Farmaci equivalenti: le proposte per rilanciare il settore
Nonostante i farmaci equivalenti rappresentino una risorsa fondamentale per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e per i bilanci delle famiglie, il loro utilizzo in Italia continua a crescere troppo lentamente, e soprattutto con profonde differenze tra Nord e Sud. È quanto emerge dall’indagine Swg realizzata tra aprile e maggio 2024 e dalla ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, presentate durante l’evento “Farmaci equivalenti: conoscere per scegliere”, promosso da Cittadinanzattiva nell’ambito della campagna “Ioequivalgo”.
Secondo l’indagine Swg, quasi un cittadino su tre dubita ancora dell’efficacia dei farmaci equivalenti, nonostante il 72% affermi di essere informato sull’argomento. Il farmacista resta il principale veicolo di informazione (58%), seguito dal medico (41%)
Il 47% degli intervistati si dichiara predisposto ad acquistare l’equivalente, mentre il 19% preferirebbe comunque il brand, segno di un retaggio culturale ancora radicato. Anche le abitudini prescrittive incidono: il 20% dei cittadini riferisce che il medico indica esclusivamente il farmaco di marca, mentre solo il 31% dice di ricevere una prescrizione basata sul solo principio attivo.
La fotografia del Centro Studi Egualia
Il più recente Report del Centro Studi Egualia conferma la persistenza di un problema economico: nel 2023 i cittadini hanno pagato 1.029 milioni di euro di differenziale di prezzo scegliendo il brand off‑patent, invece del farmaco equivalente, interamente rimborsato dal Ssn. Il ricorso agli equivalenti è peraltro molto disomogeneo:
- Nord: 39,8% delle confezioni vendute
- Centro: 29%
- Sud: 23,7%
Le regioni più virtuose sono la Provincia Autonoma di Trento (44,7%), il Friuli Venezia Giulia (41,9%) e il Piemonte (40%), mentre in coda figurano la Sicilia (22,7%), la Campania (21,9%) e la Calabria (21,7%).
Scuola Sant’Anna di Pisa: cresce la spesa privata
La ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa introduce, per la prima volta, indicatori specifici sul ricorso agli equivalenti e sul differenziale pagato dai cittadini. Nel 2022 la spesa sanitaria privata out‑of‑pocket ha raggiunto i 9,9 miliardi di euro, con un incremento del +7,6% rispetto al 2021. La compartecipazione pesa di più proprio nelle regioni a basso reddito, contribuendo a un paradosso: dove ci sarebbe più bisogno di risparmiare, gli equivalenti vengono utilizzati meno.
Le sette proposte di Cittadinanzattiva
Per aumentare il ricorso agli equivalenti e superare resistenze culturali, Cittadinanzattiva ha presentato sette linee di intervento, suddivise in comunicazione, formazione e gestione prescrittiva.
- Indagini qualitative sulle preferenze degli utenti – Per comprendere i pregiudizi e pianificare interventi mirati.
- Una campagna istituzionale nazionale – Rivolta a cittadini e operatori sanitari, basata su diritti, trasparenza e responsabilità.
- Formazione nelle scuole – Per integrare educazione sanitaria ed educazione civica, promuovendo scelte consapevoli fin dall’età giovane.
- Valorizzazione del ruolo delle associazioni di pazienti – Nell’informazione di prossimità e nell’accompagnamento dei cittadini.
- Formazione universitaria ed ECM dedicata – Percorsi specifici nei corsi di laurea sanitari e potenziamento dei moduli Ecm sull’uso clinico ed economico degli equivalenti.
- Estensione della ricetta elettronica a tutti i medici convenzionati – Per standardizzare la prescrizione e ridurre la variabilità territoriale.
- Monitoraggio sistematico delle prescrizioni e tavoli tecnici regionali – Per verificare l’appropriatezza della “non sostituibilità” e favorire il confronto tra medici, farmacisti e istituzioni.








