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La mannaia del Covid sul tessuto produttivo

10 Novembre 2020
Attualità

L’effetto del Covid sul tessuto produttivo dell’Italia è molto pesante. Il recente Rapporto Cerved Pmi 2020 valuta che le piccole e medie imprese perderanno dall’11 al 16% del fatturato e i disoccupati nelle imprese private saliranno da 1,4 a 1,9 milioni.

Secondo il VII Rapporto Cerved Pmi 2020, sarà molto forte l’impatto negativo del Covid sul tessuto produttivo italiano: le piccole e medie imprese perderanno dall’11 al 16% del fatturato e i disoccupati nelle imprese private saliranno da 1,4 a 1,9 milioni.

Questa seconda ondata del Coronavirus, oltre alle impreviste ondate di ricoveri negli ospedali e all’impatto sanitario ben superiore alle previsioni, non mancherà tra breve di regalarci anche una grave crisi economica, le cui dimensioni non sono ancora ben definibili. Individuarle non sarà facile, anche perché non si conosce la durata della pandemia, non si sa come essa interferirà con le patologie invernali e se e quando arriverà il vaccino.

Non di meno è importante cercare di elaborare delle previsioni, anche per non farci trovare del tutto impreparati. Un aiuto ci viene ora dal VII Rapporto Cerved Pmi 2020, che fotografa l’evoluzione delle piccole e medie imprese nel 2019 e nella prima parte del 2020, con proiezioni relative a tutte le imprese italiane. E i dati sulle conseguenze economiche del Covid sul tessuto produttivo del Paese sono veramente allarmanti.

Il fatturato delle piccole e medie imprese dovrebbe diminuire nel 2020 di 11 punti percentuali (fino a 16,3% in caso di ulteriori lockdown), mentre la redditività lorda dovrebbe precipitare del 19%. Questo provocherà, a fine 2021, una perdita di ben 1,4 milioni di posti di lavoro e una riduzione del capitale pari a 47 miliardi di euro (il 5,3% del valore delle immobilizzazioni), qualora non ci siano, finite le attuali misure di sostegno, prospettive di rilancio.

Sono cifre peraltro destinate ad aumentare in caso di ulteriori nuove chiusure, raggiungendo così 1,9 milioni di disoccupati e 68 miliardi di capitale in meno.

Gli aiuti dell’Unione europea

La domanda da porsi è: fino a quando il Governo potrà mitigare gli impatti della pandemia con provvedimenti d’emergenza? Finora, infatti, l’estensione della Cassa integrazione, i ristori garantiti, le sovvenzioni a fondo perduto, il blocco dei licenziamenti e le garanzie sui prestiti hanno consentito a molte imprese di sopravvivere, ma queste misure prima o poi saranno destinate a finire e allora gli effetti della crisi potrebbero manifestarsi in modo cruento. Diventerà decisivo, pertanto, ricorrere al NextGeneration EU, il piano di finanziamenti dell’Unione europea per la ripresa dell’Europa, che, su 750 miliardi di euro, ne destina all’Italia ben 209. Ma anche questa montagna di denaro non potrà essere ripartita a pioggia, bensì dovrà essere impiegata secondo due previste direttrici, cioè la digitalizzazione delle imprese e la loro transizione verso un sistema più sostenibile.

Chi perde, chi resiste, chi riesce a guadagnare

Il Rapporto Cerved Pmi 2020 analizza anche la natura asimmetrica della crisi, con aziende che soffrono, altre che resistono, altre ancora che guadagnano. Gli impatti più pesanti li avranno la filiera turistica, la ristorazione, la logistica, i trasporti, la moda. Oltre la metà dell’occupazione andrà persa proprio in questi settori: nei servizi legati al turismo i livelli d’occupazione scenderanno fino al 30-40%; nelle agenzie di viaggio dal -34 al -43%; nella logistica e nei trasporti dal -16 al -22: nella ristorazione si perderanno tra i 432 e i 667mila posti e negli alberghi dalle 115 alle 152mila unità. Posti di lavoro che non saranno certo tamponati dalle assunzioni nelle aziende che, in modo anticiclico, stanno resistendo o addirittura migliorando il giro d’affari.

La distribuzione alimentare moderna, per esempio, potrà aumentare i dipendenti tra le 11 e le 13mila unità, il commercio on line di altre 3mila e l’occupazione nelle specialità farmaceutiche potrà crescere di circa 1.000 unità. Poca cosa, rispetto alla voragine dei settori in crisi.

Pensare che questi dati non ci tocchino è del tutto fuorviante. Perché, anche se il settore farmaceutico in una pandemia dimostra ancor più la sua indispensabilità, rimane il fatto che affrontare una nuova crisi economica sarebbe un danno spaventoso per tutto il Sistema Paese.