“Dopo 20 anni era necessaria una riforma dell’Aifa e questo è ciò che abbiamo fatto per arrivare ad avere meno burocrazia e tempi rapidi d’accesso all’innovazione da parte dei cittadini”. È quanto ha dichiarato ieri il ministro alla Salute, Orazio Schillaci, intervenendo all’Assemblea generale di Farmindustria a Roma. “Le modifiche introdotte con la nuova commissione unica stanno funzionando e dai primi risultati emerge che il tempo medio per valutare i dossier è sceso da oltre 500 a 250 giorni. Guardiamo dunque con fiducia al lavoro della nuova Aifa, per far si che sia sempre più forte nel dare risposte agli italiani”.

Il ministro ha poi parlato della proposta di riforma della normativa farmaceutica in discussione a livello europeo: “Nelle proposte della commissione ci sono aspetti positivi e aspetti negativi, su cui siamo intervenuti. Viene ribadita, per esempio, l’importanza dell’innovazione e della ricerca, che sono il motore di sviluppo in campo farmaceutico, ma ci sono anche punti che lasciano perplessi”. Il Ministro ha poi precisato che già nel 2023, in un position paper molto chiaro, si è auspicato che l’industria continuasse a investire in Europa, anche di più rispetto al passato, ma si è anche posta l’attenzione sul fatto che “alcuni strumenti ritenuti utili, come la riduzione della protezione dei dati da 8 a 6 anni e della market exclusivity sui farmaci orfani da 9 a 8 anni, possano essere misure sbagliate, che inducono l’industria a non investire più”.

Sul problema della carenza di farmaci il ministro ha infine ricordato che “abbiamo in Aifa un tavolo di monitoraggio, ma dobbiamo mantenere uno sguardo aperto con un maggiore scambio di informazioni in Europa. Importante sarà anche bilanciare quello che avviene con i farmaci equivalenti, che in Italia sono sottoutilizzati rispetto ad altre nazioni. Ma il problema si affronta in modo globale, sia cercando eventuali prodotti carenti in altri Paesi sia intervenendo sul problema della produzione delle materie, prime che avviene in maggior parte in India e in Cina: non possiamo essere completamente dipendenti, bisogna cercare nuovi mercati e nuove sinergie”.