Dalla farmacia dei servizi alla farmacia di comunità
(“Farma 7” n. 17/2023) – Bisogna dare valore alle parole, approfondirne il significato e il relativo peso, in particolare rispetto al contesto e al momento storico e culturale di riferimento. Da tempo si parla di “Farmacia dei servizi”, ma forse è arrivato il momento di fare un salto di qualità e porsi obiettivi più ambiziosi come categoria. E allora, non limitiamoci a parlare di farmacia dei servizi, ma allarghiamo gli orizzonti e parliamo di “Farmacia di comunità“, come delineata dal Dm 77, dove i servizi diventano uno strumento, cioè un mezzo e non più un fine.
Marco Cossolo prefigura un cambio di paradigma e un salto di qualità per la professione: l’evoluzione da farmacia dei servizi a farmacia di comunità.
Lo ha detto il presidente di Federfarma, Marco Cossolo, nel suo discorso di apertura del convegno “La farmacia dei servizi 2.0. Consolidare il presente e programmare il futuro”, tenutosi sabato 14 ottobre a Taormina, in occasione dell’undicesima edizione di PharmEvolution. Cossolo propone un cambio di paradigma nel prefigurare la farmacia di domani, per rendere concreta -in aggregazione con i medici di medicina generale, con i pediatri di libera scelta e con gli infermieri- una reale presenza
capillare dei servizi sanitari. Perché le case di comunità sono poche -una ogni 40-50mila abitanti- e avranno necessariamente bisogno, per una concreta ramificazione sul territorio, della rete delle farmacie, ormai una ogni
3.000 abitanti circa, mediamente raggiungibile a piedi in cinque minuti. Parlare di farmacia di comunità in relazione alle case di comunità, pertanto, non è solo una mera assonanza nei termini, ma è necessario per garantire l’ampia diffusione dei presidi sanitari Ssn e la gestione del paziente sul territorio.
In tal senso anche i nuovi servizi e la telemedicina rappresentano per la farmacia di comunità un mezzo, e non un fine, e in questa direzione vanno pure gli investimenti resi disponibili dal Pnrr, che hanno garantito a migliaia di farmacie rurali di acquistare l’utile strumentazione necessaria per coprire anche le zone interne e più disagiate del Paese. “Proprio per questo – ha precisato il presidente di Federfarma – vanno utilizzate tutte le risorse disponibili affinché la farmacia dei servizi esca definitivamente dalla logica della sperimentazione e diventi un elemento strutturale definitivo”. Certo, è giusto parlare di numeri, e quindi dei necessari investimenti (“e in questo rientra anche la nuova remunerazione delle farmacie”), ma abbiamo la consapevolezza che in sanità contano anche e soprattutto parole come assistenza e partecipazione e, di conseguenza, bisogna dare il giusto valore alle cose che contano. Per esempio, i nuovi servizi in farmacia, e tutti quelli che la telemedicina renderà in futuro disponibili, rappresentano un asset fondamentale dell’assistenza territoriale, anche per concretizzare quel “patient journey” che può rappresentare un ulteriore valore aggiunto della farmacia di comunità. In sanità, infatti, il “viaggio del paziente” indica il percorso che compie mentre affronta la malattia. Prevede ascolto, coinvolgimento, semplificazione nell’accesso alle cure mediche e condivisione. Un approccio che mette in risalto tutti i momenti dell’esperienza personale di cura del singolo e delle figure che ruotano intorno a lui e che proprio nella farmacia di comunità può trovare il suo più rapido e facile approdo sul territorio.
Nell’ambito del Dm 77, per esempio, tra le attività della farmacia c’è l’aderenza alla terapia e il monitoraggio dei Dpi per la normalizzazione del paziente cronico, che rappresentano valori aggiunti che devono diventare patrimonio di tutte le farmacie di comunità. “Proprio per raggiungere questi obiettivi – ha concluso Marco Cossolo – stiamo lavorando e in Federfarma siamo fiduciosi. Perché quello che in questi sette anni del mio mandato ho visto cambiare radicalmente è stato l’approccio nei nostri confronti da parte del decisore pubblico, che oggi vede nella farmacia di comunità una grande opportunità di supporto allo sviluppo dell’assistenza sanitaria territoriale”.








