Prevenzione cardio negli over 70: l’importanza delle statine
Per anni il dibattito è rimasto aperto: nelle persone anziane che non hanno mai avuto un infarto o un ictus, l’impiego delle statine offre davvero benefici tali da giustificare il trattamento? Oggi arriva una risposta importante da uno dei più ampi studi mai condotti su questa fascia di popolazione.
Lo studio Staree (Statins in reducing events in the elderly), pubblicato sul New England Journal of Medicine e presentato al congresso della European Society of Cardiology 2026, dimostra che l’utilizzo di una statina negli ultrasettantenni può ridurre di circa il 30% il rischio di andare incontro a un primo evento cardiovascolare maggiore
Si tratta di un risultato destinato ad attirare l’attenzione della comunità scientifica e dei professionisti sanitari, anche perché riguarda la prevenzione primaria, cioè pazienti che non hanno ancora sviluppato manifestazioni cliniche della malattia cardiovascolare. Un ambito nel quale le evidenze disponibili per la popolazione anziana erano finora più limitate rispetto a quelle raccolte negli adulti di mezza età.
Uno studio da quasi 10mila partecipanti
L’importanza della ricerca deriva anzitutto dalle sue dimensioni. Lo studio ha coinvolto quasi 10mila anziani autosufficienti residenti nella comunità, seguiti per un periodo di circa dieci anni e assegnati in modo casuale a ricevere una statina oppure un placebo. All’iniziativa hanno collaborato oltre 3.400 medici di medicina generale australiani, rendendo Staree uno dei più grandi trial randomizzati dedicati specificamente alla prevenzione cardiovascolare negli anziani.
L’obiettivo dei ricercatori era colmare una lacuna importante. Sebbene le statine siano tra i farmaci più prescritti al mondo per il controllo del colesterolo e la riduzione del rischio cardiovascolare, le prove a sostegno del loro impiego nelle persone oltre i 70 anni, in assenza di precedenti eventi cardiovascolari, erano state finora meno robuste. Secondo la ricercatrice principale dello studio, la professoressa Sophia Zoungas della Monash School of Public Health and Preventive Medicine, i risultati ottenuti potrebbero contribuire a cambiare il modo in cui viene valutata la prevenzione cardiovascolare nelle età più avanzate.
I pericoli dell’invecchiamento
L’età rappresenta uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare. Con l’invecchiamento aumentano, infatti, le probabilità di sviluppare aterosclerosi, ipertensione, diabete e altre condizioni associate a infarto e ictus. Proprio per questo motivo la prevenzione assume un valore crescente negli anni successivi ai 70. Le statine agiscono principalmente riducendo i livelli di colesterolo Ldl, il cosiddetto colesterolo “cattivo”, contribuendo a rallentare il processo aterosclerotico che porta alla formazione delle placche nelle arterie. Ridurre il rischio di un primo evento cardiovascolare significa non soltanto diminuire la mortalità, ma anche preservare più a lungo autonomia e qualità della vita.
Un messaggio che interessa anche la farmacia
Per i farmacisti il tema assume una rilevanza particolare. La farmacia è, infatti, uno dei primi punti di contatto tra il cittadino anziano e il sistema sanitario, soprattutto per quanto riguarda l’aderenza terapeutica e la prevenzione cardiovascolare. Sempre più spesso il farmacista è chiamato a fornire informazioni sul controllo dei fattori di rischio, sulla corretta assunzione dei farmaci e sull’importanza di mantenere sotto controllo colesterolo, pressione arteriosa e glicemia. In questo contesto, i risultati dello studio possono rappresentare un ulteriore elemento di supporto nelle attività di counselling rivolte agli anziani.
Naturalmente il dato del 30% di riduzione del rischio non deve essere interpretato come un’indicazione a trattare indiscriminatamente tutti gli over 70. Gli stessi autori sottolineano che la scelta terapeutica deve restare personalizzata e basarsi su una valutazione individuale che tenga conto del profilo di rischio cardiovascolare, delle eventuali comorbidità, delle altre terapie in corso e della tollerabilità del trattamento. Il messaggio più importante è probabilmente un altro: l’età, da sola, non dovrebbe essere considerata un motivo per escludere automaticamente una strategia preventiva con statine, quando il rischio cardiovascolare lo giustifica.
Possibile aggiornamento delle linee guida
Le implicazioni della ricerca potrebbero estendersi anche alle future linee guida sulle opzioni di prevenzione cardiovascolare in età avanzata. I ricercatori ricordano, infatti, che il numero di adulti affetti da malattie cardiovascolari potrebbe crescere dagli attuali circa 600 milioni del 2025 a oltre un miliardo entro il 2050. In uno scenario caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione, individuare strategie efficaci per prevenire infarti e ictus diventa una priorità sanitaria globale.
Più che promuovere un uso generalizzato delle statine negli ultrasettantenni, la ricerca Staree contribuisce ad arricchire il patrimonio di evidenze a disposizione di medici e farmacisti. La lezione principale è che prevenire un primo infarto o un ictus può tradursi in anni di vita vissuti con maggiore autonomia e minori disabilità. E oggi, grazie a dati finalmente specifici per la popolazione anziana, la discussione tra professionisti sanitari e pazienti può poggiare su basi scientifiche molto più solide.










