I consigli per combattere l’ictus
Su 12 milioni di persone colpite da ictus ogni anno nel mondo, 7 milioni perdono la vita e altri 5 milioni sopravvivono, ma per il 75% con una forma di disabilità. Così ci informa l’Istituto superiore di Sanità, nel contesto della periodica Italian Health Examination Survey – Progetto Cuore. Dati preoccupanti, ma si stima che potrebbero essere evitati fino al 90% dei casi di ictus, se si agisse sui principali fattori di rischio modificabili, come l’ipertensione o l’eccessivo consumo di sale. A questo proposito il 49% degli uomini e il 39% delle donne in Italia ha livelli di pressione arteriosa elevati e la quantità media di sale di sale consumato giornalmente è pari a 9,2 grammi negli uomini e 7,1 nelle donne (quella raccomanda dall’Oms è meno di 5 grammi al giorno).
L’ictus ( danno cerebrale provocato dall’interruzione dell’afflusso di sangue al cervello per l’ostruzione o per la rottura di un vaso sanguigno) colpisce ogni anno 12 milioni di persone nel mondo, provocando 7 milioni di decessi e lasciando gli altri 5 milioni con una forma di disabilità. SI stima che fino al 90% dei casi potrebbe essere evitato, agendo sui fattori di rischio.
Il fattore tempo
L’ictus, spiegano gli esperti dell’Iss, è il danno cerebrale provocato dall’interruzione dell’afflusso di sangue al cervello per l’ostruzione (ictus ischemico, la forma più frequente), oppure per la rottura di un vaso sanguigno (ictus emorragico). I neuroni privati dell’ossigeno e delle sostanze nutrienti trasportate dal sangue iniziano rapidamente a morire, di conseguenza vengono meno le funzioni controllate dalla zona interessata dal mancato afflusso ematico, e compaiono i sintomi. Inoltre, l’ictus è una patologia tempo-dipendente: più rapidamente si interviene e più neuroni si possono salvare.
L’efficacia massima si ottiene intervenendo entro 4,5-6 ore dall’esordio dei sintomi, che così si presentano:
- improvvisa riduzione o perdita di motilità e di forza e/o improvvisi deficit sensitivi (formicolii, perdita di sensibilità) alla metà inferiore del viso (asimmetria della bocca, soprattutto quando il paziente prova a sorridere), al braccio e/o alla gamba di un lato del corpo
- improvvisa difficoltà nel parlare e/o nel capire altri che parlano
- improvvisi disturbi visivi a carico di un occhio o di entrambi
- improvvisa perdita di coordinazione dei movimenti, sensazione di vertigine, di sbandamento, cadute a terra
- improvviso mal di testa lancinante e inconsueto.
In caso di comparsa di uno o più di questi segnali chiamare immediatamente il 118 o il 112 per il trasporto urgente al Pronto Soccorso di un Ospedale dove si eseguono le cure specialistiche per l’ictus (Stroke Unit).
L’ictus può colpire tutti, negli adulti è la prima causa di invalidità e la seconda di morte nel mondo, con una prevalenza e un’incidenza che aumentano con l’età, in particolare a partire dai 55 anni. Dopo i 65 l’aumento dell’incidenza è esponenziale. La mortalità per ictus è del 20-30% a un mese dall’evento, e del 40-50% a un anno, mentre il 75% dei pazienti sopravvissuti presenta qualche forma di disabilità, che nella metà dei casi comporta perdita dell’autosufficienza. A livello globale si stima che nel 2019 l’ictus abbia causato 6,55 milioni di decessi (84,2 per 100.000), risultando la seconda causa di morte dopo la cardiopatia ischemica, con una incidenza di 12,2 milioni di casi (150,8 per 100.000) e una prevalenza di 101 milioni di casi (1.240,3 per 100.000). La quinta edizione dell’European Cardiovascular Disease Statistics indica l’ictus come la seconda causa di morte in Europa, con 405.000 decessi (9%) negli uomini e 583.000 (13%) decessi nelle donne.
Le malattie del sistema circolatorio, che includono l’ictus (oltre alle malattie ischemiche del cuore, le malattie cerebrovascolari e le altre malattie cardiache), rappresentano la prima causa di morte in Italia con il 30,8% di tutti i decessi nel 2021 (ultimo dato disponibile), mentre i decessi per le malattie cerebrovascolari rappresentano il 24,7% dei decessi dovuti alle malattie del sistema circolatorio. In Italia, in linea con l’Europa e a differenza dei Paesi a basso-medio reddito, negli ultimi tre decenni si è verificato un calo dei casi e della mortalità per ictus. Dagli anni 1980 fino al 2021, infatti, il tasso di mortalità delle malattie cerebrovascolari si è ridotto del 74% (75% negli uomini e 73% nelle donne).
Questa riduzione della mortalità è favorita dall’efficacia delle misure preventive, terapeutiche e assistenziali e riabilitative di queste patologie.
I fattori di rischio
I principali fattori di rischio, dai quali il farmacista dovrebbe ben informare i suoi pazienti sono:
– Ipertensione arteriosa
– dislipidemie (valori aumentati di colesterolemia e/o di trigliceridemia)
– sedentarietà/insufficiente attività fisica
– tabagismo (fumo e uso di altri prodotti del tabacco e con nicotina)
– scorretta alimentazione (non equilibrata e ipercalorica, ricca di grassi, zuccheri e di sale, povera di frutta e verdure)
– sovrappeso e obesità
– diabete mellito
– fibrillazione atriale
– cardiopatie (cardiopatia ischemica, cardiomiopatie, patologie delle valvole cardiache, forame ovale pervio, aneurisma del setto interatriale)
– vasculopatie (lesioni ateromasiche dell’arco aortico, delle carotidi e dei vasi intracranici; aneurismi cerebrali).
Il ruolo dell’attività fisica
Ricordiamo al farmacista che la campagna della World Stroke Organization (Wso), con il claim “Più forti dell’ictus”, quest’anno ha scelto di puntare sul potere coinvolgente dell’attività fisica per veicolare i messaggi di prevenzione dell’ictus.
Ecco, quindi, i consigli da offrire, per contrastare la sedentarietà e contribuire a prevenire eventuali ictus:
• ogni anno 1 milione di casi di ictus sono legati all’inattività fisica: con una adeguata quantità di movimento, si riduce il rischio di avere un ictus
• sono sufficienti 30 minuti di esercizio cinque volte alla settimana per abbattere il rischio di ictus del 25%
• praticare con regolarità l’esercizio fisico riduce diversi fattori di rischio, per esempio ipertensione, diabete, colesterolemia, depressione, stress
• è importante essere attivi anche nelle azioni di tutti i giorni come camminare invece dell’auto, fare le scale invece che prendere l’ascensore.
• effettuare almeno 2 ore e mezza complessive di esercizio da moderato a intenso a settimana
In ogni caso, però, ricordare sempre che, se non si è in forma o non si fa attività fisica da molto tempo, o si ha una condizione che aumenta il rischio di ictus, o se si stanno assumendo farmaci, è necessario parlare con il proprio medico prima di iniziare qualsiasi attività fisica regolare.








