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“In punta di piedi”, un progetto Iss per i primi 1000 giorni

12 Marzo 2025
Attualità

“In punta di piedi” è un documento realizzato dal Centro per la Salute delle bambine e dei bambini (Csb) avvalendosi della collaborazione dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e diverse organizzazioni del settore sanitario, educativo e sociale.

Il progetto nasce dall’esigenza di promuovere un sistema integrato di supporto alla genitorialità nei primi 1000 giorni di vita, dalla gravidanza ai primi due anni, periodo fondamentale per lo sviluppo fisico, emotivo e cognitivo di bambine e bambini e per la creazione di un ambiente familiare sicuro e stimolante.

Nel periodo “immediatamente successivo alla dimissione dal punto nascita e nei primi mesi dopo la nascita i genitori hanno bisogni che richiedono sostegno personalizzato e, in alcuni casi, interventi specifici e tempestivi, che non trovano nella maggioranza di casi alcuna risposta” si legge nel documento.

Pertanto, uno dei principali obiettivi del documento è promuovere un approccio universalistico progressivo, già presente nel Nurturing Care Framework, basato sulla prossimità e sulla collaborazione multiprofessionale tra servizi sanitari, sociali ed educativi, promuovendo l’equità nell’accesso alle opportunità di salute per tutte le famiglie. L’iniziativa mira a superare la frammentazione dei servizi esistenti, creando una rete coordinata di sostegno a tutti i genitori, con particolare attenzione alle famiglie più vulnerabili che spesso non riescono ad accedere ai servizi tradizionali.

In Punta di Piedi si propone, dunque, di “affrontare questa tematica a partire da una rassegna delle prove e delle esperienze disponibili sia a livello italiano che internazionale, e di indicare su questa base i contorni di un programma di accoglienza e accompagnamento ai neo genitori che, adottando un approccio universale, multiprofessionale e multisettoriale, possa rendere le nostre comunità locali consapevoli e capaci di offrire opportunità di sostegno all’esperienza genitoriale”.

L’obiettivo è garantire un accompagnamento centrato sui bisogni delle famiglie attraverso incontri individuali e visite domiciliari. Le visite domiciliari, già adottate con successo in diversi Paesi e raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e dall’Unicef, permettono di offrire un supporto personalizzato, rafforzare il legame tra i genitori e con i propri figli e migliorare le competenze genitoriali. Tuttavia, affinché questi interventi siano efficaci, è essenziale garantire:

  • personale qualificato e formato su aspetti chiave della salute materno-infantile, del Nurturing Care Framework e del sostegno alla genitorialità
  • un approccio personalizzato e non stigmatizzante, che rispetti le diverse realtà familiari
  • un’integrazione tra servizi sanitari, sociali ed educativi per creare un sistema di supporto coeso e accessibile a tutte le famiglie.

Il documento si inserisce in un contesto più ampio di revisione delle pratiche di home visiting a livello europeo, condotta dall’Oms e dall’Unicef, che evidenzia l’importanza di investire in modelli precoci e preventivi. L’obiettivo finale è rendere le comunità più accoglienti e capaci di sostenere i neogenitori, garantendo a tutti i bambini e le bambine un inizio di vita sereno e ricco di opportunità.