Caldo e rischio cardiovascolare: dalle linee guida Oms ai consigli dei cardiologi
Le ondate di calore non sono più un fenomeno eccezionale, ma una condizione sempre più frequente e impattante sulla salute pubblica. A richiamare l’attenzione è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha recentemente aggiornato la propria guida sui “Piani d’Azione Caldo-Salute”, delineando strategie operative per ridurre i rischi sulla popolazione.
Un tema che interessa anche le farmacie, presidio sanitario territoriale per l’informazione e la prevenzione, soprattutto nei confronti dei pazienti più fragili
Secondo i dati Oms, negli ultimi quattro anni il caldo estremo ha causato oltre 200mila decessi in Europa, con quasi 63mila morti stimati nel solo 2024. Un bilancio che conferma come le alte temperature rappresentino ormai uno dei principali fattori di rischio ambientale per la salute. Non a caso l’Europa è indicata come la regione che si sta riscaldando più rapidamente, con un incremento significativo della mortalità rispetto agli anni Novanta.
Le categorie più esposte sono anziani, pazienti con patologie croniche -in particolare cardiovascolari, respiratorie e metaboliche- e persone in condizioni di fragilità sociosanitaria. In questi soggetti il caldo può aggravare condizioni preesistenti, aumentando il rischio di scompenso cardiaco, ictus e insufficienza renale. Per questo la nuova guida Oms propone un approccio integrato alla gestione delle ondate di calore, basato su otto pilastri fondamentali: governance chiara, sistemi di allerta precoce, identificazione delle persone vulnerabili, comunicazione efficace del rischio, rafforzamento della resilienza dei servizi sanitari, interventi sull’ambiente urbano, sorveglianza degli effetti sulla salute e valutazione continua delle misure adottate
Accanto al quadro delineato dall’Oms, un ulteriore contributo arriva dai cardiologi della Fondazione per il Tuo Cuore e dall’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco), che hanno elaborato un decalogo per proteggere il sistema cardiovascolare durante l’estate. Le alte temperature, infatti, determinano vasodilatazione e variazioni della pressione arteriosa, con possibili effetti clinici rilevanti: ipotensione, capogiri, affaticamento e, nei casi più gravi, sincope. A ciò si aggiunge il rischio legato alla disidratazione, che può favorire tachicardia e peggioramento delle patologie cardiovascolari.
Tra le indicazioni principali, i cardiologi raccomandano innanzitutto il monitoraggio regolare della pressione arteriosa, soprattutto nei pazienti già in terapia antipertensiva. Un punto questo particolarmente rilevante per il farmacista, che può supportare il paziente sia nel controllo dei valori pressori, sia nella corretta gestione dei farmaci. Un altro aspetto cruciale riguarda proprio le terapie farmacologiche: antipertensivi, diuretici, anticoagulanti e farmaci per lo scompenso cardiaco non devono essere sospesi o modificati autonomamente, anche in presenza di caldo intenso. Il counselling del farmacista è quindi determinante per evitare interruzioni improprie e per indirizzare eventualmente il paziente al medico curante.
Fondamentale è anche l’idratazione, da modulare in base alle condizioni cliniche. Bere regolarmente aiuta a prevenire disidratazione e cali pressori, ma nei pazienti con scompenso o insufficienza renale l’introito di liquidi deve essere personalizzato. Sul piano poi comportamentale, è consigliabile evitare esposizione e attività fisica nelle ore più calde, favorendo ambienti freschi e ben ventilati. Anche l’alimentazione gioca un ruolo importante: via libera a frutta, verdura e alimenti leggeri, mentre vanno limitati sale, alcol e bevande zuccherate.
Non meno rilevante, infine, è l’attenzione ai segnali d’allarme. Dolore toracico, dispnea, palpitazioni persistenti, svenimenti o improvviso peggioramento delle condizioni generali richiedono una valutazione medica tempestiva. Il farmacista, spesso primo interlocutore, può fare la differenza nel riconoscere sintomi sospetti e indirizzare rapidamente il paziente verso cure appropriate. Altro aspetto pratico, ma spesso sottovalutato, riguarda la corretta conservazione dei farmaci: l’esposizione a temperature elevate o alla luce diretta del sole può comprometterne stabilità ed efficacia. Anche su questo fronte, il consiglio professionale in farmacia è essenziale.
In uno scenario in cui il caldo estremo rappresenta una minaccia crescente ma prevenibile, il farmacista si conferma dunque una figura strategica. Attraverso informazione corretta, educazione sanitaria e supporto alla gestione terapeutica, può contribuire in modo concreto a ridurre i rischi, proteggendo in particolare i pazienti più vulnerabili.








