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L’Intelligenza artificiale cambia il volto di farmaci e terapie digitali

24 Settembre 2026
Attualità

L’Intelligenza artificiale non è più una tecnologia da osservare con curiosità, ma una leva strategica che sta trasformando l’intero ecosistema delle scienze della vita. Dalla scoperta di nuovi farmaci alla ricerca clinica, fino alle modalità con cui le aziende dialogano con medici e pazienti, l’AI sta rapidamente entrando nei processi chiave del settore farmaceutico.

A fotografare questa evoluzione è l’ultima ricerca dell’Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico di Milano, realizzata in collaborazione con Farmindustria e presentata nei giorni scorsi a Milano

Per i farmacisti si tratta di una trasformazione che merita attenzione, perché riguarda non soltanto l’industria del farmaco, ma anche nuovi modelli di assistenza, terapie digitali e strumenti destinati a modificare il rapporto tra professionisti sanitari e pazienti.

L’AI entra nella strategia delle aziende farmaceutiche

Secondo l’indagine, il 78% delle aziende farmaceutiche considera oggi l’Intelligenza artificiale una priorità strategica per migliorare l’engagement dei professionisti sanitari, mentre il 48% la ritiene fondamentale per supportare la scoperta di nuovi farmaci e la sperimentazione clinica. Si tratta di uno degli aspetti più significativi emersi dalla ricerca. La capacità degli algoritmi di analizzare grandi quantità di dati consente infatti di accelerare l’identificazione di nuovi candidati terapeutici, individuare correlazioni difficilmente rilevabili con i metodi tradizionali e ottimizzare le diverse fasi della ricerca clinica. Non sorprende, quindi, che quasi un’azienda su due stia investendo in questa direzione.

Un’altra area considerata prioritaria dal 56% delle imprese riguarda la raccolta e l’analisi dei Real World Data, cioè le informazioni generate dalla pratica clinica quotidiana e sempre più utilizzate per produrre evidenze sull’efficacia dei trattamenti nella vita reale.

Cresce la maturità nell’uso dell’AI

Oltre alla diffusione degli strumenti, aumenta anche la maturità con cui il comparto farmaceutico utilizza l’intelligenza artificiale. In appena un anno la quota di aziende che ha sviluppato soluzioni AI personalizzate è passata dal 36% al 76%, più che raddoppiando. Contestualmente, il 92% delle imprese utilizza anche piattaforme di terze parti come ChatGPT, Copilot, Claude, Gemini e Perplexity.

L’adozione non riguarda soltanto la tecnologia, ma anche l’organizzazione interna. Il 61% delle aziende considera ormai il digitale una leva strutturale del proprio sviluppo e oltre la metà ha introdotto figure dedicate all’innovazione digitale. Inoltre, l’83% ha attivato percorsi formativi sull’utilizzo dell’AI generativa, mentre il 75% affronta temi legati all’etica dell’intelligenza artificiale e il 71% gli aspetti normativi, dall’AI Act al Gdpr.

Restano tuttavia alcune criticità. Le principali barriere segnalate dalle aziende sono la difficoltà nel misurare il ritorno degli investimenti digitali e la carenza di competenze specialistiche, entrambe indicate dal 52% degli intervistati. La complessità normativa rappresenta invece un ostacolo per il 48% delle imprese.

Ricerca clinica sempre più digitale

Un ambito in cui l’AI sta dimostrando il proprio valore è quello delle sperimentazioni cliniche. Oggi il 70% delle aziende utilizza sistemi basati sull’intelligenza artificiale per la ricerca e l’analisi della letteratura scientifica e della documentazione clinico-regolatoria. Circa la metà delle imprese, inoltre, impiega queste tecnologie per progettare studi, pianificare attività e monitorare l’andamento delle sperimentazioni.

L’integrazione dell’AI nei trial clinici è destinata ad avere riflessi diretti anche sullo sviluppo dei farmaci, grazie alla possibilità di ridurre tempi e costi delle sperimentazioni e migliorare la qualità delle evidenze raccolte. Per un settore che deve affrontare percorsi autorizzativi sempre più complessi, si tratta di un vantaggio competitivo rilevante.

Terapie digitali, quasi la metà affianca i farmaci

Tra i dati più interessanti per il mondo della farmacia emergono quelli relativi alle Digital Therapeutics (DTx), ovvero terapie digitali certificate e validate clinicamente. A maggio 2026 risultano attive nel mondo 121 terapie digitali, nove in più rispetto all’anno precedente. Il 40% è dedicato alla salute mentale, ma soprattutto il 43% viene utilizzato in combinazione con una terapia farmacologica, evidenziando come il futuro dell’assistenza possa fondarsi sempre più sull’integrazione tra farmaco e componente digitale. Inoltre, il17% delle DTx disponibili integra già funzionalità di Intelligenza artificiale per personalizzare i trattamenti e supportare le decisioni cliniche.

In Italia non esistono ancora terapie digitali approvate e commercializzate, ma il quadro normativo è in evoluzione e l’iter parlamentare in corso potrebbe aprire la strada alla loro futura rimborsabilità da parte del Ssn. L’interesse da parte degli utenti appare significativo: il 63% dei pazienti sarebbe disposto a utilizzare una terapia digitale prescritta dal medico e il 46% degli specialisti si dichiara favorevole a prescriverla. Inoltre, il 75% dei pazienti ritiene che queste soluzioni dovrebbero essere rese disponibili gratuitamente.

La ricerca dedica attenzione anche alle App per la salute, strumenti sempre più utilizzati dai cittadini per monitorare attività fisica, parametri clinici, alimentazione e aderenza terapeutica. Sebbene il coinvolgimento dei medici stia crescendo, la farmacia appare ancora poco valorizzata in questo ambito. Solo il 13% dei pazienti, infatti, riferisce di aver consultato il farmacista in merito all’utilizzo di App per la salute. Parallelamente, però, il 28% dei farmacisti ritiene che in futuro la professione potrà svolgere un ruolo importante nell’educazione dei cittadini all’uso corretto di questi strumenti digitali.

La direzione che emerge dall’indagine è chiara: il valore terapeutico non sarà più legato esclusivamente al farmaco. Le aziende stanno progressivamente sviluppando un approccio “Beyond the Pill“, che integra medicinali, servizi digitali, programmi di supporto al paziente, raccolta di dati e strumenti di intelligenza artificiale.

In questo scenario, l’AI si sta affermando come una delle tecnologie più promettenti per accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci, migliorare la ricerca clinica e personalizzare i percorsi di cura. Per il farmacista, quindi, si apre una fase nuova, nella quale accanto al medicinale trovano spazio applicazioni digitali, terapie software e strumenti di supporto basati sui dati. Un’evoluzione che potrebbe modificare profondamente il concetto stesso di terapia, rendendo sempre più stretta l’integrazione tra innovazione tecnologica e assistenza farmaceutica.