Covid-19: superare l’incompatibilità medico-farmacia
La pandemia Coronavirus potrà avere effetti sul rapporto medico-farmacia. L’arrivo della Covid-19, infatti, non soltanto con l’obbligo del distanziamento per cercare di isolare il virus, sta provocando pesanti conseguenze economiche e sociali, ma sta anche lentamente modificando attività industriali, comportamenti professionali e norme da tempo consolidate.
In tutta Europa, per esempio, ha imposto un’improvvisa accelerata alla digital disruption, con importanti riflessi sia sulle farmacie on line, sia sulle piattaforme di teleconsulto. È aumentato, infatti, a dismisura l’e-commerce, come pure l’abitudine dei medici di visitare i pazienti da remoto. Così come sta prendendo sempre più piede l’idea di ampliare la possibilità di garantire test e vaccinazioni utilizzando anche le farmacie.
Tra i tanti cambiamenti che l’emergenza Covid-19 sta portando, potrà esserci anche un mutamento nel rapporto medico-farmacia: si potrà superare una presunta incompatibilità che non ha più ragion d’essere.
Sono tutte iniziative che trovano nell’emergenza Covid-19 piena giustificazione, ma che comportano non poche conseguenze a livello sia industriale, sia professionale. In Germania, per esempio, il gruppo elvetico Zur Rose, la più grande farmacia on line d’Europa, ha acquistato a luglio, in piena pandemia, la piattaforma di telemedicina “TeleClinic”, che in media assiste, visita e cura a distanza 30mila pazienti, ma che nel solo terzo trimestre di quest’anno ne ha visitati ben 18mila. Così ora, oltre a essere un colosso dell’e-commerce (con l’olandese DocMorris, le tedesche Medpex e Apotal e altre insegne ancora, tra cui l’italiana Promofarma.com) ora punta a diventare il colosso del teleconsulto. E per farlo che cosa propone? Di superare l’antica incompatibilità medico-farmacia. Anche qui, infatti, al pari dell’Italia, esiste una norma che impone una netta separazione tra attività medica e distribuzione farmaceutica.
Ma ha ancora senso parlare di incompatibilità medico-farmacia? Ha soprattutto ancora senso porre dei limiti all’attività in partnership tra i due professionisti se questa può aiutare il cittadino a difendersi da una pandemia? Un sasso al riguardo l’ha lanciato il presidente di Federfarma, Marco Cossolo, durante una recente trasmissione di Porta a Porta, parlando della necessità di rendere più agevole la vaccinazione antinfluenzale. Consentirne la somministrazione nelle oltre 19.000 farmacie capillarmente diffuse sull’intero territorio, come peraltro avviene da tempo in molti Paesi europei, faciliterebbe infatti una più ampia copertura.
Cossolo (Federfarma): “Siamo assolutamente d’accordo sulla possibilità che, in una prima fase, sia il medico a somministrare il vaccino in farmacia. L’impossibilità che il medico sia presente in farmacia per somministrare il vaccino deriva da un regio decreto del ’34. Una norma evidentemente obsoleta e superabile”.
“Pur di ampliare su larga scala la copertura vaccinale della popolazione attiva senza creare assembramenti -ha dichiarato Cossolo- siamo assolutamente d’accordo sulla possibilità che, in una prima fase, sia il medico a somministrare il vaccino in farmacia. L’impossibilità che il medico sia presente in farmacia per somministrare il vaccino deriva da un regio decreto del ’34. Una norma evidentemente obsoleta e superabile, anche alla luce dell’emergenza sanitaria in atto”.
E la sua affermazione aveva subito incontrato, nel corso della trasmissione, il consenso del professor Luca Richeldi, pneumologo del Policlinico Gemelli di Roma e componente del Comitato tecnico-scientifico sull’emergenza Coronavirus, che ha affermato di non riscontrare nessun impedimento alla vaccinazione in farmacia, sia essa antinfluenzale o pneumococcica.
E che dice in Germania l’ad di Zur Rose, Walter Oberhänsli, al congresso nazionale delle farmacie tedesche che vendono per corrispondenza, tenutosi a metà ottobre? Anche lui ha proposto di superare l’incompatibilità tra le due professioni. La norma di riferimento -ha ricordato il manager del gruppo elvetico- risale a 800 anni fa (l’Editto di Melfi di Federico II, spesso citato anche dai farmacisti italiani), ma si tratta di una disposizione che ha perso buona parte della sua attualità come appunto dimostra la legge tedesca sulla vaccinazione in farmacia. “Quello che davvero importa -ha concluso- è offrire un servizio sempre orientato ai bisogni del paziente”.
Una riflessione per tutta la filiera del farmaco
Ecco il punto, che deve imporre oggi una riflessione non soltanto ai farmacisti, ma a tutta la catena del farmaco: sono i pazienti, in questo frangente dell’emergenza Coronavirus, che vanno messi al centro di tutti gli interessi della Sanità, perché è alla salvaguardia della loro salute che tutto deve puntare.
Bisogna allora saper cogliere i vari segnali che arrivano, come l’aumento della digitalizzazione, la richiesta improvvisa del consulto medico a distanza, l’impennata della ricetta elettronica e del Nre, l’improvvisa domanda di nuovi modi di interagire con la farmacia. Anche il continuo aumento delle Regioni che chiedono di fare i test in farmacia deve far pensare, indipendentemente dal fatto che questo comporta un cambio di norme antiquate e ormai obsolete. Forse non sta qui il problema. Forse questa potrebbe essere una soluzione.








