei bimbi, fumatori adulti, ospedalizzazione acuti, assistiti in riabilitazione, prestazioni di specialistica ambulatoriale, assistenza domiciliare agli over 75 e spesa farmaceutica procapite.

Ebbene, anche in questo caso solamente 10 Regioni hanno un numero di indicatori superiori alla media nazionale e sono tutte Regioni del centro-Nord, tranne la Sicilia, a partire da Lombardia e Toscana, con 10 indicatori su 12 superiori alla media nazionale, fino alla Puglia che, al contrario, ha 10 indicatori inferiori alla media nazionale su 12.

La situazione descritta dai rapporti Crea fa sorgere molti dubbi sugli effetti che potrà avere il Ddl sulla cosiddetta autonomia differenziata, approvato dal Senato e ora all’esame della Camera dei deputati: c’è chi teme che aumenterà, anziché ridurre, le differenze che affliggono la nostra sanità.