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L’Intervista – Giovanni Petrosillo, presidente Sunifar

30 Giugno 2023
La voce di Federfarma

(“Farma 7” n. 11/2023) – I farmacisti rurali sono stati i primi a trarre beneficio dal Pnrr, grazie agli accordi siglati da Federfarma/Sunifar con l’Agenzia per la coesione territoriale. A tutt’oggi, infatti, sono circa 1.100 le farmacie delle aree interne ad aver richiesto finanziamenti, per un totale di circa 23,6 milioni di euro, alle quali vanno poi aggiunti anche i rurali al di fuori delle aree interne, pari ad altre 1.080 farmacie circa, per un ulteriore apporto di 22,5 milioni di euro. Una gran bella iniziativa che, attribuendo le risorse ai colleghi delle aree più disagiate del Paese, ha permesso loro di attrezzarsi in modo da superare eventuali distonie territoriali e di garantire alla popolazione servizi sanitari moderni e adeguati. Per saperne di più abbiamo intervistato il presidente del Sunifar, Giovanni Petrosillo.

Finanziamenti del Pnrr ai farmacisti rurali:
p
rimo positivo bilancio dell’iniziativa

È stato un impegno laborioso, ma portato a termine con soddisfazione. Qual è ora il sentiment del presidente Petrosillo?
È stato un processo sicuramente laborioso, perché ha comportato l’impegno di tutti i colleghi del Sunifar a incontri sul territorio. Abbiamo organizzato e realizzato diversi webinar, abbiamo coinvolto circa 100 commercialisti per spiegare ai colleghi nel dettaglio gli aspetti tecnici. Dal punto di vista della comunicazione è stato, quindi, molto impegnativo, ma anche soddisfacente. Proprio la grande partecipazione registrata è il riconoscimento della bontà dell’iniziativa, che ha offerto sostegno ai rurali sussidiati, nell’ottica di un’evoluzione del ruolo della farmacia. L’alta adesione non soltanto dimostra la volontà della farmacia rurale di assumere nuovi ruoli all’interno del Ssn, come punto prioritario d’accesso sanitario di prossimità, ma testimonia anche le oggettive difficoltà di molti colleghi nel praticare questo percorso. Difficoltà sia in termini di reperimento dei finanziamenti, sia in termini di bacino d’utenza, perché sono farmacie che devono autosostenersi e che vanno quindi aiutate. È stata questa la seconda grande soddisfazione: vedere il nostro progetto nella sua reale utilità e, di conseguenza, vederlo ben accolto e sostenuto sul territorio. È un grande stimolo, per noi, ad andare avanti.

Questi finanziamenti come sono stati per lo più utilizzati dai suoi colleghi?
Erano stati proposti tre ambiti: quello del farmaco, quello della presa in carico e quello dei servizi di telemedicina e analisi di prima istanza. Il primo e il terzo sono stati gli ambiti più “gettonati”: nel primo, per esempio, si proponeva di rinnovare le postazioni al banco e l’area tecnologica della farmacia, compreso lo stoccaggio dei farmaci (dalle semplici cassettiere ai magazzini automatici). Questi argomenti hanno interessato circa il 40% dei colleghi, mentre più del 50% si è interessato al terzo ambito, la telemedicina e le analisi di sangue e urine, con l’acquisto di dispositivi per l’allestire l’area servizi, con lettino, lavabo e quanto necessario all’attività. Ha riscosso, invece, meno successo l’ambito della presa in carico del paziente, quella che parla di telemedicina e teleconsulto, probabilmente perché, in quel momento, non c’erano progetti in atto sul territorio. Ora l’interesse si sta allargando, con il progetto Agenas di piattaforma nazionale di telemedicina, che vede il coinvolgimento di tutte le Regioni. I farmacisti -e questo va sottolineato- ci credono e hanno richiesto i finanziamenti in attesa del convenzionamento, quindi un po’ a scatola chiusa, giocando d’anticipo. È vero che alcune Regioni sono partite con dei cronoprogrammi, ma sono tante le farmacie che hanno aderito in attesa di sviluppi. E hanno fatto bene, perché la piattaforma nazionale di telemedicina va avanti spedita.

I farmacisti rurali hanno dimostrato di essere proattivi. Ritiene siano così sanate certe distonie territoriali? O cos’altro ancora si propone di realizzare?
Vorremmo ci fosse ora concessa la possibilità di utilizzare le risorse avanzate. Si parla di 42,5 milioni di euro, rispetto a un fondo iniziale di 100 milioni, poi salito a 128 milioni di euro grazie a ulteriori fondi messi a disposizione dalla Presidenza del Consiglio per le farmacie non appartenenti alle aree interne. Restano ancora disponibili, quindi, circa 85 milioni di euro, che potrebbero essere oggetto di un ulteriore bando. Abbiamo presentato al Ministro Fitto la proposta di riaprire sia alle farmacie che non hanno partecipato al primo bando, sia a chi lo ha fatto, ma ora vuole realizzare altre attività, per esempio ampliare l’area servizi, ristrutturare la farmacia o acquisire spazi esterni per l’oggettiva difficoltà ad allargarsi. Abbiamo chiesto anche di aprire a quanti non avevano i requisiti per aderire al primo bando e ora li hanno, per esempio non soltanto alle rurali sussidiate fino a 3.000 abitanti, ma anche alle rurali fino a 5.000 abitanti. Una terza fase prevede, infatti, la partecipazione di tutte le farmacie urbane delle aree interne, alle stesse condizioni del primo bando. Ora una articolata proposta è stata depositata e siamo in attesa di una risposta del Ministero, in base però a quanto sarà negoziato a livello europeo. La Commissione Ue, infatti, sta riposizionando i vari progetti, partendo proprio da quelli che non hanno raggiunto l’obiettivo. Il nostro, in realtà, ha raggiunto il primo obiettivo ma non il secondo, che per il 2026 prevede 2.000 farmacie, tutte delle aree interne. Se venisse accolta la nostra proposta, sarebbero incluse farmacie sia delle aree interne, sia non interne.

Ma la novità vera è l’inserimento delle farmacie rurali nella telemedicina: abbiamo già buone prospettive, perché tutte, sussidiate o non, vengono considerate come terminali della piattaforma di telemedicina. Il come e il quando saranno declinati a livello regionale, l’importante è che tutte le farmacie vengano arruolate, perché nelle aree disagiate rappresentano essenziali postazioni di relazione con il cittadino. È lo stesso Servizio sanitario nazionale che lo chiede, specialmente là dove le strutture mancano, e già questo sottolinea il ruolo cruciale che la farmacia rurale svolge.