La carenza di farmacisti si fa sentire in tutta Europa: si veda, per esempio, il caso francese sul prossimo numero del mensile di “Farma Mese”, di imminente pubblicazione, dove l’Ordine transalpino teme un futuro “deserto farmaceutico”, se non si interverrà con soluzioni efficaci. E in Germania, secondo i dati pubblicati lo scorso 20 febbraio dall’Abda, l’Associazione tedesca di farmacisti e farmacie, entro il 2029 le farmacie tedesche registreranno una grave carenza di personale in farmacia.

Il problema della carenza di farmacisti è ormai diffuso in tutta Europa, Italia compresa. Che fare? Il Pgeu e le organizzazioni europee della categoria elaborano analisi e proposte per affrontarlo concretamente.

Dal 2009 il numero delle farmacie in Germania è in costante calo e alla fine del 2023 il numero ha toccato il minimo storico di 17.571, 497 farmacie in meno rispetto all’anno precedente.

L’Abda prevede che, poiché tre anni fa i posti vacanti ammontavano a 10.000, nel 2029 potrebbero mancare 13.000 professionisti nelle farmacie, e tale numero si riferisce esclusivamente a farmacisti.

In altre parole, tra cinque anni nelle farmacie saranno necessari almeno 28.400 posti a tempo pieno e per garantire l’offerta saranno necessari fino a 33.000 specialisti in più, a seconda di come si svilupperà il lavoro a tempo parziale. Ciò significa che, sulla base delle attuali 17.600 farmacie, non sarà possibile avere i due farmacisti necessari per poter gestire una sede farmaceutica: anche se si potessero assumere 20.000 giovani, mancherebbero ancora 13.000 farmacisti.

Il preoccupante fenomeno della carenza di farmacisti è ormai un trend generalizzato che sta coinvolgendo tutto il mondo e in misura maggiore proprio l’Europa. Per questa ragione, in una riunione tenutati a Bruxelles lo scorso 6 febbraio, le organizzazioni europee rappresentative di studenti in farmacia (Epsa) facoltà di farmacia (Eafp), farmacisti ospedalieri (Eahp) e la Federazione Internazionale dei Farmacisti (Fip) si sono riunite insieme al Pgeu, per discutere della situazione ed elaborare potenziali strategie.

Anche se le statistiche attuali mostrano che ci sono più laureati in farmacia nel 2020 che nel 2010, si registra tuttavia una maggiore difficoltà nel trovare personale.

L’Epsa ha evidenziato 5 aspetti fondamentali: la non attrattività del curriculum formativo, che risulta non essere aggiornato soprattutto per quanto riguarda le competenze digitali; l’accessibilità degli studi, che in alcuni Paesi non sono facilitate da test e numeri chiusi; la difficolta di garantire mobilità; la mancanza di supporto psicologico, soprattutto dopo Covid-19; tirocini e percorsi formativi obbligatori non retribuiti.

Come rendere più attraente la professione di farmacista

Eafp e Eahp concordano con gli studenti sul fatto che i curriculum formativi giochino un ruolo importante nella carenza di farmacisti e sulla necessità di rendere la farmacia più attraente. Negli ultimi anni si assiste a una trasformazione dovuta alla digitalizzazione e a rendere la situazione più complessa si aggiungono sia l’invecchiamento progressivo della società europea sia le crisi pandemiche che richiedono resilienza e una gestione ottimale delle risorse.  Ma per affrontare tutto ciò occorre preparare gli studenti a essere parte della trasformazione.

Dai dati in possesso della Fip risulta che molti farmacisti scelgono la professione con grandi aspettative, ma quando si confrontano con la realtà l’insoddisfazione cresce.  Per questo le condizioni di lavoro sono cruciali per aumentare l’attrattività delle farmacie.

Se è vero che i farmacisti non sono più confinati nell’attività di dispensazione dei farmaci, molto ancora deve essere fatto per arrivare a un’integrazione della professione all’interno dei team di assistenza primaria.  Ripensare quindi al curriculum formativo in virtù di tale transizione e in considerazione della crescente digitalizzazione dell’assistenza diventa quindi centrale per riposizionare ruolo e attrattività del farmacista nel nostro continente.

In conclusione, il meeting organizzato dal Pgeu ha trovato un consenso condiviso sul fatto che per affrontare efficacemente il problema, oltre alla necessaria collaborazione con medici e infermieri, occorre dare visibilità alla professione, migliorandone le condizioni di lavoro e lavorando su come la facoltà di farmacia debba essere correttamente percepita. (EP)