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Così l’Accordo nazionale per i medici di medicina generale

28 Gennaio 2026
Attualità

È stato rinnovato l’Accordo collettivo nazionale 2022-2024 per i medici di medicina generale, avendo ora ottenuto anche l’approvazione dalla Conferenza Stato–Regioni, dopo l’ok del Sisac e della Corte dei Conti.

Ai 60mila medici di famiglia, del territorio e della continuità assistenziale (guardie mediche, 118) arriva ora un aumento salariale medio del 5,78% per il triennio, grazie a un investimento di 300 milioni di euro l’anno.

La conclusione della trattativa -precisa “Quotidiano Sanità”- è stata resa possibile da una cornice negoziale snella, concentrata su adeguamento della parte economica e sul miglioramento di alcuni istituti contrattuali.

Sul piano economico, l’incremento complessivo dei compensi, di poco inferiore al 6%, è destinato per il 70% alle quote fisse capitarie e orarie, mentre il restante 30% confluisce in un fondo per le attività delle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), erogato ai medici in base al raggiungimento degli obiettivi. È previsto poi che eventuali risorse non utilizzate del fondo siano reinvestite in ulteriori progettualità, così da evitare dispersioni e massimizzare l’impatto sull’assistenza territoriale. Il nuovo contratto segna poi un passaggio ulteriore verso l’integrazione del personale convenzionato nelle nuove Case di Comunità finanziate con il Pnrr (ne sono previste oltre mille entro giugno 2026), con adeguamenti in linea proprio con l’inserimento dei medici di medicina generale nelle nuove strutture.

Sotto il profilo normativo, l’accordo introduce correzioni mirate in attesa di una revisione organizzativa più ampia nel prossimo rinnovo. Tra le priorità, maggiore flessibilità per i medici neo-genitori e specifiche forme di supporto per i medici in formazione titolari di incarichi temporanei, per favorire ingresso e permanenza nella rete delle cure primarie. Attenzione particolare è stata anche riservata a una maggiore collaborazione tra le diverse branche, con un richiamo alla responsabilità della prescrizione diretta degli esami e delle visite di controllo, che devono essere appropriati da parte di tutti i medici coinvolti nel percorso, inclusi gli specialisti.

“Ci eravamo ripromessi di chiudere rapidamente questo rinnovo e lo abbiamo fatto” ha dichiarato Marco Alparone, presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità. “La priorità era dare una prima risposta ai tanti medici di prossimità che attendevano un adeguamento salariale, per poi concentrarci sugli aspetti di maggiore complessità nella tornata contrattuale 2025-2027, su cui siamo già al lavoro”. “Siamo consapevoli -ha poi precisato- che i medici di famiglia rappresentano un punto di accesso fondamentale alla cura: da loro dipende il buon funzionamento e l’efficacia dell’intero sistema sanitario nazionale. Con questo accordo andiamo verso il riconoscimento di un modello multiprofessionale e multidisciplinare, capace di rispondere ai nuovi bisogni di salute in coerenza con il nuovo assetto della sanità territoriale”.