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AI, opportunità e criticità per i settori healthcare e life science

7 Aprile 2025
Attualità

In che modo i settori healthcare e life scienze stanno implementando l’intelligenza artificiale generativa e quali sono le maggiori sfide e opportunità che si aprono con questo nuovo strumento? Per rispondere a queste domande, Coleman Parkes Research per conto di SAS, leader nel settore dei dati e dell’IA, ha condotto un’indagine globale intersettoriale su 237 leader delle industrie farmaceutica e life science e su 240 leader del settore sanitario che hanno potere decisionale sulla strategia dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI), sui dati e sugli analytics della loro azienda.

La ricerca ha rivelato che all’interno del settore sanitario, il 95% delle aziende sta già utilizzando o ha in programma di adottare la GenAI entro i prossimi due anni. L’87% delle aziende sanitarie prevede di investire nella GenAI nel prossimo anno fiscale.

La ricerca sulla GenAI per il settore sanitario ha rivelato che i leader riconoscono il potenziale trasformativo di questa tecnologia e sono ottimisti riguardo la capacità della GenAI di supportare e integrare il lavoro di medici, ricercatori e altri operatori sanitari. Nelle aziende che hanno già integrato la GenAI, il principale risultato misurabile è l’efficienza dell’elaborazione di grandi insiemi di dati (89%), seguito dalla gestione del rischio e dalle misure di conformità (88%).

Per quanto riguarda la parte della ricerca focalizzata sul settore life science e pharma è emerso che l’industria sta adottando questa tecnologia in modo costante. I leader la utilizzano con maggiore regolarità, sono meglio preparati in termini di politiche d’uso e, nella stragrande maggioranza dei casi, prevedono di investire in essa nel prossimo anno fiscale. I risultati specifici emersi includono:

  • il 58% delle aziende del settore life science utilizza attualmente la tecnologia, mentre la media degli altri settori corrisponde al 54%.
  • all’interno di questo settore, il 97% delle aziende sta già utilizzando o ha in programma di adottare la GenAI.
  • l’85% delle aziende del settore prevede di investire nella GenAI nel prossimo anno fiscale e il 92% di quelle che già investono ha un budget dedicato alla GenAI per il prossimo anno.
  • l’86% delle aziende del settore life science che utilizzano la GenAI, riferisce di una maggiore efficienza nell’elaborazione di grandi insiemi di dati e il 79% ha sperimentato un risparmio di tempo e di costi operativi grazie a questa tecnologia.

Infatti, le capacità della tecnologia in ambito predittivo e di modellazione offrono un enorme potenziale per accelerare iniziative lungo l’intera catena del valore: dalla ricerca e sviluppo ai trial clinici e fino alla commercializzazione. I leader sono ottimisti riguardo a ciò che la GenAI può fare, in particolare quando si tratta di innovare e mantenere un vantaggio competitivo.

Con l’utilizzo della GenAI rimangono fondamentali le questioni relative alla privacy e alla sicurezza dei dati, in particolar modo per quei settori -come quello sanitario- dove si ha che fare con dati sensibili e ad alto rischio e dunque soggetti a considerazioni etiche e normative particolarmente stringenti. La ricerca ha rivelato che più di tre quarti dei leader dei settori life science (79%) e healthcare (77%) dichiarano di essere preoccupati per la privacy e la sicurezza dei dati quando si tratta di utilizzare la GenAI nella loro azienda; mentre il 62% delle aziende sanitarie e il 59% delle aziende del settore life science indicano la governance come una delle principali preoccupazioni legate alla GenAI – percentuali più alte rispetto a quasi tutti gli altri settori.

Infine, i dati sintetici vengono sempre più utilizzati nei settori healthcare e life science per addestrare e testare i sistemi di IA, sia in sostituzione che in aggiunta ai dati reali. Inoltre, quest’ultimi possono essere impiegati per simulare i flussi di lavoro relativi ai pazienti o alla supply chain. Lo studio sulla GenAI ha rivelato che attualmente, il 56% delle organizzazioni operanti nel settore life science e il 46% delle entità sanitarie stanno già utilizzando dati sintetici o stanno considerando di farlo.