Italia primo produttore di farmaci nella Ue
Italia primo produttore di farmaci nella Ue: in piena emergenza Coronavirus torna utile ricordare che questo primato è testimonianza non soltanto del nostro ruolo assunto nell’ambito della ricerca scientifica, ma anche del peso che il Sistema Paese occupa in questo ambito economico e sanitario.
Italia primo Paese produttore di farmaci nella Unione europea: il 60% delle imprese del settore è a capitale straniero, prova della fiducia delle aziende multinazionali negli investimenti fatti sul nostro territorio.
Se consideriamo che le aziende che operano in Italia sono per il 60% a capitale straniero, comprendiamo come non siamo soltanto noi, ma anche le multinazionali a credere nelle nostre capacità, destinando qui i loro investimenti.
Abbiamo raggiunto la vetta dell’Europa nel 2017, con l’Italia primo produttore di farmaci bella Ue, grazie al sorpasso sulla Germania che deteneva il primato da molto tempo (è pur sempre la Svizzera con i suoi 45 miliardi la prima in assoluto nella produzione farmaceutica, ma non rientra in classifica perché non fa parte dell’Unione).
Negli ultimi tre anni abbiamo ulteriormente consolidato la nostra posizione, passando dai 31 miliardi di euro agli attuali 34, a fronte di una produzione tedesca rimasta pressoché immobile. E questo primato lo otteniamo soprattutto grazie a un export in continuo sviluppo e che ormai rappresenta l’85% del totale del giro d’affari. E questo testimonia come i nostri prodotti siano molto apprezzati in tutto il mondo.
Tutto questo si ottiene perché alle spalle c’è un’industria d’avanguardia, frutto di costanti investimenti, di una logistica ottimale e di una strategia di lungo respiro, favorita poi da un contesto favorevole. Non si può dimenticare, infatti, che nel 2019 sono stati fatti in Italia investimenti in ricerca e sviluppo pari a 1,6 miliardi di euro, ai quali vanno aggiunti altri 1, 4 miliardi in impianti produttivi.
Siamo infine in pole position a livello mondiale nel campo delle biotecnologie, il che significa essere proiettati alla ricerca del futuro.
Massimo Scaccabarozzi (Farmindustria): “Nel 2019 l’industria biofarmaceutica ha investito in Italia circa 700 milioni in studi clinici”.
“Nel 2019 l’industria biofarmaceutica -commenta Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria- ha investito in Italia circa 700 milioni in studi clinici” e, precisando che abbiamo una pipeline di circa 7.000 farmaci in sviluppo, sottolinea che entro il 2023 avremo 54 nuovi prodotti “e la maggior parte saranno terapie personalizzate”, proprio nell’ambito delle nuove frontiere della ricerca scientifica (in oncologia il 70% delle terapie in sviluppo sono legate alle cure personalizzate). L’Italia sta così diventando un vero hub negli studi clinici, grazie ai fitti legami tra industria, università, centri scientifici e strutture del Servizio sanitario.
Il fatto di avere alle spalle questa imponente struttura offre ragioni di sollievo, in epoca di emergenza Covid-19. Così come dev’essere motivo di soddisfazione sapere che tutta questa attività attiene al farmaco, ed è proiettata alla ricerca di sempre nuovi efficaci rimedi farmaceutici, soprattutto per chi -come appunto il farmacista- lavora quotidianamente con e per le specialità medicinali.
Sulle prospettive dell’industria farmaceutica in Italia e nel mondo leggi anche qui.








