Contro Alzheimer e demenze, necessario fare rete
L’Alzheimer rappresenta in Italia, tra le patologie neurodegenerative più aggressive e compromettenti, una delle principali sfide sociali e sanitarie. È, infatti, una realtà che già oggi colpisce ben 600 mila italiani, circa cioè il 60% del totale dei pazienti con demenza. Questi dati, frutto delle stime elaborate dall’Istituto superiore di Sanità, potrebbero addirittura raddoppiare entro il 2050, seguendo le proiezioni demografiche europee. Anche perché l’Italia è il Paese che già oggi conta il 23% della popolazione con più di 65 anni, con una speranza di vita in continuo incremento.
Il Servizio sanitario nazionale e il sistema di welfare saranno chiamati ad affrontare gravi esigenze, prima cliniche legate ai pazienti, poi anche economiche, pratiche e psicologiche legate ai loro caregiver.
In questo contesto è nato “ADvise – Alliance for Driving Value and Innovation in Ssn Evaluation of Alzheimer’s Disease”, un progetto promosso dalla Società italiana di Neurologia (Sin), con l’obiettivo di analizzare lo stato dell’arte del Ssn in termini di capacità diagnostica, presa in carico e gestione clinico-organizzativa delle persone con Alzheimer. L’obiettivo è di poter fornire una base conoscitiva solida e aggiornata per supportare lo sviluppo di politiche pubbliche efficaci, in grado di promuovere un sistema di diagnosi e gestione della malattia più integrato, equo e sostenibile. I primi risultati sono stati presentati nella cornice di Palazzo Maddaleni Capodiferro, la sede di Roma della Regione Lombardia.
“Ora abbiamo una roadmap -spiega Alessandro Padovani, past-president della Sin- che ci impegna a fare rete tra gli operatori sanitari del territorio, a cercare di uniformare i percorsi e a definire sia chi si occuperà dei farmaci innovativi, sia chi d’individuare le persone elegibili. Sarà importante dare piena attuazione al Dm77, che ricordo dovrebbe avvenire entro il 2026, e qui ci sono delle sfide che pure la neurologia dovrà assumere e in qualche modo cercare di vincere. Ovvero quella di entrare nel territorio ed essere in grado di migliorare l’appropriatezza, di fare degli interventi diagnostici tempestivi migliori di quelli che abbiamo adesso”.
Il report evidenzia come l’Alzheimer impatta trasversalmente il tessuto sociale ed economico del Paese. Sul piano sanitario, tra costi indiretti e diretti, la patologia comporta un crescente ricorso a cure mediche, assistenza specialistica e ricoveri ospedalieri: la patologia, infatti, costa intorno ai 37,6 miliardi di euro. L’aumento progressivo dei casi, inoltre, esercita ulteriore pressione sui sistemi sanitari e di welfare, su cui pesano già la carenza di persona specializzato, le grandi disuguaglianze nell’accesso ai percorsi personalizzati, la difficoltà nell’integrazione tra assistenza sociale e sanitari e il supporto ancora inadeguato ai caregiver. Tutti aspetti che bisogna incominciare ad affrontare e a risolvere.








