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Le conseguenze delle liste d’attesa: ricerca “Facile.it”

11 Febbraio 2026
Attualità

È un quadro triste quello dipinto dall’indagine commissionata da “Facile.it” all’Istituto “mUp Research”, perché delinea il rapporto tra gli italiani e la sanità a tinte fosche.

I tempi medi di attesa per una prestazione sanitaria in struttura pubblica sfiorano i 90 giorni e così i costi d’accesso alla sanità privata si aggirano in media sui 325 euro a prestazione. Risultato è che nel 2025 circa 26 milioni di pazienti si sono rivolti alla sanità privata e 13,6 milioni hanno rinunciato ad almeno una prestazione medica.

Inoltre, soltanto il 23% degli italiani ha potuto fare affidamento su una copertura assicurativa. E così, circa 1,7 milioni di italiani, pur di non rinunciare ai trattamenti necessari o, comunque, per farli pesare meno sul budget familiare, hanno chiesto un prestito che, secondo la ricerca, nell’ultimo anno si sarebbe aggirato su circa 1,4 miliardi di euro.

Tempi di attesa e liste chiuse

In particolare, nel 2025 -si legge nell’indagine realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale- il tempo medio di attesa per una prestazione sanitaria erogata da una struttura pubblica sarebbe stato pari a 87 giorni (91 nel Meridione), valore che scende a 18 se ci si reca in una privata, questa volta senza grandi differenze territoriali. Significative differenze si registrano poi a seconda dell’area medica: si arriva a 116 giorni di attesa per una prestazione oculistica in struttura pubblica (contro i 15 giorni nel privato), e addirittura a 118 giorni di attesa per una prestazione dermatologia (25 nel privato). Al problema dei lunghi tempi della sanità pubblica si somma quello delle “liste d’attesa chiuse”; quasi 7 pazienti su 10, almeno una volta si sono sentiti dire dalla struttura che non era possibile prenotare la prestazione richiesta.

Sanità privata, costi e assicurazioni

Certo, allora si può ricorrere alla sanità privata, ma subendo però costi non trascurabili. In media siamo sui 325 euro per prestazione, ma anche qui con valori variabili a seconda dell’area medica: si va, ad esempio, da una media di 102 euro per gli esami del sangue a oltre 700 euro per l’odontoiatria. E allora, secondo la ricerca “Facile.it”, circa 6 milioni di italiani hanno utilizzato la copertura di un’assicurazione sanitaria che, in toto o in parte, ha aiutato a pagare le spese mediche. Se a livello nazionale la percentuale di chi ha potuto contare su questo tipo di copertura è stata pari a circa il 23%, guardando i dati a livello territoriale emerge che al Nord si arriva al 28,9%, mentre al Centro scende al 25% e al Sud crolla al 15%.

Secondo l’Osservatorio congiunto Facile.it – Prestiti.it, che ha analizzato il fenomeno nell’arco temporale degli ultimi 10 anni, nel 2015 i prestiti personali richiesti per le spese sanitarie rappresentavano il 3,8% del totale e l’importo medio che si cercava di ottenere dalle finanziarie era pari a poco meno di 8.000 euro. Ma 10 anni dopo, nel 2025, le domande sono esplose, crescendo del 17% e arrivando oggi a poco meno del 4,5% del totale. L’importo richiesto si è, invece, contratto del 24,5% arrivando, sempre in valori medi, a sfiorare i 5.800 euro. Questo si spiega ipotizzando che un tempo si ricorreva al prestito solo in casi molto particolari (per esempio un ricovero in clinica privata), mentre oggi si richiede un finanziamento per spese più frequenti e molto più comuni (per esempio per cure odontoiatriche, esami diagnostici e, più in generale, per ridurre i tempi d’attesa.

Chi rinuncia alle cure e la migrazione sanitaria

Ma uno dei dati più preoccupanti emersi dall’indagine è proprio quello dei pazienti che hanno rinunciato ad una o più cure mediche: nel solo 2025 sarebbero circa 13,6 milioni di italiani, che avrebbero rinunciato a visite specialistiche (80%), ma anche esami (52%) e addirittura interventi chirurgici (16%). Le ragioni principali sono i troppo lunghi tempi di attesa (63%) e i costi della sanità privata (62%). Guardando poi i dati a livello territoriale emerge che la rinuncia alla prestazione è molto più frequente nelle regioni del Centro – Sud (36%) che in quelle del Nord Italia (29%).

A complicare ulteriormente il quadro c’è, infine, il fenomeno della migrazione sanitaria: secondo l’indagine, nell’ultimo anno circa 2,6 milioni di italiani hanno dovuto lasciare la propria regione per curarsi. Le aree che hanno attratto il maggior numero di pazienti sono state Lazio, Emilia-Romagna e Lombardia.