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“Healthier Together” – 2: contrastare i fattori di rischio per la salute

14 Ottobre 2022
Ricerche e documenti

L’iniziativa “Healthier Together”, messa a punto dalla Commissione Europea e definita “Pilastro della salute”, consentirà d’individuare -come abbiamo visto nel numero 15 di “Farma 7” e qui sul nostro sito- gli strumenti per ridurre l’impatto sulla salute pubblica delle malattie non trasmissibili. Vediamo qui di seguito le iniziative proposte contro diabete, malattie cardiovascolari, patologie respiratorie croniche e, infine, le problematiche di salute mentale.

 I fattori di rischio delle malattie non trasmissibili

I principali fattori di rischio delle malattie non trasmissibili sono rappresentati da fumo, abuso di alcol, alimentazione scorretta, inattività fisica, e quindi legati prevalentemente allo stile di vita. Per diminuire l’impatto e la diffusione di questi comportamenti, l’Iniziativa “Healthier Together” (Più sani insieme)”, suggerisce agli Stati membri di attuare politiche e azioni concrete per informare i cittadini sui rischi derivanti da tali comportamenti, migliorando la loro alfabetizzazione sanitaria e promuovendo campagne di sensibilizzazione, anche attraverso i social media.

Analizziamo ora più nel dettaglio i determinanti della salute, ossia quei fattori di rischio in grado di incidere significativamente sullo stato di salute dei cittadini.

Diabete

Per diabete si intende un insieme di disordini metabolici caratterizzati da iperglicemia cronica. Il diabete di tipo 1 è genetico e autoimmune, mentre il diabete di tipo 2, identificato nel 95% delle diagnosi, è causato da un’insulino-resistenza che è spesso indotta da comportamenti alimentari scorretti. Proprio per questo, spesso può essere prevenuto o tenuto sotto controllo con una dieta sana, regolare attività fisica e astenendosi dal fumo. L’incidenza del diabete di tipo 2 aumenta in modo esponenziale con l’età, ma negli ultimi anni è stato registrato un imponente aumento di diagnosi in bambini, adolescenti e giovani adulti. Il diabete, insieme alle malattie cardiovascolari, rappresenta l’obiettivo di un’azione comune dell’Ue nell’ambito del programma Eu4Health 2022.

Il diabete di tipo 2 rappresenta uno dei più importanti problemi di salute pubblica a causa della sua elevata diffusione. Colpisce, infatti, circa il 10% della popolazione mondiale. Secondo le stime dell’Oms, nel 2045 saranno raggiunti i 780 milioni di casi, a fronte degli attuali 550, per una spesa sanitaria mondiale di 760 miliardi di dollari. Per affrontare una patologia tanto diffusa si rende necessario un approccio a più livelli e l’imprescindibile collaborazione tra tutti i professionisti sanitari sul territorio, inclusi i farmacisti.

In Europa, e in particolar modo in Italia, le farmacie, capillarmente presenti sul territorio, sono state spesso coinvolte in campagne di prevenzione e screening del diabete di tipo 2, in quanto il farmacista in farmacia può intercettare situazioni a rischio attraverso il test della glicemia o dell’emoglobina glicata, orientando il paziente verso il medico specialista per confermare la diagnosi e offrirgli utili consigli sullo stile di vita e l’alimentazione nell’ambito del follow-up. È importante rilevare tempestivamente la patologia, perché in molti casi la diagnosi precoce può aiutare a prevenire le forme severe e le relative complicazioni.

Malattie cardiovascolari

Le malattie cardiovascolari rappresentano un vasto insieme di patologie che includono quelle del cuore, vascolari, del cervello e dei vasi sanguigni. Molte di queste sono legate all’avanzamento dell’arteriosclerosi, altre si manifestano sotto forma di cardiopatie reumatiche, congenite, cardiomiopatie o aritmie cardiache. Rappresentano la principale causa di mortalità nell’Unione europea, con 1.8 milioni di decessi ogni anno, gravando per 210 miliardi di euro sui sistemi sanitari nazionali.

Oltre a sesso, età, condizione socioeconomica, fattori ambientali e familiarità, i fattori di rischio variabili includono ipertensione, diabete, obesità, ipercolesterolemia, fumo, stress, disturbi del sonno, sedentarietà, alcol e alimentazione scorretta. Il cancro e le malattie cardiovascolari condividono, inoltre, diversi fattori di rischio e meccanismi fisiopatologici. I Paesi aderenti all’Iniziativa europea concentrano la propria azione in questo ambito su:

  1. Attività di prevenzione
  2. Attività di screening per l’individuazione precoce delle patologie e dei fattori di rischio
  3. Migliorare l’accesso alle cure sul territorio attraverso la medicina personalizzata e di genere
  4. Aumentare la consapevolezza e l’educazione sanitaria dei pazienti

Malattie respiratorie croniche

Le malattie respiratorie croniche sono patologie che interessano le vie aeree e altre componenti dei polmoni. Alcune tra le più comuni sono la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), l’asma e l’ipertensione polmonare. Inoltre, la malattia polmonare interstiziale (Ild) include un vasto gruppo di patologie polmonari croniche che causano fibrosi polmonare. Queste malattie rappresentano l’8% di tutti i decessi annui in Europa, di cui il 3% a causa della Bpco. Quasi il 6% della popolazione europea ha riferito di soffrire di una forma d’asma. I tassi di mortalità variano soprattutto a seconda del sesso: gli uomini sono, infatti, statisticamente più propensi a contrarre questo tipo di patologie. Diverse forme di asma e Bpco sono tuttavia prevenibili o curabili.

I fattori di rischio più importanti sono rappresentati da fumo (anche passivo), esposizione cronica ad agenti inquinanti, come polveri sottili e allergeni, esposizione prolungata a prodotti chimici e polvere. L’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio per numerose patologie, non soltanto respiratorie croniche, ma anche cardiovascolari, come indicato nelle più recenti linee guida dell’Oms sui danni alla salute legati all’esposizione agli agenti atmosferici inquinanti (Aqg).

Il trattamento delle patologie respiratorie croniche tramite la riduzione dei fattori di rischio e una specifica terapia può contribuire a ridurre gli effetti individuali della malattia. Diverso è, invece, il caso dei pazienti affetti da forme d’asma grave o incontrollata, che hanno bisogno di una valutazione diagnostica più ampia. In questo ambito, le aree di azione prioritarie sono rappresentate dalla prevenzione dell’insorgenza e della progressione delle patologie respiratorie croniche, in particolare la Bpco, attraverso campagne di sensibilizzazione sui fattori di rischio e dal potenziamento, a livello nazionale, degli screening per la diagnosi precoce.

Salute mentale e disturbi neurologici

La promozione della salute mentale e del benessere è espressamente menzionata nell’Obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (numero 3.4), in un capitolo dedicato. Già nel 2018, la salute mentale e i disturbi neurologici erano stati inseriti in un apposito programma della Nazioni Unite, in quanto riconosciuti come un insieme di specifiche patologie. Nello stesso anno, il Gruppo direttivo europeo per la promozione della salute, la prevenzione delle malattie e la gestione delle malattie non trasmissibili (Sgpp – un gruppo di esperti composto da rappresentanti dei ministeri della Sanità dei paesi dell’Ue) è stato formalmente istituito per sostenere gli Stati membri nel conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile in materia di salute.

Prima della pandemia, circa 84 milioni di persone in Europa soffrivano di problemi di salute mentale, per una spesa sanitaria di oltre 600 miliardi di euro annui, più del 4% del Pil. I dati mostravano, inoltre, un aumento dell’incidenza nei giovani di età compresa tra i 12 e i 24 anni, in particolare con comorbilità di tipo cronico, nelle aree rurali e con un basso tasso di alfabetizzazione. Il Covid ha aggravato questa situazione già preoccupante, facendo registrare una significativa diminuzione del benessere mentale e un aumento di stati d’ansia, depressione e solitudine nella popolazione di tutte le fasce d’età. Nel biennio 2020-2021 è stato anche registrato un deciso aumento dei disturbi del sonno, in particolare tra giovani, disoccupati e persone in condizioni di indigenza.

Nel corso della pandemia, in particolare, i tassi di mortalità per suicidio, un importante indicatore della salute mentale nell’ambito degli obiettivi di sviluppo sostenibile, sono rimasti invariati, o addirittura diminuiti nel corso dei primi mesi, forse perché l’incertezza di quel momento ha suscitato anche sentimenti di unione, speranza e resilienza.

Il problema di salute mentale più diffuso in Europa, invece, rimane l’ansia, seguito da depressione, dipendenza da tabacco, dipendenza da alcol (Aud), e altri come schizofrenia e disturbo bipolare. Si tratta di disturbi che hanno un impatto tale da riverberare, spesso, in altri ambiti come il lavoro, la vita sociale, le relazioni interpersonali. Situazioni di disagio o sofferenza come indigenza, disoccupazione, instabilità finanziaria, analfabetismo, violenza domestica, rappresentano fattori di rischi consolidati per questo tipo di patologie.

La Commissione Europea svolge da anni un’intensa attività volta a implementare politiche per migliorare la salute mentale della popolazione e attenuare l’impatto delle malattie non trasmissibili, attraverso un approccio basato sui quadri strategici internazionali e, in particolare, sugli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Le attività della Commissione si concentrano sull’integrazione delle politiche dei Paesi dell’Ue.

I disturbi neurologici sono condizioni relative al sistema nervoso centrale o periferico. Le principali malattie neurologiche non trasmissibili sono l’Alzheimer, la demenza, condizioni cerebrovascolari come ictus, morbo di Parkinson, sclerosi multipla, epilessia. Queste patologie sono la principale causa di attesa di vita corretta per disabilità (Disability-Adjusted Life Years o Daly) e la loro incidenza aumenta in modo direttamente proporzionale all’età. Nei prossimi anni, con l’aumentare dell’età media della popolazione europea, ci sarà una crescente domanda di servizi di cura, riabilitazione e supporto proprio per questi disturbi.

• Alzheimer – Nel 2018 in Europa vi erano 9,1 milioni di persone affette dal morbo di Alzheimer o da altre forme di demenza, e si stima che nel 2040 ammonteranno a circa 14,3 milioni. Sebbene vi sia una forte predisposizione genetica a questo tipo di patologie, sono stati identificati 12 fattori di rischio sui quali si può intervenire, per ritardare o prevenire il 40% circa delle forme di demenza. Questi fattori sono: fumo, alcol, obesità, inquinamento atmosferico, alfabetizzazione, traumi cranici, diabete, ipertensione, mancanza di esercizio fisico, depressione, sordità e isolamento sociale.

• Demenza – Una diagnosi precoce può aiutare a rallentare l’insorgenza della malattia. È tuttavia difficile distinguere la demenza dalla depressione nelle sue fasi iniziali: entrambe le malattie disturbano la memoria, riducono l’iniziativa e la capacità decisionale e portano a percezioni errate e spesso ad abbandonare la vita sociale. Credenze negative e stereotipate sulla demenza tendono ad amplificarne gli aspetti di progressiva perdita non solo di memoria, ma di tutte le abilità cognitive ed emozionali, attraverso un processo di stigmatizzazione, e influiscono considerevolmente su come le persone si relazionano con il malato. Tutto ciò ha inevitabili ricadute sulla qualità della vita non soltanto del paziente, ma anche dei caregiver, che spesso trovano difficoltà nel sentirsi ascoltate e comprese, e quindi nel chiedere aiuto per trovare una risposta alle proprie necessità.

• Ictus – Evidenze scientifiche indicano come il 90% di tutti i casi di ictus sia prevenibile, intervenendo sui fattori di rischio variabili, e il 75% dei casi migliorando comportamenti individuali come fumo, alimentazione scorretta o bassi livelli di attività fisica.

• Parkinson – I criteri attuali definiscono la malattia di Parkinson come la presenza di bradicinesia combinata con tremore a riposo, rigidità, o entrambi; la patologia, però, si presenta spesso con sintomi variegati e non motori e, quindi, è difficilmente diagnosticabile nelle sue fasi iniziali. Nel 2016, 900.000 persone convivevano con una diagnosi di Parkinson e la sua incidenza è in aumento in tutto il mondo.

Attualmente non esiste una terapia in grado di rallentare o fermare la sua progressione. Ciò implica anche che la diagnosi precoce della malattia non è sinonimo di migliori opzioni terapeutiche, o migliori esiti delle cure. La gestione della malattia di Parkinson richiede pertanto un approccio a più livelli, condiviso tra i diversi professionisti sanitari e personalizzato sulle esigenze specifiche del paziente. Nei Paesi Bassi, questo approccio è stato sviluppato nel progetto “ParkinsonNet”, che oggi è diffuso su tutto il territorio nazionale.

Per affrontare la crescente incidenza dei disturbi neurologici nella popolazione, gli Stati membri possono sostenere politiche sanitarie volte a:

  1. Istituire progetti nazionali ad hoc per aumentare la consapevolezza dei cittadini, implementare campagne di screening coinvolgendo l’intera catena di cura.
  2. Lanciare campagne di sensibilizzazione per dissipare i miti sulla malattia e lo stigma associato alla demenza.
  3. Investire sulla prevenzione e la diagnosi precoce, in particolare del morbo di Alzheimer.
  4. Implementare modelli di assistenza incentrati sui pazienti, per gestire al meglio i suoi bisogni di salute e sostenere una migliore qualità della vita, anche dei suoi caregiver.

 

Aree prioritarie per un’azione coordinata

A conclusione di questa analisi del progetto “Healthier Together” vale la pena di ricordare quelle che la Commissione europea indica come aree prioritarie, che i Paesi membri dovrebbero attuare in sinergia, per un approccio veramente collaborativo:

• La riduzione delle disuguaglianze sanitarie e dell’onere delle malattie non trasmissibili, attenuando alcuni determinanti sociali come povertà e livello di istruzione attraverso l’alfabetizzazione sanitaria e digitale.
• La diffusione degli strumenti digitali a supporto di campagne di promozione della salute, di prevenzione e screening e gestione delle malattie.
• Maggiori investimenti nella promozione della salute da parte dei sistemi sanitari nazionali.
• Il potenziamento dei programmi di screening attraverso azioni mirate per includere le fasce di popolazione generalmente non coinvolte in queste attività, per ragioni di carattere linguistico, culturale, o prive di alfabetizzazione sanitaria.
• L’implementazione di linee guida aggiornate e basate sull’evidenza per i professionisti sanitari sul territorio.
• Il sostegno ai pazienti affetti da malattie non trasmissibili e ai loro caregiver per una maggiore integrazione sociale.
• La regolamentazione e il potenziamento delle attività di raccolta dati sulle malattie non trasmissibili e i determinanti della salute, per favorire l’elaborazione di strategie sanitarie efficaci da parte dei decisori politici.