La farmacia presidio chiave nella sfida alla cronicità
L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo, ma vive sempre più a lungo convivendo con una o più malattie croniche. È questo il messaggio centrale che emerge dal Libro bianco sulla cronicità e la non autosufficienza, presentato recentemente dall’Associazione Peripato e dalla Fondazione Anthem. Un documento che fotografa una realtà ormai strutturale e che interpella direttamente il sistema sanitario, chiamato a ripensare modelli organizzativi, presa in carico e sostenibilità nel lungo periodo.
Secondo i dati raccolti nel Libro bianco, in Italia oltre 24 milioni di persone convivono con almeno una patologia cronica, mentre più di 13 milioni presentano condizioni di multi-cronicità. A fronte di una speranza di vita che sfiora gli 84 anni, quella vissuta in buona salute si ferma mediamente a 58: significa che oltre venticinque anni della vita di un cittadino italiano sono oggi caratterizzati da malattie croniche o disabilità
A incidere in modo determinante è il profondo cambiamento demografico in atto. Gli over 65 rappresentano già più di un quarto della popolazione e secondo le stime raggiungeranno il 30% entro la fine del decennio. Un’evoluzione che esercita una pressione crescente sui servizi sanitari e assistenziali, mentre aumentano i bisogni di cure continuative, aderenza terapeutica, assistenza territoriale e supporto ai caregiver.
Il Libro bianco sottolinea come i modelli tradizionali, centrati sull’ospedale e sulla gestione per singolo evento acuto, non siano più adeguati a governare la cronicità. Serve, invece, una presa in carico continuativa e integrata, capace di accompagnare il paziente lungo tutto l’arco della malattia, coordinando professionisti, servizi e tecnologie. In questa prospettiva, la sanità territoriale diventa il vero fulcro del sistema e, all’interno di questo scenario, assume un valore strategico proprio la farmacia territoriale. Capillarità, accessibilità e prossimità rendono, infatti, la farmacia uno dei presìdi più frequentati dai pazienti cronici, in particolare dagli anziani. Non a caso, l’aggiornamento del Piano Nazionale della Cronicità rafforza la funzione della farmacia come nodo di raccordo tra cittadino e Servizio sanitario nazionale, soprattutto nelle aree periferiche e rurali, dove spesso rappresenta l’unico riferimento sanitario stabile.
Alla farmacia è affidato un contributo sempre più rilevante in termini di supporto all’aderenza terapeutica, educazione sanitaria, individuazione precoce dei bisogni e orientamento del paziente all’interno dei percorsi di cura. Attività che, se integrate con il lavoro di medici di medicina generale e specialisti, possono migliorare la gestione della cronicità e ridurre inappropriatezze, accessi impropri e ospedalizzazioni evitabili.
Il documento richiama, inoltre, l’importanza dell’innovazione digitale: Fascicolo sanitario elettronico, strumenti di monitoraggio remoto e applicazioni di intelligenza artificiale sono indicati come leve decisive per passare da una medicina “a silos” a una presa in carico globale e personalizzata del paziente cronico. Anche in questo ambito, la farmacia può svolgere una funzione di facilitazione, accompagnando i cittadini -spesso fragili o poco digitalizzati- nell’utilizzo di questi strumenti.
La cronicità non è più, pertanto, una condizione marginale, ma la nuova normalità con cui il sistema sanitario italiano deve fare i conti. Il Libro bianco lancia un messaggio chiaro: senza un rafforzamento deciso della sanità di prossimità e senza il pieno coinvolgimento di tutti gli attori territoriali, farmacia compresa, il rischio è quello di un sistema sempre meno sostenibile e sempre più distante dai bisogni reali dei cittadini. Una sfida che riguarda il futuro della salute pubblica e che chiama i farmacisti a un ruolo centrale e concreto.








