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Gli italiani e le nuove frontiere della salute nel Pnrr

16 Maggio 2022
Ricerche e documenti

Una indagine condotta da Ipsos per conto di Consumers’ Forum permette di individuare come  gli italiani giudicano gli attuali servizi offerti dal loro sistema sanitario regionale e di capire che cosa ne sanno dei grandi cambiamenti che il Pnrr apporterà all’assistenza territoriale. Le lacune emerse suggeriscono di affidarsi maggiormente a mmg e farmacisti.

Sono oltre 20 i miliardi di euro individuati dal Piano di resistenza e resilienza (Pnrr) per la Mission 6, che riguarda la Sanità, e ben 7 sono destinati al territorio, al fine di potenziarne l’assistenza territoriale. Per ottenere questo obiettivo è prevista una riforma che toccherà le reti di prossimità, le strutture e la telemedicina per l’assistenza sanitaria del Ssn, tale da rendere omogenei i servizi, riducendo così le attuali disuguaglianze presenti sul territorio.

Il Governo ha recentemente dato un’accelerata al suo iter, prevedendo come termine ultimo per l’approvazione della riforma il 30 giugno. Ma cosa ne sanno i cittadini dei grandi cambiamenti che il Pnrr apporterà al Servizio sanitario? Come giudicano gli attuali servizi offerti e, soprattutto, a chi si affidano e che cosa si attendono dalla Sanità del futuro? Perché quando si parla di “prossimità” (questa è la parola chiave della riforma) bisogna necessariamente mettere al centro il cittadino, in primis il paziente, e non si può cambiare il sistema senza coinvolgere chi dovrà poi utilizzarlo e giudicarlo.

È proprio quanto si è chiesto Consumers’ Forum, l’associazione indipendente che riunisce le più importanti associazioni dei consumatori, istituzioni e associazioni di categoria, Federfarma compresa, con l’obiettivo di promuovere un’evoluzione delle politiche consumeristiche per migliorare la qualità di vita dei cittadini. Ha così organizzato una web conference intitolata “Le nuove frontiere della salute nel Pnrr. Quali ricadute per i cittadini?”, nel cui ambito è stata presentata da Chiara Ferrari, direttrice Public Affairs di Ipsos, un’interessante ricerca che misura i giudizi dell’opinione pubblica sulla sanità, sull’innovazione che la riforma apporterà, sulla telemedicina e digitalizzazione e, infine, sul tema delle cronicità. I dati raccolti -dal 31 marzo al 4 aprile 2022 su un campione di 1.000 italiani rappresentativi della popolazione per sesso, età e area geografica- permettono così d’avere il polso della situazione, d’individuare problemi e attese degli italiani nei riguardi dei servizi sanitari e di capire qual è il ruolo dei professionisti -medici e farmacisti in particolare- ai quali il cittadino desidera fare riferimento. Vediamo con quali risultati.

Cittadini e Sanità

Innanzitutto, dall’indagine Ipsos emerge un giudizio positivo nei riguardi del Servizio sanitario nazionale, visto che sette italiani su dieci promuovono i servizi erogati dalla Regione di appartenenza: per metà circa vi è la consapevolezza di godere di un’offerta sanitaria anche superiore rispetto ad altre zone del Paese (lo pensa il 47% degli adulti italiani), mentre circa un terzo (29%) pensa che i livelli qualitativi siano quantomeno comparabili a quelli delle altre regioni. Resta tuttavia un 25% dell’opinione pubblica che non si ritiene soddisfatta dei servizi proposti nella propria Regione di residenza, disegnando così un’Italia che premia le regioni del Nord e del Centro e penalizza quelle del Sud.

Positivi sono anche i dati sulle principali prestazioni sanitarie offerte, con livelli di soddisfazione elevati, per esempio, nei riguardi degli esami del sangue (86%), delle visite specialistiche (83%) e degli esami diagnostici (84%). Qui vale allora la pena di sottolineare l’ampio consenso ricevuto (80%) nei riguardi della dispensazione dei farmaci, che segue nella classifica in quarta posizione e si colloca prima delle altre voci, come visita e prescrizioni Mmg, riabilitazione, check up, ricovero e così via. Dall’indagine emerge come, per alcuni specifici servizi, il ricorso al settore privato sia alquanto consistente, obbligando il cittadino a farsene carico. Per esempio, per le visite specialistiche un italiano su 3 ricorre al privato, e così succede anche per l’acquisto dei farmaci: il 19% li compera spendendo di tasca propria (si tratta presumibilmente di medicinali di fascia C).

Sanità e Pnrr

Qui la ricerca Ipsos mette il dito sulla piaga, riscontrando che solamente il 26% degli italiani conosce le aree d’intervento previste dal Pnrr per la sanità, con un esiguo 4% di intervistati che afferma di essere “molto informato”. La maggioranza, quindi, dichiara di essere poco informata, con addirittura un cittadino su quattro (25%) che afferma di non saperne niente. E anche gli interventi che gli intervistati indicano di conoscere, come aree di potenziamento promosse dal Pnrr, sembrano più frutto di un desiderio che non di una precisa consapevolezza. In pratica, quattro italiani su dieci (37%) non hanno idea di dove andranno i fondi destinati alla sanità. Emerge così la necessità d’investire in informazione ed educazione tecnologica, per guidare la transizione verso la sanità del futuro.

Ecco allora la necessità di una massiccia campagna informativa, per far sì che il cittadino sia portato a bordo delle novità e utilizzi le opportunità che la riorganizzazione dei servizi potrà garantirgli. La stragrande maggioranza degsi apre ampio spazio al ruolo del farmacista consigliere sanitarioli intervistati (85%), per esempio, non sa nulla su cosa siano le case e ospedali di comunità, e così la carenza di informazioni contribuisce a una scarsa predisposizione al cambiamento. I cittadini risultano, peraltro, legati ai servizi tradizionali di prossimità e affermano che non vogliono rinunciare al loro medico di medicina generale (75%) e alla loro farmacia di riferimento (59%). E proprio qui si apre ampio spazio al ruolo del farmacista consigliere sanitario, che può, grazie alla capillarità della farmacia ed empatia con il cittadino, guidarlo alle future innovazioni, e svolgere comunque un ruolo importante nell’assistenza soprattutto di malati cronici.

Telemedicina e digitalizzazione

Molti finanziamenti del Pnrr saranno destinati ad ampliare e migliorare i servizi digitali, la cui utilità è stata ampiamente dimostrata durante la pandemia. Molte esperienze -pensiamo alla ricetta dematerializzata, al Cup per le prenotazioni e al Fascicolo sanitario elettronico- sono state condivise anche dalla popolazione meno alfabetizzata all’uso del digitale, dimostrando quanti ulteriori servizi sanitari potranno essere adottati in sanità. Tuttora però emerge una buona fetta di popolazione che affronta con fatica il digital (in generale il 22%, che sale al 32% se si tratta di servizi sanitari digitali), soprattutto tra le fasce più fragili come gli anziani, gli inoccupati e le persone con bassa scolarità. La sfida, quindi, è portare a bordo quanti più cittadini possibile, e anche qui importante può rivelarsi il ruolo del farmacista, grazie al suo capillare e quotidiano rapporto con la popolazione.

L’indagine conferma poi che le proposte per un potenziamento digitale della sanità sono generalmente ben accolte (73%) e la percentuale dei consensi sale al 77%, quando si propone di ampliare l’uso della telemedicina e gli strumenti di Intelligenza artificiale. Maggior entusiasmo si riscontra ovviamente da parte di chi già si ritiene ben informatizzato, anche se un 52% degli intervistati esprime dubbi sul trattamento dei dati sanitari sensibili, dimostrando particolare attenzione al problema della privacy. Ma, in generale, le forme di resistenza manifestate sembrano legate alla disintermediazione che le innovazioni comporterebbero, ancor più rilevanti in un campo così carico di emotività, come appunto la salute personale. Ecco allora l’importanza di poter contare su intermediari di fiducia, che vengono individuati dagli intervistati nel farmacista e nel medico di base. 

I pazienti cronici

La ricerca Ipsos ha infine proposto un focus sulle cronicità, visto che il 23% degli intervistati si dichiara affetto di almeno una patologia cronica (+8% rispetto alle statistiche ufficiali) e un 13% accusa più di una cronicità, vale a dire più di un cittadino su tre (36%). Ovviamente qui il punto di riferimento per il paziente risulta essere il medico specialista (53%), per il quale vengono peraltro manifestati elevati livelli di soddisfazione (89% di giudizi positivi), seguito dal medico di medicina generale con l’86%. In posizione distaccata risultano poi Asl, ospedali (8%) e distretti (1%), che ottengono però pur sempre un giudizio positivo (73%, 74% e 60%).

“Ma è di nuovo la farmacia -conclude l’indagine Ipsos- ad apparire in affiancamento del paziente, come presidio primario di accesso alle terapie, con la stragrande maggioranza dei malati cronici (87%) che vi fanno ricorso”. Un indice rilevante, tanto più se raffrontato con quelli registrati dal distretto (10%) e dall’ospedale (9%). Va, infine, sottolineata la soddisfazione unanime (ben il 91%), manifestata dai malati cronici per il servizio offerto dalle farmacie nel ritiro dei farmaci prescritti, a dimostrazione di quanto questo primo presidio sanitario territoriale sia indispensabile nell’assistenza alle cronicità. Un dato da tener ben presente, soprattutto quando si affronta il problema della scarsa aderenza terapeutica e della necessità di una presa in carico del paziente cronico.