Torna a tutti gli articoli

Fondazione Gimbe: manovra 2026, l’apparente crescita nasconde un definanziamento

4 Novembre 2025
Articoli

La Fondazione Gimbe,  davanti alle Commissioni Bilancio riunite di Senato e Camera, ha documentato come l’apparente aumento delle risorse mascheri in realtà un definanziamento strutturale.

Tra il Fsn effettivo e quello che si sarebbe ottenuto mantenendo il livello di finanziamento stabile al 6,3% del Pil nel 2022, si registra un gap cumulato di € 17,5 miliardi nel periodo 2023–2026.

In altre parole, a fronte di miliardi sbandierati in valore assoluto, la sanità pubblica ha perso in quattro anni l’equivalente di una legge di bilancio, mentre per cittadini e Regioni crescono liste di attesa, spesa privata e diseguaglianze di accesso. «Il Disegno di Legge sulla Manovra 2026» ha dichiarato Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe «è molto lontano dalle necessità della sanità pubblica: le risorse stanziate non bastano a risollevare un Ssn in grave affanno, sono insufficienti per coprire tutte le misure previste e mancano all’appello priorità cruciali per la tenuta della sanità pubblica».

Il titolo dell’art. 63 “Rifinanziamento del Fabbisogno Sanitario Nazionale Standard” è, secondo Cartabellotta, fuorviante «perché non riporta gli importi del Fsn rideterminati a seguito dello stanziamento di nuove risorse». Per questo motivo la Fondazione Gimbe ha proposto di rinominare l’art. 63 in “Fabbisogno Sanitario Nazionale Standard” e di indicare, per ciascun anno, l’importo rideterminato del Fsn. Il boom di risorse riguarda esclusivamente il 2026, quando il Fsn crescerà di € 6,6 miliardi (+4,8%) rispetto al 2025, grazie a € 2,4 miliardi previsti dalla Manovra 2026 e, soprattutto, a € 4,2 miliardi già stanziati con le precedenti manovre, in gran parte già allocati per i rinnovi contrattuali del personale sanitario. Nel biennio successivo, invece, la crescita del Fsn in termini assoluti è irrisoria: € 995 milioni (+0,7%) nel 2027 e € 867 milioni (+0,6%) nel 2028. In rapporto al PIL, la quota destinata al FSN passa dal 6,04% del 2025 al 6,16% del 2026, per poi scendere nuovamente al 6,05% nel 2027 e precipitare al 5,93% nel 2028, delineando una tendenza in calo progressivo.

In quattro anni persi l’equivalente della legge di bilancio

«Se le cifre assolute riescono ad abbagliare l’opinione pubblica – ha commentato Cartabellotta – cambiando prospettiva emergono i tagli invisibili nel quadriennio 2023-2026». Infatti, se va riconosciuto al Governo Meloni di aver aumentato il Fsn di ben € 19,6 miliardi, cifra mai assegnata da nessun Esecutivo in 4 anni, è altrettanto vero che tagliando la quota di Fsn sul PIL dal 6,3% del 2022 a percentuali intorno al 6% negli anni successivi, la sanità ha complessivamente lasciato per strada ben € 17,5 miliardi. «Ovvero – ha chiosato Cartabellotta – nonostante gli aumenti nominali, la sanità ha perso in quattro anni l’equivalente della prossima legge di bilancio». Questo trend riflette il continuo disinvestimento dalla sanità pubblica, avviato nel 2010 e perpetrato da tutti i Governi. «L’aumento del Fsn in valore assoluto, spesso sbandierato come un grande traguardo, non è che un’illusione contabile: la quota di Pil destinata alla sanità cala infatti inesorabilmente, fatta eccezione per gli anni della pandemia quando i finanziamenti straordinari per la gestione dell’emergenza e il calo del Pil nel 2020 hanno mascherato il problema. E con la Manovra 2026 si scende addirittura sotto la soglia del 6%, toccando nel 2028 il minimo storico del 5,93%» spiega Cartabellotta.

Dunque, per rilanciare il Ssn è indispensabile avviare un rifinanziamento progressivo accompagnato da coraggiose riforme strutturali di sistema. «Perché aggiungere fondi senza riforme riduce il valore della spesa sanitaria, mentre varare riforme senza maggiori oneri per la finanza pubblica crea solo “scatole vuote”, così come è accaduto per il Decreto anziani e soprattutto per il Decreto Liste di attesa. Nonostante la stagnante crescita economica, gli enormi interessi sul debito pubblico e l’entità dell’evasione fiscale, se c’è la volontà politica è possibile pianificare con approccio scientifico un incremento percentuale annuo del Fsn, al di sotto del quale non scendere, a prescindere dagli avvicendamenti dei Governi» ha concluso Cartabellotta. In linea con le indicazioni politiche suggerite dal report Ocse sulla sostenibilità fiscale dei servizi sanitari, la Fondazione Gimbe ha presentato in audizione proposte concrete per rifinanziare il Ssn.

  1. Tassa di scopo su prodotti nocivi alla salute (sin taxes: tabacco, alcol, gioco, bevande zuccherate), oltre a imposte su extraprofitti e redditi molto elevati.
  2. Rivalutazione dei confini tra spesa pubblica e privata: revisione del perimetro Lea accompagnata da una “sana” riforma della sanità integrativa per aumentare la spesa intermediata su prestazioni extra-Lea e da una revisione mirata delle compartecipazioni alla spesa sanitaria (ticket).
  3. Piano nazionale di disinvestimento da sprechi e inefficienze, con riallocazione di risorse su servizi e prestazioni sotto-utilizzate.