Cultura del sollievo: il ruolo della farmacia
La “Giornata nazionale del sollievo” -iniziativa della Fondazione Gigi Ghirotti, con la partecipazione di Federfarma- non va considerata solo un giorno del calendario da dedicare a chi soffre di gravi patologie o è in fase terminale, ma una ricorrenza che deve spingere tutti a una nuova cultura del dolore e del sollievo. Per questo i farmacisti sono invitati a trasformarla in un impegno prolungato nel tempo, costante e quotidiano.
(Farma 7 n. 9/2024) – Vanta una storia consolidata la “Giornata nazionale del sollievo”, istituita nel 2001 e giunta ormai alla sua XXIII edizione, sempre in sintonia e collaborazione con Federfarma: una giornata organizzata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dal ministero della Salute, su iniziativa della Fondazione Gigi Ghirotti.
Cade nell’ultima domenica di maggio (quest’anno il 26), ma non vuole essere solo un giorno del calendario dedicato a chi soffre di gravi patologie o è in fase terminale, ma una ricorrenza che deve coinvolgere tutti sulla necessità di confrontarsi sulla sofferenza e di diffondere così una nuova cultura, del dolore e del sollievo.
L’obiettivo è sensibilizzare tutti -e non soltanto chi lo fa per professione- sulla necessità di sviluppare una sensibilità proattiva verso ciò che si può fare per portare sollievo, per prendersi cura di chi si trova ad affrontare situazioni sanitarie di emergenza.
La Giornata costituisce l’occasione per meditare sul tema del dolore e della sofferenza che accompagnano i malati, in particolare quelli terminali, e le loro famiglie in linea con quanto previsto dalla Legge 38/2010 sull’accesso alle cure palliative, che a livello normativo rappresenta un esempio virtuoso in Europa, anche se c’è ancora molto da fare per renderla pienamente operativa su tutto il territorio nazionale.
Nel corso degli anni l’obiettivo della giornata voluta dalla Fondazione Gigi Ghirotti (giornalista che per primo raccontò -da inviato speciale nell’ospedale- la sua esperienza di malato terminale, di cui quest’anno ricorre il 50° anniversario della morte) si è ampliato, abbracciando altre condizioni di dolore non necessariamente legate alla fase terminale della vita, che resta comunque centrale nell’attività della Fondazione.
E anche l’edizione di quest’anno ha posto l’accento e acceso i riflettori sui quattro concetti cardine: cure palliative, terapia del dolore, umanizzazione e percorsi formativi per i volontari.
Un invito che le farmacie colgono, oggi come sempre da 23 anni, perché è parte integrante del ruolo che rivestono in quanto primo presidio sanitario di prossimità, anello di congiunzione con il Servizio sanitario nazionale. Il farmacista in farmacia, infatti, è il professionista sanitario sempre pronto all’accoglienza, al confronto e al consiglio, che oltre a godere della fiducia del cittadino ha con lui anche un dialogo intimo ed empatico.
E -si sa- la prima cura rimane sempre l’ascolto, proprio quello che offrono i farmacisti in farmacia, che accolgono, dialogano e orientano ogni giorno 4 milioni di cittadini.
Ecco perché il ruolo di Federfarma e delle farmacie tutte diventa importante nella promozione della cultura del sollievo: sia informando i cittadini, sia orientandoli ai centri di ascolto (a supporto non soltanto dei malati, ma anche dei parenti e caregiver).
È inoltre importante continuare a sensibilizzare le istituzioni sul tema delle cure palliative e della terapia del dolore, garantendo quindi un supporto attivo nella promozione di una più diffusa cultura del sollievo.
Per raggiungere questi due obiettivi Federfarma invita tutti gli associati a impegnarsi, affinché la “Giornata nazionale del sollievo” si trasformi in un impegno costante e quotidiano nella lotta al dolore e nell’assistenza a chi soffre e, soprattutto, a chi si trova ad affrontare la fase terminale della vita.
Patrizia Prezioso








