Italia leader d’Europa nei farmaci “per conto”
Nel settore dei farmaci “per conto” l’Italia ha una posizione di preminenza. Si tratta di una produzione che sta come nelle retrovie e forse per questo è poco conosciuta, anche se quanto produce arriva pur sempre sul banco della farmacia.
Ha anche un marchio incomprensibile, oltre che impronunciabile, che fa “Cdmo” e che sta per “Contract development and manufacturing”. Se però parliamo di produzione di farmaci “per conto” allora si capisce bene a che cosa ci stiamo riferendo, anche se non sempre abbiamo ben chiare le reali dimensioni di questa attività.
Nel comparto dei farmaci “per conto” l’Italia è al primo posto in Europa, con il 23% del mercato complessivo: 2 miliardi di euro su un totale di 9, davanti a Germania e Francia. Da un’analisi di Prometeia.
Ci aiuta ora una indagine realizzata da Prometeia, che offre una fotografia di un comparto farmaceutico di tutto rispetto, e che pone l’Italia sul gradino più alto del podio in Europa. A fronte di un mercato globale europeo di 9 miliardi di euro, la produzione italiana dei farmaci per conto rappresenta, con i suoi 2 miliardi di euro, la fetta più grande, pari al 23% del totale mercato, vale a dire ben più della Germania, che fattura 1,95 miliardi di euro, e della Francia, che ne fa 1,72 miliardi.
Ci sono altri dati che fanno riflettere sull’importanza di questa specifica attività: impiega, per esempio, oltre 10.500 addetti, per il 90% laureati o diplomati e registra da tempo un trend in continuo sviluppo. Le produzioni biologiche e ad alta attività, inoltre, sono passate dal 5% del 2010 al 20% del 2020, con un tasso di crescita media annua pari al 20,4%.
Il 30% delle esportazioni viaggia verso gli Usa
L’export poi in questi ultimi dieci anni è passato dal 57% del 2010 a oltre il 70% del 2020, con vendite destinate a tutto il mondo, ma in particolare sono gli Stati Uniti lo sbocco principale del made in Italy: si stima, infatti, che quest’anno arriverà proprio qui il 30% circa dell’export complessivo del comparto (nel 2017 era meno del 20%).
E anche gli investimenti, rapportati all’entità del fatturato in questi ultimi 5 anni, registrano un grande incremento, essendo passati dal 9% al 17%, vale a dire più del doppio rispetto alla media della nostra produzione manufatturiera.
Flessibilità e affidabilità
Flessibilità e affidabilità sono le due caratteristiche di questa produzione farmaceutica. “Siamo aziende -ha dichiarato il presidente del Gruppo Cdmo, Giorgio Bruno, a “Il Sole 24 Ore”- fortemente focalizzate all’obiettivo del cliente in tempi certi e definiti per soddisfare le esigenze di un mercato in rapida evoluzione, ma senza nessun compromesso sulla qualità assoluta dei medicinali”.
E il meglio di sé lo sta dando proprio durante la pandemia, non soltanto per garantire la continuità produttiva, ma addirittura per incrementarla, proprio per far fronte alle nuove esigenze sanitarie. E sempre più lo farà, visto che la politica della Ue è di riportare in Europa molta della produzione emigrata in Cina e India.
L’emergenza Coronavirus, quindi, non soltanto non ha rallentato l’attività e gli investimenti programmati, ma li ha addirittura accelerati, facendo della produzione italiana di farmaci per conto un vero fiore all’occhiello.








