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Incontinenza urinaria: individuare presto per curare meglio

15 Dicembre 2025
Attualità

Si calcola che in Italia siano cinque milioni le persone che convivono con l’incontinenza urinaria -vale a dire il 9% circa della popolazione- ma l’imbarazzo che questo problema comporta limita la richiesta d’aiuto. Ne consegue che vergogna e imbarazzo causano spesso un ritardo nella diagnosi e, di conseguenza, non si affrontano per tempo percorsi terapeutici che potrebbero cambiare radicalmente la vita dei pazienti. “Perdere urina non è fisiologico -dice l’urologo Vincenzo Mirone- e non va mai considerato come un segno dell’età che avanza. L’incontinenza è un sintomo, non una condizione inevitabile: va sempre indagata”.

L’incontinenza urinaria si manifesta in diverse forme e ha molteplici cause. Prima avviene la diagnosi, migliore sarà la cura. Riabilitazione, farmaci e tecniche avanzate tra le opportunità a disposizione dei pazienti.

Non una sola malattia, ma tante forme diverse – L’incontinenza, infatti, non si manifesta in un solo modo, ma in variegate forme: c’è quella da stress, che compare durante uno sforzo, un colpo di tosse, una risata o il sollevamento di pesi; quella da urgenza, caratterizzata da uno stimolo improvviso e difficilmente controllabile; e poi le forme da rigurgito o ostruttive, legate allo svuotamento incompleto della vescica. Se molteplici sono le forme, altrettanto numerose sono le cause: infezioni urinarie, calcoli, patologie neurologiche, stitichezza cronica, alterazioni ormonali della menopausa, esiti chirurgici, disturbi prostatici negli uomini. Anche farmaci e abitudini alimentari scorrette possono contribuire. Inoltre, si consideri che uomini e donne condividono il disturbo, ma con fattori di rischio diversi: gravidanza, parto e menopausa nelle donne; ingrossamento della prostata, età e interventi prostatici negli uomini. Senza dimenticare che, sotto forme differenti, può colpire anche giovani e adulti in piena salute.

Prima la diagnosi, migliore la cura – Il percorso diagnostico del medico parte da una buona anamnesi: ascoltare il paziente, ricostruire la storia del sintomo e valutarne l’impatto sulla vita quotidiana. Si prosegue poi con: esami delle urine e del sangue, ecografia addomino-pelvica, e, quando necessario, accertamenti di secondo livello come studio urodinamico, cistoscopia e cistografia. “La prevenzione comincia dai primi segnali”, sottolinea Mirone. “Prima si interviene, più è probabile risolvere il problema”.

Riabilitazione, farmaci e tecniche avanzate – Una volta individuata la causa, il trattamento diventa altamente personalizzato. Tra le opzioni disponibili:

· riabilitazione del pavimento pelvico, soprattutto nelle donne; farmaci per modulare la frequenza minzionale o migliorare il tono sfinterico; stimolazione del nervo tibiale o magnetica funzionale, utili nelle forme da urgenza;

· iniezioni di tossina botulinica o collagene, in casi selezionati;

· neuromodulazione sacrale, una tecnologia che modula i nervi vescicali tramite un piccolo dispositivo impiantato.

Quando le terapie conservative non bastano, si ricorre alla chirurgia mininvasiva, oggi sempre più precisa e con degenze ridotte. Ma il messaggio principale resta uno: non bisogna convivere in silenzio con l’incontinenza, perché oggi la si può trattare con successo.