Il futuro del mercato farmaceutico in Europa
L’esperto di questioni economiche del Pgeu, Antonio Grasso, ha scritto per “Farma 7” questo articolo, in cui, partendo dalle recenti crisi (Covid e Ucraina), analizza i probabili sviluppi del mercato farmaceutico europeo. Ecco quali potranno essere i prossimi scenari e quali sfide e opportunità le farmacie potrebbero dover affrontare domani.
I dati relativi al mercato farmaceutico europeo possono offrire un’indicazione importante anche sui trend che riguarderanno il settore nei prossimi anni. Tracciamo, quindi, un quadro d’insieme sui principali fattori che stanno già cambiando le caratteristiche strutturali del mercato farmaceutico europeo, con l’obiettivo di anticipare, per quanto possibile, eventuali sfide e opportunità che le farmacie dovranno affrontare nei prossimi anni.
L’impatto delle crisi globali sul mercato farmaceutico
• La crisi Covid 19 – Un’analisi del mercato farmaceutico non può iniziare senza un breve riferimento all’impatto causato dal Covid-19 sul settore in questi due ultimi anni. Osservando l’evidenza disponibile sull’andamento del mercato europeo, dall’inizio della pandemia nel marzo 2020, si può sostenere che attualmente il mercato è tornato ai trend di crescita pre-pandemia. Dopo un iniziale picco nella domanda di medicinali, registrato nella primavera 2020, e dopo l’impatto incrementale della disponibilità di vaccini e di trattamenti legati al Covid-19 sul mercato a partire da inizio 2021, ci si aspetta ora una diminuzione nella spesa per tali vaccini e per le cure legate al virus. Tuttavia, le conseguenze della pandemia sulla sostenibilità dei sistemi sanitari continuerà a farsi sentire nel medio-lungo periodo, provocando nei governi la necessità di bilanciare due esigenze: quella di garantire l’accesso ai farmaci e ai servizi sanitari, con quello di tenere la spesa pubblica sanitaria e farmaceutica sotto controllo.
• La crisi Ucraina – Un’altra crisi che ha impattato il mercato farmaceutico europeo è quella attualmente sviluppatasi con il conflitto innescato dalla Russia in Ucraina. Fino ad aprile, è stato rilevato che la crisi ucraina ha avuto impatti sulla catena di distribuzione dei medicinali in termini di aumenti di prezzi e volume dei prodotti, causando problematiche legate allo stock di farmaci disponibili, oltre alle sfide per poter garantire l’accesso ai medicinali e ai servizi sanitari ai rifugiati in Polonia e negli altri Paesi UE confinanti con l’Ucraina. Rispetto a questo, le autorità pubbliche e gli stakeholder, imparando dall’esperienza col Covid-19, hanno dimostrato una maggiore capacità di coordinazione e velocità di reazione, rispetto allo shock portato alla supply-chain dalla crisi ucraina.
• La crisi inflazione – Un fattore che in questi mesi sta avendo un impatto enorme su diversi settori economici e sul funzionamento delle catene di valore è l’aumento dell’inflazione. Nel settore farmaceutico il rialzo dei prezzi è relativamente limitato, se confrontato con altri settori, probabilmente grazie al fatto che la spesa farmaceutica è soggetta a tetti massimi di spesa in tutti i Paesi. Tuttavia, una serie di settori collegati a quello farmaceutico -come quello della distribuzione, del trasporto e della produzione di materie prime- subiscono un impatto molto piú marcato. Nel breve termine, quindi, è probabile che tale impatto in altri settori si ripercuota sui costi che gli attori operanti lungo la filiera farmaceutica dovranno affrontare.
L’innovazione farmaceutica: come cambiano i canali di distribuzione
Negli ultimi anni, e anche in questi mesi, le caratteristiche del mercato farmaceutico europeo stanno cambiando anche in ragione di alcune dinamiche sostanziali sia sul piano commerciale -cioè in termini di business models– sia su quello tecnologico, con l’accelerazione delle piattaforme attive in sanità digitale.
Il fattore che contribuisce maggiormente ad accelerare gli sviluppi commerciali e tecnologici è senz’altro l’innovazione. In ambito farmaceutico, l’innovazione sui farmaci si sviluppa lungo tre segmenti di mercato principali. Secondo recenti dati Iqvia, il mercato tradizionale, sul quale operano le farmacie, rappresenta il 46% del valore totale del mercato farmaceutico e il 95% del volume totale dei prodotti farmaceutici disponibili sul mercato, con un tasso di crescita stimato che si attesta, sulla base dei dati 2019-2020, intorno al 3%.
Il segmento delle cosiddette specialty medicines o high-value products -ossia i prodotti farmaceutici innovativi- registra un tasso di crescita superiore di circa 11%, e si attesta al 47% del valore del mercato farmaceutico, pur costituendo solamente un 5% sul totale dei prodotti farmaceutici disponibili sul mercato. Un segmento di mercato ancor piú di nicchia è quello costituito dalle medicine ultra-innovative, che comprende il mercato delle orphan medicines e delle terapie geniche, le quali riportano un tasso di crescita del 22%, attestandosi per il momento al 7% del valore di mercato, con appena lo 0,2% del volume totale. Questo segmento -dato il suo significativo tasso di crescita- ricoprirà molto probabilmente un valore di mercato sempre piú importante nei prossimi anni.
Il crescente peso delle specialty medicines e delle ultra-innovative medicines nel mercato farmaceutico può, infatti, influire sull’importanza dei diversi canali di distribuzione del farmaco nel corso degli anni. In particolare, il canale ospedaliero rimane quello privilegiato per la distribuzione del farmaco innovativo, per cui esso fa registrare una crescita di valore di mercato superiore rispetto al canale di distribuzione al dettaglio, ossia quello in cui operano le farmacie.
Tuttavia, il quadro di questo andamento non è uniforme in Europa, con alcuni Paesi, come per esempio Germania, Svezia o Svizzera, in cui il valore del mercato della distribuzione al dettaglio rimane sostanzialmente più elevato di quello del canale di distribuzione ospedaliero. Dunque, non è sempre detto che i farmaci innovativi debbano essere necessariamente distribuiti tramite gli ospedali, poiché esistono già esempi di Paesi in cui tali medicinali vengono dispensati tramite le farmacie.
Strategie di business e integrazione verticale nella filiera
L’innovazione farmaceutica non è l’unico fattore che sta cambiando la distribuzione dei farmaci in Europa. Infatti, vi sono dinamiche più strettamente legate a cambiamenti nei business model e negli investimenti di alcuni dei più grandi operatori sul mercato europeo. Tali operatori, in passato, hanno dimostrato di saper adattare le proprie strategie di business per rispondere ai cambiamenti nella regolamentazione della filiera farmaceutica in alcuni Stati membri dell’Unione europea e ad altri fattori che hanno influenzato le dinamiche del mercato, come per esempio le crescenti pressioni sui margini di profitto delle diverse componenti della filiera.
Tuttavia, negli ultimi anni, McKesson, Walgreens Boots Alliance (Wba) e The Phoenix Group, le principali società multinazionali operanti nel campo della distribuzione farmaceutica intermedia, hanno scelto di modificare i propri modelli di business. Così facendo, tali operatori si sono discostati con abilità dal tradizionale ruolo che li legava alla distribuzione, per investire sempre più nell’acquisizione di farmacie.
In particolare, nell’ultima parte del 2021, vi sono stati significativi sviluppi di mercato per quanto riguarda le scelte d’investimento di tali operatori sul mercato europeo. McKesson, per esempio, pare aver scelto una strategia di ‘’opt-out’’ dal mercato europeo, per cui ha trovato un accordo con uno degli altri grandi operatori in Europa, mentre The Phoenix Group lo ha fatto per vendere le proprie filiali di distribuzione e dettaglio in sei Paesi europei, cioè Francia, Italia, Irlanda, Portogallo, Belgio e Slovenia.
Questo implica che Phoenix diventerà il più grande operatore nel campo della distribuzione farmaceutica intermedia in Europa, con società di distribuzione all’ingrosso attive in 31 Paesi, posto che l’acquisizione dei business di McKesson sia approvata dalle autoritá competenti. Phoenix avrà così anche piú di 3.500 farmacie di sua proprietà nel continente (prevalentemente sotto il brand Benu) e raggiugerà più di 13.500 farmacie tramite i propri programmi di partnership.
Allo stesso modo, McKesson intenderebbe disfarsi dei propri business di distribuzione (sia intermedia che al dettaglio?) nel Regno Unito, Norvegia, Austria e Danimarca e proprio in questi Paesi si registra l’interesse di alcuni gruppi di investimento per l’acquisto di tale business.
Allo stesso tempo, anche Wba sembra seguire una strategia di focus sul mercato americano, per la quale il gruppo ha venduto il proprio marchio di distribuzione intermedia Alliance Healthcare ad AmerisourceBergen. Quest’ultimo gruppo avrà di conseguenza il proprio business di distribuzione al dettaglio presente in 12 Paesi europei con un network consistente di 7.200 farmacie in 10 Paesi europei sotto il programma di partnership Alphega pharmacy. Inoltre, WBA sta per vendere il suo principale brand di farmacie nel Regno Unito, Boots, per il cui acquisto sono interessati diversi fondi di investimento.
Lo sviluppo dei canali di distribuzione on line
Alcuni gruppi di farmacie online si sono sviluppati in Europa negli ultimi anni, con un potenziale enorme, in termini di popolazione di pazienti, che possono raggiungere in diversi Paesi. I gruppi piú consolidati sono Zur Rose, Shop Apotheke, NewPharma e Atida, presenti in almeno sei Paesi europei a testa, con un potenziale di bacino di utenza che varia dai 4 milioni di pazienti per Atida ai 12 milioni per Zur Rose.
Questi operatori del mercato farmaceutico online -che vengono definiti come le classiche farmacie online o e-pharmacies– si rivolgono, nei mercati in cui hanno la possibilità di vendere il farmaco etico, a malati che presentano condizioni croniche o che ricorrono a trattamenti abitudinali, consentendo così di prevedere il tipo di farmaci che sarà richiesto da pazienti con tali caratteristiche, e garantendo una consegna veloce di tali farmaci.
Tuttavia, tali operatori fronteggiano già diverse difficoltà nel segmento del mercato online, poiché in questo ambito si stanno affacciando le grandi piattaforme multinazionali, come Amazon, e questo costringerà anche le e-pharmacies a cambiare i propri business models, per rendere la consegna dei farmaci più rapida e conveniente. Zur Rose, per esempio, sta già in parte adattando il proprio business models per anticipare la minaccia proveniente dalle piattaforme online, cercando di stringere partnership con le farmacie “pestello e mortaio” in Germania e negli altri Paesi in cui opera.
Inoltre, possibili partnership potranno nascere tra i big della filiera farmaceutica, come Boots, Dr. Max & Benu pharmacies, con le farmacie online, puntando sull’interesse reciproco di questi operatori a espandere il proprio network, puntando sulle economie di scala.
Le strategie delle farmacie in un mercato dinamico
A fronte di questi sviluppi, le farmacie indipendenti possono rispondere proponendo una risposta di network, come sta succedendo in Germania, dove diverse farmacie indipendenti si sono unite in piattaforme di partnership come gesund.de per offrire nuovi servizi digitali ai pazienti.
In generale, i trend di cui abbiamo discusso fanno presumere che le farmacie potrebbero, nel prossimo futuro, fronteggiare una forte pressione in termini di sostenibilità. Tale pressione è attribuibile al restringersi degli spazi di mercato a causa dei tre fattori già prima menzionati:
- i nuovi farmaci altamente innovativi che accresceranno il valore di mercato di questo segmento e ridurranno quello dei farmaci distribuiti in farmacia
- i tre big operatori del mercato della distribuzione intermedia che stanno ridisegnando i loro investimenti in Europa nella prossima decade
- l’avvento dell’e-commerce nel settore delle farmacie, con i grandi gruppi di farmacie online operanti a livello multinazionale, che potrebbero restringere il segmento tradizionale di mercato per le medicine
Tuttavia, ci sono modelli nuovi di cooperazione tra le farmacie che possono essere perseguiti, permettendo così un’adeguata risposta alle sfide derivanti dalle evoluzioni del mercato farmaceutico. Le farmacie possono, infatti, investire in modelli di cooperazione e di sviluppo omnichannel, trasformando il proprio modello d’impresa per superare il concetto di in-store business, promuovendo così un’offerta che includa interazioni con i pazienti attraverso numerosi canali di distribuzione (per esempio app, servizi sanitari digitali, ecc.), da integrare con l’offerta tradizionale e con la crescente proposta di nuovi servizi sanitari in farmacia.








