Torna a tutti gli articoli

Enpaf: approvato il budget di previsione 2026

26 Novembre 2025
Attualità

Il Consiglio Nazionale dell’Enpaf ha approvato il budget di previsione 2026, confermando la solidità economica e patrimoniale dell’Ente e inaugurando un nuovo corso fondato su trasparenza, responsabilità e visione di lungo periodo.

Aprendo i lavori del Consiglio, alla presenza del sottosegretario al ministero della Salute, Marcello Gemmato, e con la partecipazione delle rappresentanze di tutte le componenti della categoria -Federfarma, Sunifar, Assofarm, Farmacie Unite, Sifo, Sinafo, Federazione nazionale parafarmacie e Unaftisp- il presidente Maurizio Pace ha ricordato la composizione del nuovo consiglio di amministrazione: Rachele Aspesi, Daniela Cremona, Luciano Diomedi, Vincenzo Danilo Lozupone, Vincenzo Santagada, Paolo Savigni, il Presidente Fofi, Andrea Mandelli, i rappresentanti ministeriali Vittorio Carparelli e Vladimiro Grieco, con Eugenio Leopardi, eletto vicepresidente. Per la prima volta, i componenti ministeriali sono giovani colleghi: un segnale di rinnovamento e apertura generazionale.

Il budget 2026 approvato prevede un utile di esercizio superiore a 132 milioni di euro, confermando una tendenza positiva: crescono le risorse destinate alla previdenza, all’assistenza e al welfare integrato.

Nel 2026, le spese di welfare integrato aumenteranno dai 7,6 milioni del 2025 a oltre 8,7 milioni di euro e, grazie alla convenzione con Emapi, tutti gli iscritti -inclusi coloro che versano il solo contributo di solidarietà- potranno accedere a prestazioni quali Assistenza sanitaria integrativa (Asi), Long term care (Ltc) e Temporanea caso morte (Tcm).

In aumento anche la spesa per le pensioni, che supererà i 210 milioni di euro, e quella per l’assistenza diretta, pari a oltre 3,2 milioni di euro nel 2026, a cui si aggiungerà oltre 1 milione di euro per le maternità. Cala leggermente il saldo previdenziale, che passa da 93 a 90 milioni di euro, ma rimane solido, a conferma della sostenibilità dell’Ente.  I contributi soggettivi superano i 201 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti 3,2 milioni di euro di contributo di assistenza, e oltre 15 milioni per il contributo 0,5%.

Per il 2026 è prevista, inoltre, una riduzione delle quote contributive dell’assistenza e dell’indennità di maternità, resa possibile dagli avanzi maturati nelle precedenti gestioni: un intervento immediatamente percepibile dagli iscritti e coerente con l’obiettivo di costruire un sistema più equo e vicino ai farmacisti.

Il presidente Pace ha evidenziato le trasformazioni in atto nei sistemi di welfare: invecchiamento della popolazione, calo delle nascite, aumento dei bisogni sociali. In questo scenario, l’Enpaf punterà a coniugare giustizia sociale, sostenibilità e adeguatezza delle prestazioni, rifiutando approcci emergenziali basati su tagli lineari. Particolare rilievo è stato attribuito, in particolare, al tema della riforma previdenziale, con diversi accenni alle linee programmatiche della nuova presidenza: la revisione dei criteri di calcolo delle pensioni; incentivi per proseguire volontariamente l’attività oltre l’età pensionabile; il rafforzamento della previdenza complementare tramite Fondo Sanità e forme volontarie; la valutazione di un modello contributivo misto, in parte a prestazione definita e in parte contributivo.

Tra le priorità assolute anche i giovani farmacisti, da attrarre e incentivare attraverso misure quali l’iscrizione all’Enpaf anticipata per studenti degli ultimi anni, con contribuzione ridotta; prestiti d’onore agli under35 per formazione e attività professionali; il potenziamento delle misure per la genitorialità; piani di risparmio e investimento dedicati; e, infine, la nascita dell’Osservatorio Giovani, che guiderà le politiche dell’ente secondo criteri di ascolto e partecipazione dei giovani farmacisti.

Diverse le proposte anche per i pensionati: si pensa alla creazione di una categoria contingentata con contributo simbolico, all’avvio di un Osservatorio Pensionati e, infine, a una revisione ulteriore dei criteri di adeguamento delle pensioni, già oggi rivalutate al 100% dell’inflazione: un unicum tra le professioni sanitarie e non solo.