Automedicazione responsabile, un valore di 3 miliardi di euro l’anno per il Paese
L’automedicazione responsabile non rappresenta soltanto uno strumento a disposizione dei cittadini per gestire i disturbi più comuni, ma anche una risorsa strategica per la sostenibilità del sistema sanitario e per l’economia nazionale. Il suo contributo, in termini di benefici economici e organizzativi, è stimato in quasi 3 miliardi di euro l’anno. È quanto emerge dallo studio “Il valore dell’automedicazione. Un pilastro per la salute pubblica e l’economia del Paese”, realizzato da Teha Group per Federchimica Assosalute e presentato il 20 ottobre a Roma, durante un incontro che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, dell’industria farmaceutica e delle professioni sanitarie.
Meno pressione su medici di famiglia e Pronto soccorso
Secondo l’analisi, i farmaci di automedicazione, che rappresentano il 13,5% dei volumi della farmaceutica territoriale, contribuiscono a liberare una capacità assistenziale equivalente a circa 91 milioni di visite annue dei medici di medicina generale, per un valore economico stimato di 1,9 miliardi di euro. Tempo che i professionisti potrebbero dedicare ai pazienti cronici, fragili e con esigenze cliniche più complesse. A questo si aggiungono circa 600 milioni di euro di valore del tempo restituito ai cittadini. Un ricorso appropriato all’automedicazione potrebbe, inoltre, evitare quasi un milione di accessi annui al Pronto soccorso per disturbi a bassa complessità, con costi associati stimati in 306 milioni di euro, di cui 281 milioni a carico del Servizio sanitario nazionale.
Si tratta di stime del potenziale beneficio assistenziale ed economico dell’automedicazione, particolarmente significative in una fase caratterizzata dalla progressiva riduzione dei medici di famiglia, passati da 44.270 nel 2016 a 36.812 nel 2024, e da una domanda crescente di prestazioni sanitarie.
Una filiera che genera valore e occupazione
Accanto ai benefici per il sistema sanitario, lo studio evidenzia il peso economico del comparto. Le aziende associate a Federchimica Assosalute, che rappresentano oltre il 70% del mercato, hanno registrato nel 2025 ricavi per 1,38 miliardi di euro, in crescita dell’1,3%. Considerando gli effetti diretti, indiretti e indotti sull’intera filiera, il valore aggiunto generato raggiunge 1,35 miliardi di euro, con un moltiplicatore economico di 3,9, superiore alla media manifatturiera. Il settore si distingue anche per la qualificazione dell’occupazione: il 56,1% degli addetti diretti possiede una laurea e ogni posto di lavoro sostiene quasi altri cinque occupati lungo la filiera.
Il confronto europeo: l’Italia ha ancora margini di crescita
Nonostante il contributo sanitario ed economico, il mercato italiano dell’automedicazione presenta un potenziale ancora parzialmente inespresso. La spesa pro capite per i medicinali da banco si attesta a 54,3 euro annui, tra i valori più bassi dei principali Paesi europei. Inoltre, meno di un italiano su cinque dichiara di aver utilizzato farmaci di automedicazione nelle due settimane precedenti l’indagine, contro il 37% dei tedeschi e il 70% dei finlandesi.
Una delle differenze riguarda l’ampiezza dell’offerta. Tra il 2015 e il 2025 in Italia sono stati effettuati soltanto sei switch, ossia riclassificazioni di medicinali da obbligo di prescrizione a senza obbligo di ricetta, rispetto ai 15 della Germania e ai 26 del Regno Unito.
Per Federchimica Assosalute, favorire uno sviluppo responsabile del comparto significa, dunque, intervenire sia sul piano regolatorio, facilitando i processi di switch, sia su quello culturale, promuovendo una maggiore conoscenza dell’automedicazione tra i cittadini.
Il ruolo del farmacista
È proprio l’educazione sanitaria uno dei temi centrali emersi dallo studio. In Italia il 58% degli adulti presenta competenze sanitarie inadeguate o problematiche, rispetto a una media europea del 46%. Un dato che assume particolare rilevanza nell’attuale scenario, nel quale i cittadini ricercano sempre più frequentemente informazioni su sintomi e terapie attraverso internet, social network e intelligenza artificiale.
Medici di famiglia e farmacisti rimangono comunque i principali punti di riferimento degli italiani nella gestione dei disturbi lievi, indicati rispettivamente dal 48,2% e dal 47,9% degli intervistati. «L’automedicazione responsabile non significa lasciare solo il cittadino, al contrario, vuol dire metterlo nelle condizioni di fare bene ciò che può fare, sapendo quando e a chi rivolgersi», ha sottolineato Michele Albero, presidente di Federchimica Assosalute. Per valorizzare ulteriormente il comparto, Albero ha richiamato la necessità di rafforzare l’alfabetizzazione sanitaria, promuovere un dialogo più stretto tra medici e farmacisti, anche attraverso il dossier farmaceutico del Fascicolo sanitario elettronico, e ampliare l’offerta dei medicinali senza obbligo di prescrizione.
Sulla centralità della farmacia è intervenuto anche Eugenio Leopardi, presidente Utifar, sottolineando la necessità di fornire indicazioni chiare e condivise per accompagnare i cittadini nelle scelte di automedicazione: «È fondamentale fornire protocolli chiari e condivisi per guidare il cittadino nell’automedicazione responsabile».
Il tema si inserisce nel più ampio processo di evoluzione dell’assistenza territoriale, nel quale la farmacia è chiamata ad assumere responsabilità sempre maggiori nella prevenzione, nell’educazione sanitaria e nell’orientamento dei cittadini. «Vogliamo continuare a percorrere questa strada con determinazione, contribuendo da protagonisti al nuovo modello di assistenza territoriale delineato dal DM 77», ha dichiarato Andrea Mandelli, presidente Fofi, richiamando l’importanza dell’integrazione tra le professioni sanitarie. Anche Alfredo Procaccini, vicepresidente vicario Federfarma, ha evidenziato il valore del Fascicolo sanitario elettronico, segnalando tuttavia le criticità che ancora ne ostacolano il pieno utilizzo e che rischiano di sottrarre tempo all’attività professionale.
Il messaggio che emerge dallo studio è quindi chiaro: per esprimere pienamente il proprio potenziale, l’automedicazione deve essere sostenuta da un sistema capace di garantire informazione affidabile, accesso appropriato ai medicinali e integrazione tra professionisti sanitari. In questo contesto, il consiglio del farmacista rimane un elemento essenziale per trasformare l’automedicazione in uno strumento di salute pubblica, aiutando il cittadino a distinguere i disturbi gestibili autonomamente dalle situazioni che richiedono una valutazione medica.










