In prima pagina aumento dei tassi e demografia
Una panoramica sui principali argomenti trattati dai mass-media nel periodo estivo appena trascorso: dall’economia alla demografia e al tasso di mortalità in calo, fino alla medicina di genere e al rapporto salute/povertà
La Federal Reserve ha aumentato i tassi undici volte nel periodo compreso tra il 16 marzo 2022 e il 26 luglio 2023. La Bce ha perseguito una politica ancora più stringente: gli interessi erano a zero quando, il primo luglio del 2022, sono iniziati gli aumenti che hanno portato, il 27 luglio 2023, il tasso di riferimento al 4,25%. Per quanto riguarda gli Usa, secondo il premio Nobel Paul Krugman “la missione della Fed è compiuta e il soft landing è riuscito. Ora la Fed deve fermarsi e con l’occasione rivedere dal 2 a un più realistico 3% il punto di approdo dell’inflazione. È dove siamo arrivati senza pagare lo scotto della disoccupazione”. Ma il governatore della Fed, Jerome Powell, ha ribadito che l’obiettivo dell’inflazione resta il 2%: “Siamo pronti ad alzare ulteriormente i tassi, se necessario, e intendiamo mantenere la politica a un livello restrittivo fino a quando non saremo certi che l’inflazione si stia muovendo in modo sostenibile verso il nostro obiettivo”. (La Repubblica Affari & Finanza – 28.8.23)
La bolla immobiliare cinese. Il colosso immobiliare cinese Evergran ha chiesto la ristrutturazione del proprio debito contratto sul territorio americano. Tale richiesta è giunta inaspettata, poiché Evergran aveva già fissato la riunione per discutere il piano di rientro con i creditori, contando di vendere la sua società di veicoli elettrici per ricavarne circa 500 milioni di dollari. La bolla del mercato immobiliare cinese non è una novità per i mercati finanziari internazionali, poiché dura da almeno cinque anni. Il problema ora è che il collasso si sta diffondendo alle società finanziarie, i cosiddetti trust, che hanno raccolto denaro presso piccole imprese e investitori privati, promettendo rendimenti anche fino al 15%, di fatto impossibili da raggiungere. (La Repubblica – 19.8.23)
La svolta del Brics. Durante il 15° summit del blocco Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) si è deciso di avviare una fase di espansione includendo, da gennaio 2024, sei nuovi membri: Argentina, Etiopia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Iran. Così il gruppo potrà contare “sul 36% del Pil mondiale e sul 47% della popolazione dell’intero pianeta”, ha dichiarato il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, assicurando che il Brics non intende porsi in competizione con il G7 né con il G20. Uno dei principali obiettivi del gruppo è contrastare l’egemonia del dollaro quale moneta di riferimento negli scambi internazionali, definendo un sistema di pagamento alternativo. (Il Messaggero – 25.8.23)
Demografia: l’Italia invecchia. “Oggi in demografia il rapporto tra persone anziane, cioè con più di 65 anni, e persone in età lavorativa, dai 20 ai 64 anni, è dell’ordine di 30/35: ci sono 30/35 ultrasessantacinquenni per ogni 100 potenziali lavoratori” afferma Gian Carlo Blangiardo, ordinario di demografia e già presidente dell’Istat. “Il problema è che nell’arco di 4 decenni questo rapporto raddoppierà: 60 pensionati per ogni 100 potenziali lavoratori, il che vuol dire che raddoppia anche la quota di Pil che va in spesa previdenziale”. (Italia Oggi – 23.8.23)
…e il tasso di mortalità diminuisce. Nel 2023 la mortalità è in calo e si avvia a tornare ai livelli pre-Covid. “Da un lato è ripartita la prevenzione oncologica, ma è anche merito delle vaccinazioni” commenta l’epidemiologo Giovanni Rezza. Negli anni della pandemia, il Covid aveva causato un incremento della mortalità: hanno inciso non solo i decessi direttamente collegati a quella patologia, ma anche l’affaticamento del sistema sanitario, provato dall’emergenza, e il minore ricorso alla prevenzione, in particolare sul fronte oncologico. (Il Messaggero – 30.8.23)
La stampa ha parlato anche di…
Medicina di genere. “Non basta aumentare il numero di donne negli studi clinici controllati se le malattie sono diverse nei due sessi” afferma il farmacologo Silvio Garattini, sottolineando che occorre, dall’inizio degli studi in vitro fino agli studi clinici di fase 3, “sviluppare protocolli diversi, indipendenti per il maschio e per la femmina”. Per il futuro, “la legge dovrebbe renderli obbligatori, ma -sottolinea Garattini- c’è tutto il pregresso che andrebbe rettificato a livello europeo e nazionale”, per evitare che le donne continuino a essere trattate “con farmaci che sono stati studiati prevalentemente nei (e per i) maschi”. (Avvenire – 20.8.23)
Quando la salute crea povertà. In Italia circa 1,3 milioni di famiglie, pari al 5,17% del totale, spendono mensilmente oltre il 20% dei propri consumi “non essenziali” per pagare cure mediche e più di 370 mila sostengono spese mediche che le portano sotto la soglia di povertà relativa. La salute, insomma, è in gran parte a carico delle famiglie: il 74,8% mette mensilmente mano al portafogli per pagare spese di assistenza medica, farmaci, visite. Prestazioni che, altrimenti, sarebbero rinviate di mesi a causa delle lunghe liste di attesa. Il fenomeno a Nord colpisce meno dell’1% delle famiglie, al Centro interessa circa l’1% e al Sud il 3-4% dei nuclei familiari. (Avvenire – 29.8.23)
Covid. Nelle ultime settimane di agosto, in molti paesi occidentali sono stati registrati aumenti di casi di infezione legati alla circolazione delle nuove varianti del Sars-CoV-2. Gli scienziati stanno studiando, in particolare, il comportamento della forma Ba.2.86, denominata Piróla. “La cosa ritenuta di particolare interesse è che, diversamente da altre varianti, manca un nesso epidemiologico tra i vari casi, ovvero i casi non sembrano collegati tra loro e con il primo” afferma Massimo Ciccozzi (unità di Statistica molecolare e di Epidemiologia del Campus Bio-Medico di Roma), che ha pubblicato con Fabio Scarpa (dipartimento Scienze mediche dell’Università di Sassari) un articolo su Journal medical virology. I sintomi di Piróla, spiega Ciccozzi, “somigliano a quelli di un’influenza importante con febbre a 38 per qualche giorno, forte raffreddore e mal di testa. Insomma non è più caratterizzata dall’asintomaticità tipica di molte varianti Omicron”. (Avvenire – 29.8.23)
(US.SM)








