Automedicazione nell’era dell’intelligenza artificiale, il ruolo del farmacista
Tecnologia e Intelligenza Artificiale accompagnano sempre più spesso le scelte quotidiane, anche quelle per orientarsi nelle decisioni di benessere e cura. Un fenomeno che fa accedere facilmente e velocemente a dati, notizie e spiegazioni, ma che richiede consapevolezza e capacità di discernimento. In questo contesto, l’automedicazione diviene un modello virtuoso da preservare e implementare in maniera trasversale nel mondo della salute, come racconta il Rapporto Censis, realizzato per Assosalute.
L’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nell’informazione sanitaria apre una fase nuova: una sfida di adattamento e crescita collettiva, in cui la tecnologia può diventare un alleato prezioso per rafforzare, e non indebolire, le competenze dei cittadini.
In questo contesto, l’alfabetizzazione sanitaria diviene un elemento fondamentale per un approccio responsabile alla salute, capace di orientare le persone tra fonti diverse e di favorire scelte consapevoli anche nella gestione dei piccoli disturbi.
Secondo i dati del Censis, il modello italiano di automedicazione si fonda su un elevato grado di alfabetizzazione sanitaria. Gli italiani non solo riconoscono l’importanza e l’utilità del foglietto illustrativo, a cui fanno largamente riferimento, ma si muovono con cautela nel panorama informativo, privilegiando il consiglio di medici e farmacisti (86,6% li consulta almeno occasionalmente, in caso di dubbi) e mostrando una propensione spiccata a verificare le informazioni. Proprio medici e farmacisti sono infatti percepiti come pilastri equivalenti: la loro presenza rappresenta una garanzia di affidabilità e “umanizzazione” nel rapporto con il cittadino. Le fonti di informazione sono molteplici, ma la centralità dei professionisti sanitari resta indiscussa: il 48,2% si rivolge al medico di medicina generale, il 47,9% al farmacista, mentre solo il 24,1% cerca informazioni online (Google), riconfermando il valore della relazione e dell’esperienza umana rispetto al mondo virtuale.
L’IA sta cambiando l’informazione sulla salute
Il Rapporto Censis evidenzia come la trasformazione digitale e l’arrivo dell’Intelligenza Artificiale (IA) stiano cambiando profondamente il modo in cui gli italiani si informano sulla salute. Quasi 1 su 2 (49,6%) utilizza già chatbot di IA per cercare informazioni su piccoli disturbi e farmaci da banco, percentuale che supera il 70% tra i giovani. La maggioranza mantiene un approccio critico, ma cresce una quota di utenti che si affida all’IA in modo acritico: il 37% non approfondisce le informazioni o le controverifica solo con reti informali (amici, parenti ecc.) o digitali, di cui il 17,3% lo fa solo su internet o social, rischiando di restare in una “bolla” informativa virtuale.
In un contesto in cui il 37,9% degli italiani dichiara di essersi imbattuto in fake news sulla salute, emerge quindi una forte domanda di garanzie: oltre tre quarti (77,6%) chiedono informazioni sanitarie certificate, e il 65,8% auspica la creazione di app e siti ufficiali dedicati ai consulti per piccoli disturbi e farmaci di automedicazione.Nonostante i rischi, la ricerca sottolinea anche le potenzialità positive dell’IA: se utilizzata correttamente come strumento e non come fine, essa può contribuire a rafforzare l’alfabetizzazione sanitaria, facilitando l’accesso a informazioni affidabili e aggiornate. Il 44,8% degli italiani ritiene che l’IA diventerà sempre più affidabile in ambito salute, ma la stragrande maggioranza (75,9%) continua a considerare insostituibili le competenze e l’esperienza dei professionisti sanitari. Il vero valore aggiunto, sarà quindi, nell’integrazione: strumenti digitali e IA a supporto della relazione umana, mai in sostituzione.
«Il nostro Rapporto conferma che l’automedicazione responsabile è un vero patrimonio sociale per il Paese: consente alle persone di gestire in autonomia i piccoli disturbi, riducendo la pressione sul Servizio sanitario nazionale e generando benefici per l’intera collettività» ha spiegato Francesco Maietta, Responsabile Area Consumi Mercati Welfare presso Censis. «Questo è possibile grazie a un livello di alfabetizzazione sanitaria che in Italia è solido e diffuso, frutto di una cultura della responsabilità maturata nel tempo, in cui il ruolo di medici e farmacisti resta centrale. Tuttavia, la rivoluzione digitale e l’arrivo dell’Intelligenza Artificiale stanno cambiando profondamente il modo in cui i cittadini si informano. Queste circostanze ci dicono che non possiamo permetterci di essere inattivi: è il momento di investire ancora di più nell’alfabetizzazione sanitaria e nella promozione di fonti affidabili, accompagnando i cittadini nell’uso consapevole delle nuove tecnologie». La Ricerca Censis evidenzia, quindi, che l’inazione non è più un’opzione: occorre una mobilitazione collettiva – che interessi, in prima istanza, Istituzioni, professionisti sanitari, rappresentanti dei media – per promuovere, in tema di salute e cura, un empowerment dei cittadini, soprattutto dei più giovani, e per garantire, a tutti i livelli, un governo consapevole del fenomeno digitale.








