Una sentenza della Corte di Giustizia Europea fa chiarezza sulla questione della liceità dell’utilizzo di siti intermediari per a vendita online di farmaci senza ricetta. La Corte ritiene non conformi al diritto Ue norme nazionali che vietino alle farmacie di usare siti intermediari per vendere in rete medicinali senza ricetta. Le farmacie potranno aderire a siti web che forniscono il servizio di collegamento, all’interno di quel sito, tra l’utente e il legittimo sito della farmacia. Ciò non significa, però, che le farmacie siano legittimate a utilizzare i marketplace per la vendita online di farmaci senza obbligo di prescrizione.

La Corte di Giustizia Ue considera non conforme al diritto europeo ogni norma nazionale che vieti alle farmacie di utilizzare siti intermediari per la vendita online di farmaci senza ricetta. Le farmacie potranno aderire a siti che forniscono il servizio di collegamento tra l’utente e il legittimo sito web della farmacia. Ma non possono usare i marketplace per la vendita su internet di medicinali senza obbligo di prescrizione.

Come illustra la Circolare di Federfarma 105/2024 (a cui si rimanda, per approfondire il tema, sul sito nell’area riservata), la Corte Ue si è pronunciata il 29 febbraio scorso su un caso francese in materia di “Servizio consistente nel mettere in contatto farmacisti e clienti per la vendita on line di medicinali”: un sito internet transalpino, Doctipharma, permetteva infatti agli utenti di collegarsi ai siti di farmacie legittimati a vendere on line medicinali non soggetti a prescrizione medica obbligatoria.

La Corte Ue è stata chiamata a stabilire se questo tipo di intermediazione tra clienti e farmacie, svolto da un soggetto non farmacista, fosse lecito o se avessero ragione gli organi di giustizia francesi a ritenerlo illegittimo. Per la Corte Europea, è legittima l’attività di intermediazione da parte di un sito web, che, dietro corrispettivo garantito da ogni singola farmacia, metta in collegamento utenti e siti di farmacie regolarmente autorizzate.

I limiti dell’intervento degli Stati

Come evidenzia la Circolare di Federfarma, “ad avviso della Corte di Giustizia, gli Stati membri possono vietare la vendita on line di farmaci da parte di siti che non sono titolati a effettuare tale vendita, in quanto solo le farmacie e i farmacisti hanno la legittimità di poter vendere al pubblico farmaci con la modalità della vendita a distanza. Gli Stati membri, al contrario, non possono vietare l’attività di siti che si limitino, attraverso la loro intermediazione, a mettere in contatto utenti e farmacie on line senza prevedere che venga eseguito alcun pagamento di farmaci sul sito di intermediazione”.

Quindi, non potranno più essere vietati siti che si specializzino nell’ospitare esclusivamente siti di farmacie che aderiscono a un servizio di connessione tra utente e il sito di ogni singola farmacia.

Pertanto, le farmacie italiane potranno utilizzare siti web intermediari che presentino agli utenti soltanto siti di farmacie espressamente autorizzati e aderenti al servizio di connessione utente/farmacia offerto dal sito.

Resta vietato l’uso dei marketplace

Diverso -sottolinea la Circolare- è invece il caso di farmacie che vogliano farsi ospitare dai cosiddetti marketplace. Ciò resta vietato, in quanto il marketplace non si limita a stabilire una mera connessione tra utente e farmacia on line, bensì ospita, in maniera non conforme alle disposizioni normative in vigore, siti delle farmacie sulla sua piattaforma.

Infatti, un sito di una farmacia che intenda offrire on line farmaci senza ricetta provenienti della propria “farmacia fisica”, oltre a dover essere espressamente autorizzato dall’autorità pubblica competente, deve essere ben riconoscibile e distinto da qualsiasi altro sito commerciale e non può essere inserito all’interno di un mercato virtuale insieme a negozi che vendano merci varie.