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Italia leader d’Europa nei farmaci “per conto”

29 Ottobre 2020
Attualità

Nel settore dei farmaci “per conto” l’Italia ha una posizione di preminenza. Si tratta di una produzione che sta come nelle retrovie e forse per questo è poco conosciuta, anche se quanto produce arriva pur sempre sul banco della farmacia.

Ha anche un marchio incomprensibile, oltre che impronunciabile, che fa “Cdmo” e che sta per “Contract development and manufacturing”. Se però parliamo di produzione di farmaci “per conto” allora si capisce bene a che cosa ci stiamo riferendo, anche se non sempre abbiamo ben chiare le reali dimensioni di questa attività.

Nel comparto dei farmaci “per conto” l’Italia è al primo posto in Europa, con il 23% del mercato complessivo: 2 miliardi di euro su un totale di 9, davanti a Germania e Francia. Da un’analisi di Prometeia.

Ci aiuta ora una indagine realizzata da Prometeia, che offre una fotografia di un comparto farmaceutico di tutto rispetto, e che pone l’Italia sul gradino più alto del podio in Europa. A fronte di un mercato globale europeo di 9 miliardi di euro, la produzione italiana dei farmaci per conto rappresenta, con i suoi 2 miliardi di euro, la fetta più grande, pari al 23% del totale mercato, vale a dire ben più della Germania, che fattura 1,95 miliardi di euro, e della Francia, che ne fa 1,72 miliardi.

Ci sono altri dati che fanno riflettere sull’importanza di questa specifica attività: impiega, per esempio, oltre 10.500 addetti, per il 90% laureati o diplomati e registra da tempo un trend in continuo sviluppo. Le produzioni biologiche e ad alta attività, inoltre, sono passate dal 5% del 2010 al 20% del 2020, con un tasso di crescita media annua pari al 20,4%.

Il 30% delle esportazioni viaggia verso gli Usa

L’export poi in questi ultimi dieci anni è passato dal 57% del 2010 a oltre il 70% del 2020, con vendite destinate a tutto il mondo, ma in particolare sono gli Stati Uniti lo sbocco principale del made in Italy: si stima, infatti, che quest’anno arriverà proprio qui il 30% circa dell’export complessivo del comparto (nel 2017 era meno del 20%).

E anche gli investimenti, rapportati all’entità del fatturato in questi ultimi 5 anni, registrano un grande incremento, essendo passati dal 9% al 17%, vale a dire più del doppio rispetto alla media della nostra produzione manufatturiera.

Flessibilità e affidabilità

Flessibilità e affidabilità sono le due caratteristiche di questa produzione farmaceutica. “Siamo aziende -ha dichiarato il presidente del Gruppo Cdmo, Giorgio Bruno, a “Il Sole 24 Ore”- fortemente focalizzate all’obiettivo del cliente in tempi certi e definiti per soddisfare le esigenze di un mercato in rapida evoluzione, ma senza nessun compromesso sulla qualità assoluta dei medicinali”.

E il meglio di sé lo sta dando proprio durante la pandemia, non soltanto per garantire la continuità produttiva, ma addirittura per incrementarla, proprio per far fronte alle nuove esigenze sanitarie. E sempre più lo farà, visto che la politica della Ue è di riportare in Europa molta della produzione emigrata in Cina e India.

L’emergenza Coronavirus, quindi, non soltanto non ha rallentato l’attività e gli investimenti programmati, ma li ha addirittura accelerati, facendo della produzione italiana di farmaci per conto un vero fiore all’occhiello.