Federfarma interviene con una propria circolare (la 226/2024, disponibile sul sito nell’area riservata) per sottolineare il fondamentale ruolo del farmacista nell’informare e sensibilizzare la popolazione sui benefici dell’uso dei farmaci equivalenti.

Federfarma sottolinea l’importanza del ruolo del farmacista nel sostenere l’utilizzo dei farmaci equivalenti, informando e sensibilizzando i cittadini.

Ai farmacisti Federfarma ricorda che “proporre sempre agli assistiti, la dispensazione del farmaco di prezzo più basso, come previsto dalle norme sin dal 2001, rappresenta un’azione di grande rilevanza per ribadire ai cittadini la possibilità di ottenere il farmaco di cui necessitano senza dover corrispondere alcuna differenza di prezzo, garantendo nel contempo la medesima efficacia terapeutica”.

Secondo Federfarma, fare ciò ha “contribuito a diffondere da oltre venti anni, in larghi strati dell’opinione pubblica, le rilevanti opportunità connesse all’impiego dei medicinali equivalenti”.

“Tali azioni -conclude la circolare- mantengono, oggi, inalterata la loro fondamentale importanza per contribuire a diffondere la consapevolezza, specie nelle fasce sociali culturalmente meno consapevoli ed economicamente più deboli, di poter avere a disposizione la medesima terapia farmacologica senza dover corrispondere le previste differenze di prezzo”.

La Federazione dei titolari si inserisce così nel dibattito sui medicinali equivalenti all’indomani dei dati diffusi da un’indagine di Swg presentata in occasione della chiusura della campagna di Cittadinanzattiva “Io Equivalgo” (si può visitare il sito qui).

Indagine Swg: il 70% dei cittadini è informato, ma circa il 30% ha dubbi sugli equivalenti

Dall’inchiesta di Swg (su un campione di 2500 cittadini maggiorenni) emerge infatti la conferma di quanto da tempo molti affermano e cioè che la diffusione dell’utilizzo dei generici-equivalenti da parte degli italiani sia ancora frenata da pregiudizi, diffidenze e insufficiente informazione. Ostacoli che proprio il farmacista può contribuire a rimuovere, grazie al suo rapporto quotidiano stretto con i cittadini.

Vediamo alcuni dei principali risultati in materia di farmaci equivalenti, che dimostrano che la popolazione è in gran parte consapevole, ma che esistono ancora punti critici che non favoriscono lo sviluppo dei generici.

  • Il 72% del campione è bene informato sugli equivalenti e afferma di averne sentito parlare dal farmacista (58%) o dal medico (41%).
  • L’83% sa che l’equivalente contiene lo stesso principio attivo del farmaco “di marca”, il 69% che contiene la stessa quantità di farmaco, ma quasi un quarto della popolazione pensa che generici ed equivalenti non siano la stessa cosa.
  • Circa il 30% degli intervistati continua ad avere dubbi sul fatto che gli equivaleniti abbiano la stessa efficacia.
  • Il 20% del campione dice che il medico in ricetta indica solo il farmaco di marca; il 36% che indica il principio attivo e il farmaco di marca; solo il 31% riferisce che il medico indica solo il principio attivo lasciando al paziente la scelta tra equivalente e brand.
  • Il 47% del campione si dice comunque orientato ad acquistare un farmaco equivalente, il 34% il farmaco consigliato dal medico o dal farmacista e il 19% il farmaco di marca.

La spesa dei cittadini che preferiscono il brand all’equivalente nel 2023

Ai dati di Swg vanno aggiunti quelli di Egualia (l’associazione nazionale dei produttori di equivalenti, che sostiene la campagna di Cittadinanzattiva “Io Equivalgo”), contenuti nel recente Report realizzato dal suo Centro studi.

Dal rapporto risulta dunque che nel 2023 i cittadini hanno versato di tasca propria 1.029 milioni di euro di differenziale di prezzo per ritirare il brand off patent -più costoso- invece del generico-equivalente -a minor costo- interamente rimborsato dal Ssn.

Equivalenti molto più usati al Nord che al Sud

Anche in materia di consumo di equivalenti troviamo la tipica differenza di andamento tra le diverse aree d’Italia. Infatti, il ricorso ai farmaci generici continua a prevalere nel Nord (il 39,8% delle confezioni vendute) rispetto al Centro (29%) e al Sud (23,7%), a fronte di una media nazionale del 32%.

I maggiori consumi si registrano nella Provincia autonoma di Trento (44,7%), in Friuli Venezia Giulia (41,9%), in Piemonte (40%). Le percentuali più basse le troviamo in Sicilia (22,7%), Campania (21,9%), Calabria (21,7%).

Cittadinanzattiva: necessaria una grande campagna di informazione

Secondo Cittadinanzattiva, è quindi necessario “puntare su una grande campagna di informazione e comunicazione istituzionale per superare resistenze e false credenze e incidere sul ricorso agli equivalenti”.