Secondo un’indagine condotta dalla Fofi, quasi la metà dei farmacisti italiani subisce aggressioni o, quanto meno, questo è accaduto nell’ultimo anno.

Un’nchiesta della Fofi rivela che circa la metà dei farmacisti italiani è vittima di violenza e aggressioni, soprattutto verbali, ma non solo.

L’indagine ha mostrato che il 45% dei circa 2.300 partecipanti al sondaggio è stato aggredito, soprattutto verbalmente (mille episodi segnalati) e per lo più per questioni legate alla dispensazione dei farmaci. Ma vi sono anche casi di aggressioni fisiche, minacce e reati contro il patrimonio. Quasi il 90% dei casi (89%) ha riguardato farmacisti del territorio.

Come riportato da “Il Farmacista Online”, il presidente di Fofi Andrea Mandelli ha espresso la sua preoccupazione, perché “la violenza ai danni degli operatori sanitari sta assumendo dimensioni sempre più allarmanti in tutti i comparti della sanità e si registra con preoccupante frequenza anche nei confronti dei farmacisti mentre esercitano la professione al servizio dei cittadini, sia negli ospedali sia sul territorio”.

L’inchiesta di Fofi è stata presentata in occaasione della “Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari”, il 12 marzo.

Commenta Mandelli: “La maggior parte delle segnalazioni è riconducibile a episodi di violenza verbale dovuti a intemperanze dei pazienti, per lo più derivanti dalla mancata dispensazione di un farmaco in assenza di ricetta medica o dalla carenza temporanea del medicinale richiesto. A ciò si aggiungono atti di natura criminosa come i furti e le rapine perpetrate ai danni di farmacie e parafarmacie da parte di malviventi che agiscono anche in pieno giorno, mettendo a rischio l’incolumità di tutta la comunità”.

Andrea Mandelli (Fofi): “La Federazione è al lavoro per contrastare il fenomeno”.

“La Federazione -prosegue Mandelli- è al lavoro per contrastare il fenomeno attraverso una serie di semplificazioni che consentano di ridurre il contenzioso con i pazienti. Altro aspetto importante riguarda la prevenzione, incoraggiando la denuncia degli episodi di violenza, necessaria per consentire un attento monitoraggio dei casi e un intervento appropriato a tutela della sicurezza degli operatori. Senza dimenticare il ruolo chiave dell’educazione alla cultura del rispetto contro ogni forma di violenza, che non può in alcun modo riguardare le strutture sanitarie e i professionisti che dedicano la propria vita ad assistere i pazienti”.