Federfarma ha replicato a un articolo sulla farmacia dei servizi pubblicato sul “Corriere della Sera” del 20 maggio nella rubrica “Dataroom” (firmato da Milena Gabanelli e Simona Ravizza), nel quale ha ravvisato diverse imprecisioni sulle quali ritiene di dover fare chiarezza. Lo ha fatto con una lettera al giornale firmata dal presidente Marco Cossolo (consultabile sull’edizione straordinaria di “Filodiretto” sul sito di Federfarma).

Federfarma ha inviato al Corriere della Sera alcune precisazioni per fare chiarezza in merito a quanto pubblicato il 20 maggio nella rubrica Dataroom sulla farmacia dei servizi.

L’articolo del Corriere si intitola “Farmacia-ambulatorio, chi ci guadagna davvero?” e avanza critiche e dubbi nei confronti dell’evoluzione della farmacia dei servizi: è consultabile sul sito del quotidiano. La risposta di Federfarma, argomentata nella citata lettera del presidente, è ripresa anche nella Circolare 224/2024 (consultabile sul sito della Federazione nell’area riservata).

La questione dei farmaci antitumorali

“Le attività svolte in farmacia -argomenta Federfarma- rappresentano senz’altro quella fonte di guadagno di cui si parla, che il Servizio sanitario nazionale riconosce a fronte del soddisfacimento di esigenze di salute della popolazione (non risponde al vero, in tal senso, che “una farmacia possa guadagnare fino a 200 euro per una scatola di farmaci antitumorali”; gli antitumorali vengono dispensati nelle forme della distribuzione per conto: le strutture pubbliche comprano i farmaci dall’industria e li fanno distribuire dalle farmacie del territorio, riconoscendo loro 5 euro più Iva a confezione, circa. Le citate disposizioni della Legge di Bilancio 2024 -art. 1, comma 225- si riferiscono alla dispensazione convenzionata dei farmaci, cioè dei farmaci acquistati direttamente dalle farmacie e tra i quali non rientrano gli antitumorali)”.

Il Ddl Semplificazioni e la farmacia dei servizi

Alle osservazioni sul Ddl Semplificazioni in tema di farmacia dei servizi, la lettera di Cossolo risponde che le disposizioni “non fanno che confermare il ruolo delle farmacie nella loro rinnovata veste assunta di “centri sociosanitari polifunzionali a servizio della comunità e punto di raccordo tra ospedale e territorio e front-office del Servizio sanitario nazionale”, come sancito da sentenze della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato.

In particolare si sottolinea che le disposizioni del Ddl Semplificazioni:

  • non ampliano affatto la gamma dei servizi già oggi assicurati dalle farmacie
  • riaffermano i requisiti di legge in materia di adeguatezza igienico-sanitaria e di tutela della privacy previsti per l’erogazione dei servizi in farmacia
  • non realizzano, in alcuna parte, sostituzioni di sorta nei confronti di medici o di altri professionisti sanitari

Pertanto, “le possibilità previste nel disegno di legge hanno l’unico scopo di confermare la disponibilità della rete delle farmacie territoriali a intercettare le esigenze di salute dei cittadini, soprattutto di quelli meno autonomi nei propri spostamenti, e di avvicinare ulteriormente i servizi socio-sanitari ai soggetti più deboli, che non hanno la possibilità di spostarsi fino agli ospedali o ai centri sanitari più vicini, e che nella propria farmacia trovano il primo presidio sanitario sul territorio”.

Una nuova veste di professionista sanitario riconosciuta al farmacista

D’altra parte, secondo Federfarma, “già oggi il farmacista -in forza della Legge di Bilancio del 2021 e dei decreti-legge varati in piena pandemia, che gli hanno affidato l’esecuzione di test, vaccini, prelievi di sangue capillare- ha assunto una nuova veste di professionista sanitario”. Un ruolo formalmente riconosciuto dal decreto del Ministero della Salute n. 77 del 23 maggio 2022, secondo cui “la rete capillare delle farmacie convenzionate con il Ssn assicura quotidianamente prestazioni di servizi sanitari a presidio della salute della cittadinanza”, comprese “nuove funzioni tra le quali le vaccinazioni e la somministrazione di test diagnostici a tutela della salute pubblica”.

Le vaccinazioni in farmacia

Federfarma interviene anche sul tema di un “più completo coinvolgimento delle farmacie e dei farmacisti nella rete di prevenzione vaccinale” con la possibilità di somministrazione di tutti i vaccini previsti dall’Anagrafe vaccinale, una prospettiva che “non deroga in alcun modo ai vincoli di legge o ai requisiti professionali dei soggetti che somministrano tali prestazioni, tutti opportunamente formati a seguito di specifici corsi organizzati dall’Istituto Superiore di Sanità. D’altronde, risulterebbe di assai difficile comprensione poter somministrare un vaccino particolarmente complesso nell’allestimento e nella somministrazione (anche rispetto a eventuali reazioni avverse da fronteggiare) come nel caso del vaccino anti-Sars-CoV-2, e non poter viceversa procedere alla somministrazione degli altri vaccini di ben più semplice esecuzione”.

I requisiti igienico-sanitari

Nella lettera di Cossolo si affronta anche la questione dei requisiti igienico-sanitari per eseguire i servizi in farmacia, ricordano che il Ddl Semplificazioni “nel confermare le migliori pratiche oggi seguite in farmacia in forza di protocolli d’intesa stipulati con il Governo e le Regioni in piena emergenza Covid, prevede che l’erogazione dei servizi sanitari nelle farmacie o nei locali a queste attigui sia soggetta alla previa autorizzazione da parte dell’amministrazione sanitaria territorialmente competente che ne accerta i requisiti di idoneità igienico-sanitaria e verifica l’ubicazione dei locali stessi nell’ambito della sede farmaceutica di pertinenza”.

È auspicabile, d’altro canto, “che il legislatore intervenga con un complesso di regole valevole a livello nazionale per tutte le strutture che operano in regime concessorio con il Ssn, così evitando la frammentazione di disposizioni regionali che senz’altro non contribuiscono a conseguire l’indispensabile uniformità di adempimenti”.

Non confondere convenzione con il Ssn e ruolo del privato accreditato

Un punto importante rimarcato da Federfarma è evitare, in quanto “non giuridicamente corretto”, di  “confondere il ruolo delle farmacie che -come i medici di medicina generale- sono soggetti convenzionati con il Ssn e soggiacciono al controllo delle Asl con il ruolo del privato accreditato che soggiace a un diverso complesso di regole”.

La confusione non è possibile in quanto il Decreto legislativo 153/2009 e le Linee Guida del 2019, adottate dal Governo e dalle Regioni, “dettano le regole di dettaglio della farmacia dei servizi, stabiliscono i termini e le condizioni della sperimentazione, tutt’ora in atto e, in raccordo con la Legge 205/2017, individuano le fonti di finanziamento e stabiliscono la rigorosa rendicontazione delle somme impiegate”.

Liste di attesa e interazione con ospedali e case di comunità

Federfarma tiene inoltre a mettere in evidenza il contributo delle farmacie territoriali alla riduzione delle liste di attesa, i cui lunghi tempi spingono tanti cittadini a rinunciare “all’esecuzione di fondamentali esami diagnostici (tra tutti, l’elettrocardiogramma, con una stima di un milione di esami mancati a livello nazionale)”.

Proprio a questo proposito “Federfarma ha fortemente spinto sulle farmacie territoriali -in un’ottica di sinergica interazione con le strutture regionali del Servizio sanitario e mai in termini sostitutivi alla rete “canonica” del Ssr- per l’implementazione dei servizi di telecardiologia (elettrocardiogrammi, holter cardiaci e holter pressori), da svolgere nell’ambito della sperimentazione della farmacia dei servizi e senza alcun onere aggiuntivo né per il Ssr né soprattutto per il cittadino”. Con risultati lusinghieri già registrati in Marche, Calabria, Liguria, Piemonte proprio sulle liste di attesa.

Non c’è rischio di aumento del consumo sanitario

Infine, che le prestazioni in farmacia possano far crescere il consumo sanitario è un timore che Federfarma considera infondato. Infatti, afferma, “le attività della farmacia hanno lo scopo principale -come durante l’emergenza da Covid- di condurre screening primari per individuare soggetti potenzialmente a rischio di sviluppare patologie croniche, in modo tale da inviarli dai medici competenti per quella cura precoce funzionale a migliorare le aspettative e la qualità della vita, realizzando al contempo risparmi per il Ssn”.