Lo stato di salute nella Ue: “Report Italia”
I “Country report”, elaborati dalla Commissione Ue in collaborazione con l’Ocse, oltre a offrire una fotografia della situazione sanitaria dei diversi Paesi membri, rappresentano l’occasione per fornire ai governi raccomandazioni sugli interventi da adottare per migliorare i servizi. In queste pagine riportiamo in sintesi il “Report Italia”, il cui profilo è stato completato nel settembre 2021, in base ai dati disponibili a fine agosto 2021
La Commissione della Ue, in collaborazione con l’Ocse e l’European Observatory and Health Systems and Policies, elabora ogni anno i profili sanitari dei diversi Paesi membri, per fornire loro raccomandazioni sulle sfide più urgenti che dovrebbero affrontare per migliorare i rispettivi sistemi sanitari. Questi “Country report” della Ue permettono non soltanto un utile confronto tra i servizi dei diversi Stati, ma costituiscono anche uno strumento per offrire suggerimenti ai decisori politici. Qui di seguito pubblichiamo, in sintesi, il Report relativo all’Italia.
1. Punti salienti
L’aspettativa di vita in Italia è tra le più alte in Europa, ma nel 2020 si è abbassata a causa dei decessi dovuti al Covid-19. Benché il sistema sanitario italiano garantisca generalmente un buon accesso a prestazioni sanitarie di elevata qualità, la pandemia ha portato alla luce importanti debolezze strutturali e, in particolare, gli effetti di anni di limitati investimenti nel personale sanitario e nell’informatizzazione del Sistema Sanitario. In Italia la pandemia ha stimolato la diffusione di molte pratiche innovative che hanno permesso di rafforzare l’assistenza sanitaria sul territorio.
2. La salute in Italia. Riduzione dell’aspettativa di vita
Nonostante il forte calo, di oltre un anno, dell’aspettativa di vita causato dall’epidemia Covid-19, nel 2020 la popolazione italiana ha continuato a godere di una delle più alte aspettative di vita nell’Ue. Prima della pandemia, tra il 2010 e il 2019 era stato registrato un rallentamento considerevole dell’aumento dell’aspettativa di vita, soprattutto tra le donne. Anche se in misura minore, tale fenomeno ha interessato anche gli uomini. Sebbene le cause di tale rallentamento non siano del tutto chiare, il fenomeno è stato in parte attribuito a un aumento dei tassi di mortalità dovuti ad alcune malattie respiratorie tra gli anziani.
Alcune stime preliminari mostrano una diminuzione di 1,2 anni dell’aspettativa di vita tra il 2019 e il 2020, più accentuata nell’Italia del nord rispetto al centro, al sud e alle isole, poiché il Covid-19 ha colpito prevalentemente la parte settentrionale del paese.
3. Fattori di rischio causa di mortalità
Circa un terzo di tutti i decessi registrati in Italia nel 2019 può essere attribuito a fattori di rischio comportamentali, come tabagismo, rischi alimentari, consumo di alcolici e scarsa attività fisica. Anche fattori ambientali come l’inquinamento atmosferico contribuiscono a un numero considerevole di decessi ogni anno. Circa il 15% dei decessi avvenuti nel 2019 può essere attribuito al tabagismo (sia fumo attivo che passivo); pur essendo inferiore alla media UE, tale quota equivale a 96.000 decessi. Si stima che il 14% dei decessi (87.000) sia riconducibile a rischi alimentari (tra cui un basso consumo di frutta e verdura e un consumo elevato di zuccheri e sale). Circa il 5% di tutti i decessi (30.000) può essere attribuito al consumo di alcolici, mentre circa il 3% (18.000) è collegato a una scarsa attività fisica. Il solo inquinamento atmosferico, inteso come esposizione al particolato fine (PM2,5) e all’ozono, è stato responsabile di circa il 4% (28.000) di tutti i decessi nel 2019, causati principalmente da malattie cardiovascolari, malattie respiratorie e alcune forme di cancro.
4. Sistema sanitario e spesa
Il Servizio sanitario nazionale (Ssn) è decentrato e organizzato su base regionale. Il governo centrale assegna parte delle entrate fiscali all’assistenza sanitaria, definisce il pacchetto di prestazioni ed esercita un ruolo di stewardship. Ciascuna regione è poi responsabile dell’organizzazione e dell’erogazione dei servizi sanitari tramite le aziende sanitarie locali e gli ospedali pubblici e privati. Durante il Covid i sistemi di governance sono stati in parte centralizzati e coordinati a livello nazionale.
Prima della pandemia la spesa sanitaria aveva registrato una lenta crescita, dovuta principalmente all’aumento della spesa privata.
Nel 2019 l’Italia ha destinato alla sanità l’8,7% del Pil, rispetto alla media UE del 9,9%. Lo stesso anno la spesa pro capite si è attestata a 2.525 euro, ossia oltre il 25% in meno rispetto alla media UE, pari a 3.523 euro (grafico 7). Storicamente la spesa sanitaria in Italia è stata sempre inferiore alla media UE, anche se negli ultimi cinque anni sono stati registrati lenti incrementi, dovuti principalmente alla crescita della spesa privata. La percentuale di spesa pubblica rispetto alla spesa sanitaria totale è stata del 74% nel 2019, un tasso inferiore alla media UE, pari all’80%. Gran parte della spesa rimanente era costituita da spesa diretta delle famiglie (23%), in quanto l’assicurazione sanitaria volontaria riveste un ruolo marginale, coprendo solo il 3% del totale. Nel 2020, per far fronte all’emergenza Covid-19, ulteriori finanziamenti sono stati garantiti a sostegno del settore sanitario (7,5 miliardi di euro nel 2020 per il Ssn).
Il Report evidenzia, infine, come l’Italia abbia un numero di posti letto ospedalieri relativamente limitato a fronte di una durata media di degenza più lunga e come il numero di infermieri resti basso a causa di una diminuzione di laureati in tale disciplina.
5. Performance del sistema sanitario
• 5.1 Efficacia – Prima della pandemia, l’Italia registrava tassi fra i più bassi nell’UE di mortalità prevenibile e riconducibile ai servizi sanitari, tassi destinati, però, ad aumentare quando saranno disponibili i dati relativi al 2020/2021. Anche il numero di decessi ritenuti potenzialmente evitabili con il ricorso a interventi sanitari è stato uno dei più bassi dell’UE, a dimostrazione dell’efficacia generale del sistema sanitario italiano nel trattamento di pazienti con affezioni potenzialmente letali. Questo risultato positivo è legato a tassi di mortalità relativamente bassi per cardiopatie ischemiche, ictus e tumore del colon-retto. Tra il 2011 e il 2018 i tassi di mortalità per cause prevenibili e riconducibili ai servizi sanitari sono diminuiti più rapidamente in Italia che nell’UE. Il report evidenzia poi come in Italia un’assistenza primaria efficace contribuisca a prevenire i ricoveri ospedalieri e come, per esempio, il tasso di sopravvivenza ai tumori sia superiore alla media UE, nonostante la limitata copertura dei programmi di screening, peraltro frenati dalla pandemia.
• 5.2 Accessibilità – I bisogni di cure mediche non soddisfatti sono prossimi alla media Ue – Prima dell’epidemia Covid-19, nel 2019 solo l’1,8% della popolazione italiana ha riportato bisogni di cure mediche non soddisfatti, principalmente per ragioni finanziarie, avvicinandosi così alla media UE (1,7%). Nel 2020 la crisi del Covid-19 e le misure di lockdown hanno limitato l’accesso ai servizi sanitari. Secondo un’indagine condotta a febbraio/marzo 2021, il 23% della popolazione ha riferito di aver rinunciato a un esame medico o a un trattamento necessario durante i primi 12 mesi della pandemia. Tale percentuale è leggermente superiore alla media Ue, pari al 21%.
Interessante poi annotare i giudizi espressi nei riguardi del mercato dei medicinali equivalenti. Il report precisa che la diffusione dei farmaci equivalenti è limitata da un sistema di remunerazione delle farmacie legato al prezzo di vendita del farmaco. L’Italia ha attuato una serie di misure volte a promuovere una maggiore diffusione dei farmaci equivalenti per migliorare l’accessibilità e il rapporto qualità-prezzo della spesa farmaceutica (obbligo per il farmacista di consigliare il prodotto più economico e prezzo di riferimento). Ma, benché tra il 2005 e il 2019 sia passata dal 7% al 28% in termini di volume, la quota di mercato dei farmaci equivalenti in Italia resta inferiore di 20 punti percentuali alla media Ue, un divario simile a quello riportato nel 2005. Tra il 2015 e il 2019 la spesa a carico delle famiglie per la differenza tra il prezzo del farmaco erogato e l’alternativa più economica ha continuato a crescere annualmente del 3% (Aifa 2020). La proposta di ulteriori misure volte a migliorare l’accesso ai farmaci sarebbe in linea con la strategia farmaceutica dell’Ue per l’Europa (Commissione europea, 2020), adottata nel novembre del 2020 per garantire ai pazienti l’accesso a farmaci innovativi a prezzi accessibili. Tale strategia dovrebbe inoltre consentire all’Europa di soddisfare il suo fabbisogno di farmaci anche in tempi di crisi, grazie a solide catene di approvvigionamento.
• 5.3 Resilienza – L’Italia è stato il primo Paese dell’Ue a essere colpito dalla pandemia e tra i più colpiti durante la prima ondata. Nonostante le differenze regionali, la strategia globale in materia di test messa a punto all’inizio della pandemia ha però permesso all’Italia di valutare in modo più accurato la diffusione del virus. Ciò ha portato all’individuazione di un maggior numero di casi positivi: a metà aprile del 2020 ogni giorno erano effettuati 50.000 test, contro i 19.000 di metà marzo. Alla fine di agosto 2020 erano stati raggiunti 90.000 test giornalieri.
Grazie a nuove iniziative è stata rafforzata la capacità delle unità di terapia intensiva ed è stato incrementato il personale sanitario di emergenza, soprattutto nell’assistenza primaria. Il Ssn ha potuto assumere temporaneamente medici e infermieri; sono state istituite unità speciali di continuità assistenziale (Usca); si è introdotto il profilo dell’”infermiere di famiglia e di comunità”; si sono stanziati 480 milioni di euro per assumere circa 9.600 infermieri nel corso del 2021 e così via. Si sono quindi migliorati i sistemi informativi sanitari, ma si è soprattutto puntato a garantire un più facile e ampio accesso alla vaccinazione sul territorio.
L’Italia ha iniziato a somministrare le prime dosi di vaccino alla fine di dicembre 2020. Per accelerare l’esecuzione del piano vaccinale, il Ssn e le organizzazioni private accreditate hanno creato centri vaccinali, sotto il coordinamento e la supervisione delle autorità regionali e del Commissario straordinario. Per incentivare ulteriormente la vaccinazione, le Regioni hanno coinvolto medici di base, infermieri, dentisti, pediatri e altri specialisti. È stato approvato un fondo di 345 milioni di euro a copertura dei costi aggiuntivi dovuti alla somministrazione dei vaccini da parte di questi operatori.
Il Governo ha inoltre autorizzato i farmacisti a somministrare i vaccini anti Covid-19 presso le loro farmacie dopo il completamento di due corsi di formazione online. Alla fine di agosto 2021 il 70% della popolazione aveva ricevuto almeno una dose, mentre il 60% era considerato completamente vaccinato dopo la somministrazione di due dosi o con vaccino monodose, un tasso più elevato rispetto alla media UE.
Approvazione di ingenti investimenti nel sistema sanitario in risposta alla pandemia
Per far fronte all’epidemia Covid-19, il governo italiano ha stanziato ulteriori 3,7 miliardi di euro nel 2020 e 1,7 miliardi nel 2021 per il sistema sanitario, un aumento del 3,3% e dell’1,7% rispetto al piano di finanziamento originario (Corte dei conti, 2020).
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato dall’Ue è stato adottato a giugno 2021. I fondi erogati per finanziare le componenti del piano riguardanti gli aspetti sanitari, che ammontano a 15,6 miliardi di euro ripartiti su cinque anni, sono destinati agli investimenti nell’uso di nuove tecnologie per migliorare l’assistenza ospedaliera e domiciliare, anche attraverso il potenziamento della telemedicina, riducendo nel contempo le differenze territoriale. Una quota significativa di tali finanziamenti è inoltre destinata a potenziare le risorse umane nel settore sanitario.









