Celiachia: stato dell’arte e ruolo della farmacia
La Settimana nazionale della Celiachia, tornata dal 9 al 17 maggio 2026 con eventi in oltre 600 Comuni italiani, ha rappresentato un’occasione importante per fare il punto su una patologia ancora largamente sottodiagnosticata, ma sempre più al centro delle politiche sanitarie e delle strategie di prevenzione.
In Italia si stima che circa 600mila persone siano affette da celiachia, ma oltre la metà non abbia ancora ricevuto una diagnosi, segno di un gap informativo e clinico che coinvolge pazienti e operatori sanitari
Secondo i dati più recenti del ministero della Salute, i pazienti diagnosticati sono circa 265-279mila, con un incremento significativo di oltre 13mila nuovi casi in un solo anno. Tuttavia, l’incidenza della patologia -pari a circa l’1% della popolazione- suggerisce che tra 300mila e 400mila italiani convivano ancora con una celiachia non riconosciuta. Un fenomeno che rende evidente come la diagnosi precoce rappresenti una delle sfide principali per il Servizio sanitario nazionale.
Si tratta, d’altra parte, di una malattia autoimmune cronica dell’intestino tenue, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti, con manifestazioni cliniche estremamente variabili. Accanto ai sintomi intestinali classici, come diarrea e perdita di peso, sono frequenti manifestazioni extra-intestinali quali anemia e stanchezza cronica, che contribuiscono a rendere più complesso il percorso diagnostico. In questo scenario, la corretta informazione emerge come un fattore determinante.
Contrastare le fake news
La Settimana nazionale della Celiachia ha posto l’accento soprattutto sul contrasto alle fake news, ancora molto diffuse, come la convinzione che la dieta senza glutine sia utile per dimagrire o che la celiachia sia una forma di allergia. In realtà, non esistono benefici nel seguire una dieta gluten free in assenza di diagnosi e, anzi, tale scelta può ritardare l’identificazione della patologia.
Un messaggio chiave, particolarmente rilevante anche per il farmacista, è che non esistono “livelli” di celiachia: l’unica terapia disponibile resta una dieta senza glutine rigorosa e permanente, da seguire per tutta la vita, evitando anche le contaminazioni accidentali. In questo contesto, la farmacia territoriale si conferma un presidio fondamentale non solo per la dispensazione dei prodotti senza glutine, ma anche per l’educazione sanitaria e l’orientamento del paziente.
Negli ultimi anni sono stati compiuti passi avanti importanti anche sul piano normativo e organizzativo. La Legge 130 del 2023 ha introdotto un programma sperimentale di screening pediatrico per il diabete di tipo 1 e la celiachia, puntando a favorire la diagnosi precoce nelle popolazioni a rischio. Parallelamente, la Legge di Bilancio 2026 ha previsto la dematerializzazione dei buoni per l’acquisto di prodotti gluten free, rendendoli utilizzabili su tutto il territorio nazionale e semplificando l’accesso per i pazienti.
Queste innovazioni hanno un impatto diretto anche sull’attività delle farmacie, che si trovano sempre più coinvolte nella gestione di percorsi assistenziali integrati. La digitalizzazione dei buoni, per esempio, apre nuove opportunità per migliorare la tracciabilità e l’aderenza alla terapia dietetica, oltre a facilitare il rapporto tra cittadino e sistema sanitario.
Ampio ventaglio delle patologie alimentari
Accanto alla celiachia, il quadro più ampio delle patologie alimentari mostra numeri altrettanto rilevanti: le allergie alimentari interessano circa il 3% degli adulti e fino al 5% dei bambini, mentre l’intolleranza al lattosio riguarda tra il 40% e il 50% della popolazione nelle aree mediterranee. Dati che delineano uno scenario complesso, nel quale la sicurezza alimentare e l’informazione corretta diventano leve fondamentali per la tutela della salute pubblica. Proprio sul fronte dell’informazione, le istituzioni stanno lavorando a livello europeo per migliorare l’etichettatura degli allergeni, rendendola più chiara e scientificamente corretta. Un aspetto cruciale per consentire ai pazienti di compiere scelte consapevoli e sicure nella vita quotidiana, e sul quale anche il farmacista può svolgere un ruolo di supporto e consulenza.
In prospettiva, quindi, la gestione della celiachia si configura sempre più come un modello integrato che coinvolge istituzioni, medici, farmacisti e industria alimentare. Se oggi la dieta gluten free resta l’unico presidio terapeutico efficace, il futuro passa attraverso diagnosi più tempestive, maggiore consapevolezza dei cittadini e soluzioni organizzative che migliorino l’accesso ai prodotti e ai servizi. In questo percorso, la farmacia si conferma un punto di riferimento strategico sul territorio: presidio di prossimità, luogo di informazione qualificata e snodo operativo per l’accesso ai prodotti senza glutine. Un ruolo destinato a rafforzarsi, alla luce di una patologia che, pur nota da tempo, continua a porre nuove sfide alla sanità pubblica e alla pratica quotidiana.








