Farmacia dei servizi, con la convenzione la trasformazione sarà realizzata a pieno
La farmacia non è più solo il luogo di consulenza e dispensazione del farmaco, ma è diventato il primo presidio sanitario sul territorio, dove professionisti dalle competenze sempre più elevate offrono un’assistenza di prossimità efficace, fornendo servizi di screening e prevenzione, telemedicina, vaccinazioni, consulenza personalizzata. Questo grazie alla farmacia dei servizi, della cui sperimentazione si è parlato all’evento “We Health”, promosso da Homnya in collaborazione con Federfarma.
Il nuovo modello di farmacia ha l’obiettivo di migliorare l’accessibilità ai servizi sanitari, alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere, grazie all’elevato standard di qualità dei servizi offerti in maniera capillare ed omogenea sul territorio.
Questo nuovo modello di farmacia – dopo anni di sperimentazioni sparse per l’Italia- è pronto a diventare realtà in ogni angolo del Paese. Marco Cossolo, presidente Federfarma nazionale, intervenuto all’evento ha spiegato: «La strada è scritta da molto tempo» e «con la nuova convenzione, in due anni, questa trasformazione sarà realizzata a pieno. A quel punto il vecchio modello di farmacia non esisterà più». La farmacia, anello di congiunzione tra cittadini e Servizio sanitario Nazionale, è un presidio sanitario fondamentale anche per affrontare sfide quali l’invecchiamento della popolazione e il conseguente aumento delle malattie croniche. «La legislazione pone dei punti fermi per il consolidamento della farmacia dei servizi» ha proseguito Cossolo «Da una parte la Legge di Bilancio stabilisce, per i due tavoli tecnici presso il ministero della Salute, il termine del 30 settembre 2025 per la valutazione degli esiti dell’attività sperimentale ai fini della rendicontazione delle spese e della eventuale stabilizzazione dei nuovi servizi erogati dalle farmacie. L’atto di indirizzo del ministero della Salute, inoltre, definisce chiaramente la farmacia dei servizi quale primo presidio sanitario del Ssn, precisando ruoli e funzioni». Su tutto questo fa quadro la Convenzione, recentemente firmata a 26 anni dall’ultimo accordo, «che descrive nel dettaglio le caratteristiche professionali, strumentali e dei locali che le farmacie devono avere per l’erogazione dei servizi sanitari» ha sottolineato Cossolo, ed ha concluso «possiamo smetterla di chiamarla ‘farmacia dei servizi’, perché ormai c’è una sola tipologia di farmacia ed è quella che eroga servizi». A conferma di questo, il presidente di Federfarma ha riferito di alcuni corsi di Laurea in Farmacia che stanno rivedendo i propri piani di studio, togliendo determinati crediti per aggiungerne altri su competenze specifiche dei nuovi servizi.
Il sistema sanitario deve sapere offrire una base strutturale su cui la farmacia, rinnovata e potenziata, possa poggiare ed esprimersi al meglio. «Anzitutto deve essere garantita la sostenibilità delle singole farmacie, che altrimenti farebbero fatica a investire nell’erogazione di servizi» ha osservato Erika Mallarini, SDA Bocconi. Quanto al modello organizzativo proprio delle farmacie, per Mallarini il cambiamento prevede «il passaggio da una farmacia che ha il suo cuore nel bancone, dove il paziente riceve un’assistenza che è fatta dalla combinazione tra il prodotto farmaco e la consulenza del farmacista, a una organizzazione che sconfina il bancone per erogare non farmaci/cure, ma servizi/care, seguendo il paziente dalle attività di prevenzione a quelle di monitoraggio».
Maria Vitale, Senior Project manager Agenzia di valutazione civica, Cittadinanzattiva, nel suo intervento ha spiegato che «le farmacie possono avere un importante ruolo per migliorare l’accesso alle cure dei cittadini. Dobbiamo, infatti, ricordare che l’Italia è un territorio fatto di milioni di abitanti che vivono in piccoli centri e che con la desertificazione sanitaria a cui assistiamo, rischiano di trovarsi senza servizi sanitari, sia in termini di prevenzione che di cura». Dall’osservatorio nazionale di Cittadinanzattiva emerge che è forte la fiducia che i cittadini hanno nei confronti del farmacista, anche se ancora dobbiamo testare la fiducia su questi nuovi servizi.
Al convegno erano presenti i rappresentanti di Federfarma sul territorio, che hanno riportato i dati, i successi e le criticità emerse nel corso degli anni di sperimentazione della Farmacia dei Servizi nei loro territori. Esperienze che hanno permesso di elaborare proposte e auspici per il futuro: Marco Meconi ha spiegato che per costruire un nuovo modello di farmacia dei servizi è più che mai necessaria «la collaborazione di tutti gli attori della sanità, dal servizio sanitario regionale ai medici di medicina generale, dagli infermieri alle associazioni ai caregivers. Dobbiamo essere una squadra, solo così sarà possibile prendere davvero in carico i pazienti». Andrea Bellon ha riportato l’esperienza della Regione Veneto con l’avvio, nell’ambito dei nuovi servizi in farmacia, del progetto di televisita, che ha raccolto l’attenzione anche a livello nazionale ed è stata un grande successo. Clara Mottinelli ha anzitutto ricordato come anche la Lombardia sia un territorio caratterizzato da molti centri isolati: «Nella nostra Regione esistono oltre 2mila farmacie e un terzo di queste sono rurali. La Lombardia non è solo Milano, ci sono realtà ed esigenze molto diverse a cui cercare di dare risposta». Per Mottinelli il vero punto di svolta atteso è quello in cui le farmacie parteciperanno all’arricchimento del Fascicolo sanitario elettronico, «perché vorrà dire essere veramente inseriti, insieme a tutti gli altri professionisti, nella presa in carico del paziente».








