Farmaci equivalenti: Lombardia virtuosa, ma l’Europa ancora lontana
L’Italia continua a mostrare una diffusione degli equivalenti significativamente inferiore rispetto agli altri grandi Paesi europei. A evidenziarlo è il documento “Farmaci equivalenti” elaborato da I-Com – Istituto per la Competitività con il sostegno di Sandoz, che fotografa l’andamento del comparto e mette in luce profonde differenze territoriali. Risulta così che nel 2025 i farmaci equivalenti hanno rappresentato il 23,9% delle confezioni vendute nelle farmacie italiane e il 15,7% del valore complessivo del mercato. Limitando l’analisi ai medicinali di classe A rimborsati dal Servizio sanitario nazionale, la quota sale al 33,3% delle confezioni e al 29,1% della spesa netta.
La crescita registrata negli ultimi anni è stata costante, ma continua a essere frenata dalla preferenza di molti cittadini per il farmaco di marca. Il risultato è che nel 2025 gli italiani hanno sostenuto oltre un miliardo di euro di spesa aggiuntiva, scegliendo medicinali più costosi rispetto all’equivalente rimborsabile
L’analisi evidenzia un’Italia divisa in modo netto. Nelle regioni del Nord gli equivalenti rappresentano il 41,4% delle confezioni rimborsate, mentre la quota scende al 30,1% al Centro e al 24,8% nel Sud del Paese. Secondo lo studio, nelle regioni caratterizzate da livelli di reddito più bassi si osserva paradossalmente una maggiore disponibilità dei cittadini a pagare la differenza di prezzo per ottenere il medicinale brandizzato. Gli autori precisano che non si tratta necessariamente di un rapporto di causa-effetto, ma di un segnale che suggerisce come il fattore economico, da solo, non basti a determinare la scelta terapeutica.
Tra le esperienze più interessanti emerge quella della Lombardia, che si colloca ai vertici nazionali per utilizzo degli equivalenti. Nella regione questi farmaci rappresentano, infatti, il 43,5% delle confezioni di classe A rimborsate, oltre dieci punti percentuali sopra la media italiana, e il 33,5% della spesa netta, contro il 29,1% nazionale.
Anche il peso economico sulle famiglie appare più contenuto. La quota pagata direttamente dai cittadini per scegliere il farmaco di marca corrisponde al 9,7% del mercato dei medicinali rimborsati in farmacia, il valore più basso tra tutte le regioni italiane. In termini pro capite, il differenziale ammonta a 13,97 euro all’anno, contro una media nazionale di 17,71 euro.
Secondo gli osservatori, il risultato è frutto di un lavoro di lungo periodo che ha favorito la prescrizione e l’accettazione degli equivalenti da parte dei pazienti. Un modello che potrebbe essere replicato in altre regioni. Lo studio stima, infatti, che se tutte le realtà oggi sotto il 46% di utilizzo raggiungessero almeno tale soglia, i cittadini italiani risparmierebbero complessivamente circa 203 milioni di euro l’anno.
Se il quadro nazionale appare migliorabile, il confronto internazionale evidenzia un divario ancora più marcato. In Paesi come Germania, Paesi Bassi e Regno Unito, i farmaci equivalenti coprono circa i due terzi del mercato, mentre in Italia la quota supera soltanto di poco un quarto. Anche la Lombardia, pur essendo tra le regioni più virtuose, resta al di sotto della media europea del 51% indicata dallo studio. Secondo le simulazioni, raggiungere questo livello consentirebbe ai cittadini lombardi di risparmiare ulteriori 18 milioni di euro l’anno.
La sfida resta culturale
Uno degli aspetti più rilevanti del farmaco equivalente è il suo impatto sulla sostenibilità del sistema sanitario. Come sottolinea Paolo Fedeli, Country Medical Head di Sandoz Italia, questi medicinali arrivano sul mercato dopo aver dimostrato agli enti regolatori la stessa efficacia, sicurezza e tollerabilità del prodotto di riferimento. La differenza di prezzo nasce principalmente dalla scadenza dei brevetti e dall’aumento della concorrenza tra produttori. Gli sconti rispetto all’originatore possono variare dal 20% fino al 60-70%. Le risorse liberate grazie a una maggiore diffusione degli equivalenti potrebbero essere reinvestite in aree strategiche come innovazione terapeutica, prevenzione e assistenza alle patologie croniche, particolarmente rilevanti in una popolazione sempre più anziana.
Se il vantaggio economico e clinico degli equivalenti è ormai consolidato, il principale ostacolo continua a essere la fiducia dei cittadini. Secondo le indagini riportate nel documento, circa il 70% degli intervistati dichiara di conoscere bene questi farmaci, ma soltanto il 45% afferma di preferirli al momento dell’acquisto. Abitudine, percezioni consolidate e dubbi sulla qualità continuano a favorire il prodotto di marca.
Per questo motivo gli esperti indicano nella comunicazione una leva decisiva. Medici di medicina generale, farmacisti, amministrazioni locali e organizzazioni del Terzo Settore sono quindi chiamati a collaborare per fornire ai cittadini informazioni chiare e scientificamente corrette sul valore terapeutico ed economico dei farmaci equivalenti.
La sfida, dunque, non riguarda più la disponibilità dei farmaci equivalenti, ma la capacità di consolidare una cultura della fiducia. Solamente così l’Italia potrà ridurre il divario con l’Europa e trasformare il risparmio generato da questi medicinali in nuove opportunità per il Ssn e per i pazienti.










