Spesa sanitaria: l’Istat accende i riflettori sull’accesso alle cure
La spesa sanitaria privata degli italiani mostra segnali di rallentamento e, soprattutto, mette in evidenza un cambiamento nei comportamenti delle famiglie nei confronti delle cure. È quanto emerge dal nuovo report dell’Istat sulle spese per consumi delle famiglie nel 2025, che fotografa una situazione nella quale, pur in presenza di valori complessivamente stabili, aumenta la quota di cittadini che dichiarano di aver ridotto le risorse destinate a visite mediche e controlli periodici.
Secondo i dati dell’istituto di statistica, nel 2025 ogni famiglia italiana ha speso mediamente 113,18 euro al mese per la salute, contro i 116,22 euro registrati nel 2024. Si tratta di una diminuzione di circa il 2,6%, che l’Istat considera non statisticamente significativa, ma che rappresenta comunque un elemento da osservare in un contesto caratterizzato da persistenti pressioni sul potere d’acquisto delle famiglie.
La voce salute pesa oggi per poco più del 4% della spesa familiare complessiva, che nel 2025 si è attestata a una media di 2.782 euro mensili. Quello che colpisce, tuttavia, non è tanto la lieve flessione della spesa, quanto il cambiamento delle scelte dei cittadini rispetto alle prestazioni sanitarie acquistate privatamente.
Il dato più significativo riguarda, infatti, le visite mediche e gli accertamenti periodici. Quasi una famiglia su cinque, precisamente il 19,6%, dichiara di avere limitato le spese destinate a queste prestazioni, mentre soltanto il 5,8% afferma di averle aumentate. Il restante 74,6% non ha modificato le proprie abitudini di consumo sanitario. Un anno prima le famiglie che non avevano cambiato comportamento erano il 78,6%, segno che nel 2025 cresce il numero di nuclei che ha riconsiderato le proprie spese per la salute
Naturalmente i dati non consentono di individuare con precisione le motivazioni alla base di queste scelte. Non è possibile stabilire se la riduzione sia dovuta a rinvii delle cure, a una minore necessità di prestazioni o a strategie di contenimento dei costi familiari.Tuttavia, il fenomeno evidenzia una crescente attenzione degli italiani alla gestione del budget sanitario, una voce che fino a pochi anni fa era generalmente considerata meno comprimibile rispetto ad altre categorie di consumo.
Per il mondo della farmacia il dato assume una rilevanza particolare. Le farmacie territoriali rappresentano, infatti, uno dei punti d’accesso più immediati e frequentati ai servizi di prevenzione e monitoraggio della salute. Se una quota crescente di cittadini tende a ridurre visite e controlli specialistici, aumenta l’importanza di tutte quelle attività di screening, consulenza e presa in carico che possono essere svolte sul territorio, contribuendo a mantenere elevata l’attenzione verso la prevenzione.
L’indagine Istat, inoltre, mette in evidenza come la spesa sanitaria sia fortemente influenzata dall’età. A sostenere gli esborsi più elevati sono i nuclei composti da persone anziane, mentre le coppie senza figli con persona di riferimento di almeno 65 anni destinano alla salute il 5,8% della propria spesa complessiva, pari a circa 164 euro al mese. Tra gli anziani che vivono soli, invece, la quota raggiunge il 5,4%, corrispondente a circa 104 euro mensili.
Si tratta di numeri che confermano come l’invecchiamento della popolazione continui a rappresentare uno dei principali fattori di crescita della domanda sanitaria. Non a caso gli over 65 che vivono soli sono anche tra i soggetti che nel 2025 hanno registrato il maggiore incremento della spesa complessiva familiare, salita da 1.794 a 1.945 euro mensili, con una crescita dell’8,4%.
Nel complesso, il quadro delineato dall’Istat restituisce l’immagine di una sanità privata che non arretra in modo significativo dal punto di vista economico, ma che vede emergere comportamenti più prudenti da parte delle famiglie. Il dato del 19,6% di nuclei che hanno ridotto le spese per visite e accertamenti rappresenta un segnale da monitorare attentamente, perché potrebbe riflettere una crescente selettività nell’accesso alle prestazioni sanitarie. In questo scenario, il ruolo delle farmacie come presidio di prossimità, orientamento e prevenzione rischia di diventare ancora più centrale nell’intercettare bisogni di salute che, per ragioni economiche od organizzative, potrebbero trovare maggiore difficoltà a esprimersi attraverso i canali tradizionali.










