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Federfarma chiede rettifica del Dataroom di Milena Gabanelli

26 Febbraio 2025
Attualità La voce della presidenza Linea diretta con Federfarma

Con una lettera indirizzata a Milena Gabanelli e Simona Ravizza, Federfarma risponde al servizio “Gli esami in farmacia sono davvero attendibili?” del Dataroom a firma delle due giornaliste, pubblicato sul Corriere della Sera, il 24 febbraio, facendo alcune precisazioni e chiedendo la rettifica e l’integrazione delle informazioni riportate.

Federfarma, ringraziando per aver fornito l’opportunità di fare chiarezza su alcuni aspetti riguardanti le analisi con prelievo di sangue capillare che i cittadini possono effettuare in farmacia, sottolinea che si tratta di uno dei servizi disciplinati in modo preciso dallo Stato.

Entrando nello specifico dei temi sollevati nell’articolo, nella lettera viene precisato che “gli studi citati, certamente tutti di fonte autorevole, appaiono, in taluni casi, non proprio recenti e condotti su un numero esiguo di pazienti” e inoltre, “le conclusioni di alcuni di essi avvalorano l’efficacia dei Poct, riconoscendo che i risultati ottenuti con tali strumenti mostrano ‘un’accuratezza diagnostica accettabile per lo screening di individui ad alto rischio soprattutto in luoghi in cui i laboratori sono inaccessibili’”, al contrario di quanto riportato nel Dataroom.

Inoltre, Federfarma -non entrando nel merito delle prove dirette citate dall’articolo, influenzate da troppe variabili- ricorda invece che “i dispositivi utilizzati in farmacia rispondono agli standard previsti dal Regolamento (Ue) 2017/746 sui dispositivi medico-diagnostici in vitro (Ivdr) e che per garantire la qualità e la competenza nei test Poct, la norma internazionale Iso 22870:2016 stabilisce requisiti specifici per il Point of care testing”.

Poi, viene fatto notare come il farmacista che esegue il prelievo di sangue capillare sia “costantemente formato sulla corretta esecuzione dei test, seguendo una procedura standard volta a garantire la sicurezza e l’attendibilità dell’analisi stessa, prevedendo una successione di passaggi accurata e puntuale che va dall’accoglienza del paziente fino alla consegna del risultato del test”.

Sulla attendibilità degli strumenti utilizzati si sottolinea che “molti degli strumenti utilizzati nelle farmacie italiane sono proprio macchine da laboratorio che processano sia campioni di sangue capillare che campioni di sangue venoso” tanto che “innumerevoli sono i casi in cui – a parità di condizioni di esecuzione – le macchine utilizzate in farmacia forniscono risultati identici a quelle di laboratorio”.

Inoltre, “non corrisponde al vero quanto sostenuto nell’articolo circa l’assenza di obblighi per le farmacie in merito ai controlli di qualità: a norma di legge (Dm 16 dicembre 2010), infatti, “il farmacista risponde della corretta installazione e manutenzione dei dispositivi utilizzati, secondo le indicazioni fornite dal fabbricante, così come risponde dell’inesattezza dei risultati analitici, qualora questa sia dovuta a carenze nella installazione e manutenzione delle attrezzature utilizzate”.

Viene poi fatto presente che “lo scorso dicembre è stato firmato il nuovo Accordo Collettivo Nazionale (Acn) – la cui entrata in vigore è imminente” il quale “disciplina tra l’altro, in apposite e analitiche Linee guida, l’erogazione dei servizi da parte delle farmacie territoriali, ponendo tutta una serie di obblighi assai stringenti a carico delle farmacie stesse”. Lo stesso accordo dispone che “le farmacie assicurano l’utilizzo di test conformi alla normativa di riferimento ovvero aventi le caratteristiche minime di sensibilità e specificità definite dal ministero della Salute e/o dalle altre autorità competenti, ivi compresi i test ad uso professionale classificati come near patient testing (Npt) e point of care testing (Poct)”.

Nello stesso documento è previsto che “gli Accordi integrativi regionali definiscano la remunerazione dei servizi assicurati dalle farmacie a carico del Ssr, tenendo conto dei costi sostenuti; della specificità delle farmacie rurali (proprio per assicurare un’assistenza sanitaria di prossimità anche nei centri con popolazione non superiore a 5.000 abitanti)”. Quindi, sottolinea Federfarma “non si comprende, sulla base di quali presupposti la farmacia non possa eseguire prestazioni a vantaggio del cittadino con oneri a carico del Servizio sanitario regionale alleggerendo il carico sulle altre strutture sanitarie già in difficoltà”.

In conclusione, Federfarma sottolinea che “l’analisi critica che emerge dall’articolo non sembra tener conto dei molti fattori citati in precedenza che avrebbero senz’altro meritato un maggiore approfondimento” e ricorda che “ogni presidio di garanzia e di tutela per il cittadino è analiticamente assicurato dal nuovo Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti tra Ssn e farmacie” il cui varo si deve all’impegno del ministro della Salute, Orazio Schillaci.

Infine, Federfarma ribadisce “la propria disponibilità a fornire ulteriori informazioni nell’ambito di un possibile confronto sul tema”.