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IA di massa tra gli italiani: l’uso cresce, ma fiducia e competenze restano basse

4 Febbraio 2026
Attualità

L’intelligenza artificiale è uscita dai laboratori ed è entrata nella vita quotidiana: ricerca di informazioni, studio, lavoro, acquisti e intrattenimento. Ma l’Italia la sta adottando con un mix di curiosità e diffidenza. È la fotografia di un’indagine Euroconsumers (rete che include Altroconsumo), condotta a settembre 2025 su 2.000 italiani 18–74 anni e replicata in altri Paesi europei nel Consumer Empowerment Project.

Il primo dato è la “visibilità” crescente dell’IA: gli italiani dicono di percepirla più di un anno fa in molti ambiti. L’area dove si nota di più è informazione e media: il 75% la considera abbastanza o molto presente (+6 punti rispetto al 2024), spinta da strumenti di IA generativa come chatbot, generatori di immagini e sintesi automatiche. Aumenta anche la percezione in settori come formazione/istruzione, salute e benessere, comunicazione, cultura e acquisti (con incrementi fino a +7% sul 2024).

La consapevolezza, però, corre più delle competenze: solo il 33% si sente davvero in grado di usare la maggior parte dei servizi basati su IA (in crescita, ma sotto la media europea del 40%). Il divario generazionale è netto: tra over 60 non attivi professionalmente si dichiara competente il 19%, mentre tra i 18–26 anni si arriva al 56%. Un gap che rischia di diventare una nuova forma di esclusione digitale.

A trainare l’adozione è l’IA generativa: la usa il 48% degli italiani (+20 punti in un anno) e il 14% lo fa spesso o ogni giorno. Ma cresce anche il senso critico: la soddisfazione per i risultati scende al 55% (-3 punti), segnale che molti iniziano a riconoscere limiti ed errori, comprese le risposte “convincenti ma sbagliate”.

Quanto all’impatto sulla vita, prevale la neutralità: per il 53% l’IA non ha cambiato nulla, e solo il 34% vede benefici concreti (meno della media degli altri Paesi dell’indagine). Il tema più divisivo è la qualità dell’informazione: il 43% parla di effetto positivo, ma il 26% di effetto negativo, con preoccupazioni su disinformazione, deepfake e affidabilità delle fonti. Sul lavoro, il 68% non percepisce impatti rilevanti; l’indagine segnala anche che l’adozione nelle imprese italiane nel 2025 resta limitata (16%, seppure in crescita).

Guardando al futuro, pesa più la cautela che la fiducia: il 66% teme manipolazioni dell’opinione pubblica; il 58% è preoccupato per privacy e sicurezza dei dati (pur riconoscendo i vantaggi della personalizzazione); il 27% teme decisioni discriminatorie; il 45% prevede più posti di lavoro distrutti che creati. In generale, solo poco più di un terzo dichiara fiducia nell’uso responsabile dell’IA da parte delle aziende e nell’efficacia dei controlli pubblici. Il messaggio finale è chiaro: l’IA è ormai di massa, ma senza alfabetizzazione e trasparenza rischia di ampliare disuguaglianze e sfiducia.

Cosa cambia oggi in farmacia

  • Più pazienti arriveranno con informazioni generate da IA: serve verifica delle fonti e counselling “anti-disinformazione”.

  • Utile definire regole interne: quando usare strumenti IA (testi, materiali informativi, supporto operativo) e quando no.

  • Attenzione a privacy: mai inserire dati sensibili dei pazienti in strumenti non autorizzati; formare il team su rischi e buone pratich