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Farmaci equivalenti, il paradosso italiano e la lezione della Sardegna

10 Luglio 2026
Attualità

In Italia i farmaci equivalenti continuano a rappresentare una risorsa sottoutilizzata, nonostante offrano le stesse garanzie di efficacia, qualità e sicurezza dei medicinali originatori, e a un costo inferiore. È il paradosso che emerge da uno studio realizzato da I-Com (Istituto per la Competitività) e promosso da Sandoz Italia, che analizza lo stato dell’arte dei farmaci equivalenti nel Paese e individua le principali barriere che ne limitano la diffusione.

I dati raccontano una situazione caratterizzata da luci e ombre. Da un lato, cresce la consapevolezza del ruolo che i generici possono svolgere nel garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale; dall’altro, persistono resistenze culturali, abitudini prescrittive consolidate e disuguaglianze territoriali che ne frenano l’utilizzo

Un caso emblematico è quello della Sardegna, indicata dallo studio come una delle regioni più virtuose. Nell’isola i farmaci equivalenti rappresentano il 33% della spesa farmaceutica rimborsata dal Ssn, una quota leggermente superiore alla media italiana, pari al 31,9%. Un risultato positivo che tuttavia lascia ancora ampi margini di miglioramento. Secondo le stime elaborate da I-Com, se la Sardegna raggiungesse i livelli di utilizzo degli equivalenti registrati nelle regioni del Nord Italia potrebbe generare risparmi per circa 5 milioni di euro all’anno. Una cifra significativa, soprattutto in un contesto in cui le risorse destinate alla sanità pubblica sono sottoposte a una crescente pressione per effetto dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento della domanda di cure.

Lo studio evidenzia, inoltre, un altro dato particolarmente rilevante per i cittadini. Nel 2024 gli italiani hanno speso complessivamente oltre un miliardo di euro scegliendo farmaci originatori non più coperti da brevetto anziché i corrispondenti equivalenti, interamente rimborsati. Si tratta di una spesa evitabile, che grava esclusivamente sulle tasche dei pazienti. In Sardegna questa componente rappresenta il 13,3% della spesa farmaceutica regionale. L’impatto economico di una maggiore diffusione degli equivalenti sarebbe immediato. Le simulazioni di I-Com mostrano che un incremento dei consumi di appena un punto percentuale determinerebbe una riduzione media dell’1,87% della compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini.

Ma perché, nonostante questi vantaggi, i farmaci equivalenti continuano a incontrare tante difficoltà? La ricerca individua anzitutto un problema culturale. Circa il 30% degli intervistati dichiara, infatti, di nutrire ancora dubbi sull’efficacia terapeutica dei medicinali equivalenti, segno che persistono pregiudizi e informazioni incomplete. A ciò si aggiunge il ruolo dei medici prescrittori: il 20% dei pazienti afferma che il proprio medico continua a prescrivere esclusivamente il farmaco originatore anche dopo la scadenza del brevetto. Ancora più significativo è il fatto che soltanto il 31% riceve una prescrizione basata sul principio attivo, modalità che consentirebbe una scelta più consapevole tra il farmaco di marca e il suo equivalente.

Accanto alle componenti culturali emergono poi fattori socioeconomici. Lo studio rileva una correlazione positiva tra utilizzo degli equivalenti e livello di istruzione (0,39), tasso di occupazione (0,82) e potere d’acquisto (0,72). Un risultato che mette in luce una contraddizione: proprio nelle aree economicamente più fragili, dove il risparmio associato ai generici potrebbe essere più utile, il loro utilizzo risulta inferiore.

Per superare questi ostacoli, I-Com propone una strategia articolata che coinvolga istituzioni, professionisti sanitari e industria. Tra le misure considerate prioritarie vi è il rafforzamento della prescrizione per principio attivo come pratica standard, favorendo così la sostituibilità automatica e una maggiore libertà di scelta per il paziente. Lo studio sottolinea inoltre la necessità di garantire la sostenibilità economica della filiera dei farmaci equivalenti attraverso sistemi più dinamici di revisione dei prezzi e meccanismi in grado di evitare fenomeni di dumping. Viene poi suggerita una semplificazione delle procedure autorizzative per accelerare l’ingresso sul mercato di nuovi prodotti equivalenti e aumentare la concorrenza.

Un ulteriore tassello riguarda il monitoraggio. Gli esperti propongono la creazione di un sistema trasparente di raccolta e pubblicazione periodica dei dati di utilizzo, differenziati per territorio, così da individuare le aree in ritardo e valutare l’efficacia delle politiche adottate. Infine, resta centrale il tema della fiducia. Campagne informative rivolte ai cittadini e iniziative di contrasto alla disinformazione vengono indicate come strumenti essenziali per colmare il divario tra evidenze scientifiche e percezioni diffuse.

La fotografia scattata dallo studio suggerisce che il problema dei farmaci equivalenti in Italia non è più soltanto economico, ma soprattutto culturale e organizzativo. La Sardegna dimostra che risultati migliori sono possibili, ma evidenzia anche quanto spazio ci sia ancora per migliorare. In gioco non c’è soltanto il contenimento della spesa sanitaria, bensì la capacità del sistema di utilizzare in modo efficiente le proprie risorse, liberando fondi che possono essere destinati all’innovazione terapeutica e al rafforzamento dell’assistenza pubblica.