Il sondaggio veneto sulle Case di Comunità
La Regione Veneto ha voluto misurare il livello di consapevolezza dei cittadini nei riguardi delle Case di Comunità (99 strutture concluse su 102 previste dalla Missione 6 del Pnrr), attraverso un’indagine dedicata.
I risultati registrati fotografano una situazione per certi versi paradossale: soltanto il 43% degli intervistati, infatti, dichiara di aver sentito parlare delle Case di Comunità, mentre appena il 24% sa individuare la struttura più vicina al proprio domicilio
Eppure, quando viene illustrato il modello, emerge un ampio consenso: il 67% dei cittadini afferma che utilizzerebbe una Casa di Comunità se fosse presente nel proprio Comune. Ancora più significativo poi è il giudizio sul progetto nel suo complesso: l’80% valuta positivamente la realizzazione di queste strutture e l’81% ritiene necessario investire nella sanità territoriale.
Il messaggio che emerge dall’indagine è chiaro: il problema non è la mancanza di fiducia da parte dei cittadini, bensì un deficit di conoscenza. Le Case di Comunità godono di un forte consenso potenziale, ma questo consenso deve essere trasformato in familiarità con i servizi e in comportamenti concreti.
Una nuova educazione ai servizi sanitari
La campagna regionale si propone, dunque, un obiettivo più ambizioso della semplice informazione. Non si tratta soltanto di spiegare cosa siano le Case di Comunità, ma di modificare gradualmente le modalità con cui i cittadini si orientano all’interno del sistema sanitario. In questo quadro assume particolare rilevanza la promozione del numero unico 116117, dedicato all’assistenza sanitaria non urgente. L’intento è indirizzare i cittadini verso il livello di assistenza più appropriato, contribuendo nel tempo a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso e a migliorare l’efficienza dell’intero sistema.
Un altro pilastro della campagna sarà il Fascicolo sanitario elettronico, strumento destinato a diventare sempre più centrale nella gestione digitale dei percorsi di cura. Attraverso il fascicolo, cittadini e professionisti autorizzati possono consultare referti, documenti clinici e informazioni sanitarie in maniera semplice e sicura.
Due fasi per costruire una conoscenza diffusa
La strategia comunicativa sarà sviluppata in due momenti distinti. Una prima fase avrà carattere regionale e sarà affidata anche a spot televisivi con il compito di far conoscere i tre elementi chiave della riforma: Case di Comunità, numero 116117 e Fascicolo sanitario elettronico. Successivamente si passerà a una comunicazione più capillare e territoriale. Le singole Aziende Ulss forniranno informazioni dettagliate sulle strutture presenti nelle diverse aree del Veneto, sulla loro localizzazione e sui servizi concretamente disponibili, anche attraverso pagine web dedicate.
Questa seconda fase appare particolarmente importante alla luce del dato più critico emerso dall’indagine: se quasi un cittadino su due ha almeno sentito parlare delle Case di Comunità, soltanto uno su quattro sa dove si trova quella più vicina. È proprio su questo divario tra conoscenza teorica e conoscenza pratica che la comunicazione locale dovrà incidere maggiormente.
Dalle strutture ai servizi
La campagna arriva in un momento cruciale. La realizzazione infrastrutturale delle Case di Comunità è ormai prossima al traguardo e la priorità si sposta sull’attivazione dei servizi e delle équipe multiprofessionali previste dal nuovo modello organizzativo. Medici, farmacisti, infermieri, specialisti ambulatoriali e altre figure professionali dovranno progressivamente dare sostanza a una rete territoriale che punta a rappresentare una valida alternativa all’ospedale. In questo senso, la comunicazione non costituisce un elemento accessorio, ma una componente essenziale della riforma. Perché una struttura sanitaria può essere moderna ed efficiente, ma se i cittadini non la conoscono o non sanno quando utilizzarla rischia di non esprimere pienamente il proprio potenziale.
Come ha sottolineato l’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, dopo la conclusione della fase realizzativa delle 99 strutture è diventato «fondamentale farle conoscere al massimo tra la popolazione», con l’obiettivo di portare a regime la nuova rete territoriale e offrire risposte appropriate ai bisogni di salute che possono essere affrontati fuori dall’ospedale. In definitiva, il sondaggio suggerisce che la riforma parte da una base favorevole: i cittadini credono nella sanità di prossimità e sono disposti a utilizzarla. La sfida dei prossimi mesi sarà tradurre questa disponibilità in conoscenza concreta.










