Import-export dei farmaci: la posizione dell’Italia
L’industria farmaceutica europea viaggia a velocità record e si conferma uno dei pilastri più solidi dell’economia dell’Unione. Nel 2025, secondo i dati Eurostat, le esportazioni di prodotti medicinali e farmaceutici verso i Paesi extra‑Ue hanno raggiunto i 366,2 miliardi di euro, con un incremento del 16% rispetto all’anno precedente. Le importazioni si sono attestate a 145,7 miliardi, generando un surplus commerciale senza precedenti, pari a 220,5 miliardi di euro. Numeri che raccontano un settore in piena espansione e sempre più centrale negli equilibri economici globali.
In questo scenario di crescita, l’Italia occupa una posizione strategica spesso sottovalutata.
Se da un lato i riflettori sono puntati sull’Irlanda -primo esportatore europeo con 93,8 miliardi di euro- e sulla Germania, dall’altro il nostro Paese emerge come primo importatore di farmaci e prodotti farmaceutici extra‑Ue, con 27,5 miliardi di euro nel solo 2025. Un dato che, letto superficialmente, potrebbe sembrare un segnale di dipendenza. In realtà, racconta molto di più
L’Italia, infatti, è uno dei principali hub produttivi e di trasformazione farmaceutica d’Europa. L’elevato livello di importazioni riflette la forte integrazione dell’industria nazionale nelle catene globali del valore: principi attivi, intermedi e specialità medicinali entrano nel Paese per essere lavorati, confezionati, trasformati o distribuiti. È il segno di un sistema industriale avanzato, capace di operare su scala internazionale e di attrarre investimenti.
Non a caso, il settore farmaceutico rappresenta una delle eccellenze del manifatturiero italiano per valore aggiunto, occupazione qualificata e capacità di innovazione. Dalla produzione conto terzi ai farmaci biotecnologici, l’Italia è un partner imprescindibile per le grandi multinazionali e per i mercati europei. Un ruolo che ha ricadute dirette anche sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla continuità terapeutica, temi particolarmente sensibili per i farmacisti.
A livello globale, gli Stati Uniti restano il principale interlocutore commerciale dell’Europa: assorbono il 43,8% delle esportazioni farmaceutiche extra‑Ue e sono anche la prima fonte di importazioni. Ma i dati Eurostat mostrano anche una crescente dipendenza dalla Cina, terza origine delle importazioni europee di prodotti farmaceutici. Una criticità già emersa durante la pandemia e che rende ancora più strategica la presenza di un’industria forte e radicata come quella italiana.
Per i farmacisti, questi numeri non sono solo statistiche macroeconomiche. Raccontano un settore in cui l’Italia gioca un ruolo decisivo, influenzando disponibilità dei medicinali, stabilità delle forniture e sviluppo dell’innovazione. Comprendere il valore dell’industria farmaceutica nazionale, infatti, significa riconoscere che la farmacia è l’ultimo anello di una filiera complessa, altamente specializzata e sempre più globale, nella quale il nostro Paese è protagonista.








