Torna a tutti gli articoli

Equità nelle cure a rischio con il “divario digitale”

28 Luglio 2025
Articoli Politica & Sanità

Orazio Schillaci, ministro della Salute, ha risposto alla Camera all’interrogazione del deputato Luigi Marattin, del Gruppo misto, che chiedeva quali iniziative intendesse adottare per aumentare l’adesione al Fse, soprattutto nelle regioni in cui la percentuale di consenso è minima, e se esista un piano per contrastare il divario digitale dei cittadini e garantire una uniformità nazionale nell’accesso ai servizi digitali offerti tramite Fse, al fine di assicurare equità e qualità dell’assistenza sanitaria su tutto il territorio (vedi Farma7 n.11). Il Ministro Schillaci, a proposito di tale argomento, ha affermato che il divario nell’adesione al Fascicolo sanitario elettronico tra diverse regioni non è soltanto un problema tecnico, ma è una questione di equità nell’accesso alle cure. È, quindi, giusto e necessario fare il punto sulla questione, partendo da una premessa importante: i dati di monitoraggio, citati nell’interrogazione in questione, sono aggiornati al 31 agosto 2024.

Fascicolo elettronico 2.0

Nel frattempo, il governo sta lavorando a un altro progetto completamente diverso e relativo al Fascicolo sanitario elettronico 2.0. L’obiettivo è ambizioso, ma necessario: potenziare il sistema in coerenza con il Pnrr, garantendo diffusione, omogeneità e accessibilità su tutto il territorio nazionale. Non più 20 sistemi diversi, ma uno standard nazionale. L’implementazione delle nuove funzionalità avverrà progressivamente secondo tre fasi definite nel decreto del 30 dicembre 2024, relativo al cosiddetto Fascicolo sanitario elettronico transitorio. Entro il 31 marzo 2026 si avrà la completezza dei contenuti e l’alimentazione automatica entro cinque giorni dall’introduzione. Le risorse economiche per tale attività sono disponibili: per aumentare l’adesione delle regioni sono stati destinati al Piano risorse concrete, oltre 600 milioni di euro ripartiti nel 2022, fondi destinati a potenziare l’infrastruttura digitale, ma anche ad incrementare le competenze digitali dei professionisti sanitari.

Roadshow ed eventi regionali

Ogni regione sta organizzando roadshow, eventi rivolti a professionisti sanitari, pazienti e personale interessato. L’approccio è diretto: spiegare in modo semplice le principali funzionalità di questi strumenti, non solo la teoria. Questo è fondamentale -ha sottolineato il Ministro Schillaci- perché la tecnologia funziona solamente se le persone la capiscono e la usano. Sono stati già organizzati eventi nazionali con la partecipazione di amministrazioni centrali, regioni, Asl, ordini professionali, settore Ict. L’obiettivo è potenziare le competenze digitali dei professionisti sanitari. I medici, in particolare, sono un anello fondamentale del sistema: se un medico non usa il fascicolo sanitario elettronico, difficilmente lo farà il paziente. Per questo è necessario puntare sulla formazione, con l’obiettivo di avere professionisti motivati che alimentano attivamente il sistema. Il Ministero ha riconosciuto la necessità di una campagna informativa dedicata: non basta avere la tecnologia, bisogna spiegare ai cittadini tutti i vantaggi del Fascicolo sanitario elettronico, i loro diritti in materia di protezione dei dati, la possibilità di verificare chi ha consultato il proprio fascicolo e di oscurare i documenti sensibili. È un processo che è in corso ora. Con il decreto del 31 dicembre 2024 è stato istituito l’ecosistema dei dati sanitari che non prevede più una consultazione statica, ma servizi dedicati di elaborazione e consultazione. La piena attuazione dell’architettura del Fascicolo sanitario elettronico rappresenta una grande opportunità per superare finalmente i divari territoriali. Accesso veloce non è solo digitalizzazione, è democrazia sanitaria. Un cittadino di Bolzano e uno di Reggio Calabria devono avere le stesse opportunità di accesso ai propri dati sanitari. Per questo verranno stimolate ancora le Regioni meno avanzate ad adottare campagne specifiche di sensibilizzazione della cittadinanza, perché la sanità digitale funziona soltanto se diventa patrimonio condiviso di tutto il Paese.

Intervenendo in sede di replica, il deputato Luigi Marattin ha affermato che, alla luce di quanto dichiarato dal Ministro, sono probabilmente maturi i tempi -sia riguardo a una cosa piccola, ma importante, come il Fascicolo sanitario elettronico, sia al tema più generale dell’efficienza della sanità- per porre al centro del dibattito la domanda se non sia venuto il momento di ripensare la gestione regionale del Servizio sanitario nazionale. (PB)

(Politica & Sanità, Farma7  n. 12/13– 2025 ©riproduzione riservata)