Lo sviluppo del settore farmaceutico mondiale: l’analisi dell’Ocse
“Health at a Glance 2023” è un documento dell’Ocse che confronta gli indicatori chiave per la salute della popolazione e le prestazioni del sistema sanitario nei Paesi membri, nei Paesi candidati all’adesione e nei Paesi partner chiave. L’analisi si basa sulle ultime statistiche nazionali ufficiali comparabili e altre fonti. Questa edizione 2023 presenta gli ultimi dati comparabili, illustrando le differenze tra i singoli Paesi e l’evoluzione dei valori nel tempo in termini di stato di salute, fattori di rischio, accesso e qualità delle cure e risorse sanitarie. Di seguito si riporta un estratto del capitolo dedicato al settore farmaceutico.
• Spesa farmaceutica: i Paesi a confronto
Nel 2021, la spesa farmaceutica al dettaglio (che esclude i medicinali utilizzati durante i ricoveri ospedalieri e in altre strutture sanitarie) ha rappresentato un sesto della spesa sanitaria complessiva dei Paesi Ocse (Oecd in 9nglese)
All’interno di questo campione, i governi e i regimi di assicurazione obbligatoria hanno contribuito per il 58% del totale alla spesa farmaceutica al dettaglio, con picchi che superano l’80% in Germania, Irlanda e Francia. La spesa out-of-pocket, quella sostenuta direttamente dal cittadino, ha rappresentato in media il 39% del totale, anche se con quote molto più elevate in Paesi come il Cile (78%), la Polonia (65%) e la Lettonia (59%). Il restante 3% è stato coperto dalle assicurazioni sanitarie volontarie.
In Italia, la spesa farmaceutica al dettaglio nel 2021 è stata sostenuta per il 63% dal Servizio sanitario nazionale e per il 37% dalla spesa out-of-pocket.
L’analisi della spesa farmaceutica al dettaglio fornisce soltanto un quadro parziale del costo dei farmaci all’interno del sistema sanitario. La spesa per i medicinali nel settore ospedaliero e in altre strutture sanitarie può essere significativa e in genere ha un valore pari a oltre il 20% della spesa al dettaglio. Nell’ultimo decennio, la spesa farmaceutica ospedaliera è cresciuta in modo sostanziale, in parte a causa dell’avvento di nuove terapie ad alto costo, in particolare nel campo dell’oncologia e dell’immunologia.
Nel complesso, la spesa farmaceutica ospedaliera è aumentata più rapidamente rispetto a quella al dettaglio nella maggior parte dei Paesi Ocse, con i tassi di crescita più elevati in Germania, Spagna e Repubblica Ceca.
• Farmacisti e farmacie
I farmacisti sono professionisti sanitari altamente qualificati, il cui ruolo chiave consiste nel gestire la distribuzione dei farmaci ai pazienti e sostenerne l’uso sicuro ed efficace. Tra il 2011 e il 2021, il numero di farmacisti praticanti pro capite è aumentato in media del 20% nei Paesi Ocse, arrivando a 85 farmacisti ogni 100.000 abitanti in media. La maggior parte dei farmacisti lavora nelle farmacie di comunità, ma molti lavorano anche negli ospedali e nell’industria, oltre che in università e centri di ricerca.
Nel 2021, il numero di farmacie di comunità per 100.000 persone nei paesi dell’Ocse ha variato dalle 9 della Danimarca alle 97 delle Grecia, con una media di 28. In Italia ne sono state registrate 33. Negli ultimi dieci anni, la maggior parte dei Paesi non ha registrato grandi cambiamenti, anche se un’eccezione è rappresentata proprio dalla Danimarca, dove la densità delle farmacie è quasi raddoppiata tra il 2011 e il 2021.
La variazione della densità delle farmacie tra i vari Paesi può essere spiegata in parte dalle differenze nei canali di distribuzione: per esempio, alcuni Paesi si affidano alle farmacie ospedaliere per la dispensazione dei farmaci ambulatoriali.
Il ruolo del farmacista di comunità negli ultimi anni è evoluto e si è ampliato. Oltre a dispensare farmaci e presidi, i farmacisti forniscono sempre più spesso servizi sanitari ai pazienti (come vaccinazioni, supporto all’aderenza della terapia e alla gestione delle malattie croniche e revisione dei farmaci a domicilio). In paesi come il Belgio, Finlandia, Italia, Svizzera e Regno Unito, i farmacisti svolgono anche un ruolo più incisivo nella promozione della salute e nella prevenzione delle malattie, anche nelle aree più interne del Paese. In molti Paesi dell’Ocse, il ruolo delle farmacie di comunità è stato ampliato in risposta ai bisogni indotti dalla pandemia da Covid-19.
• Consumo di farmaci
Il consumo di farmaci è in aumento da decenni in Paesi Ocse. Contribuiscono a questo sviluppo da una parte la crescente necessità di medicinali per il trattamento delle malattie croniche e legate all’età, dall’altra i cambiamenti nella pratica clinica. Sono in particolare quattro le categorie di farmaci interessate da questo fenomeno:
- Antipertensivi
- Agenti che modificano i lipidi (come i farmaci ipocolesterolemizzanti)
- Agenti antidiabetici
- Antidepressivi
Questi farmaci sono indicati per il trattamento di patologie la cui diffusione è aumentata notevolmente negli ultimi decenni nei Paesi Ocse.
- Il consumo di farmaci antipertensivi è aumentato in media di circa l’8% tra il 2011 e il 2021.
- L’uso di agenti modificanti i lipidi ha registrato una crescita molto maggiore, con un aumento del consumo di quasi il 60% in media tra il 2011 e il 2021.
- Anche l’uso dei farmaci antidiabetici è cresciuto drasticamente nell’ultimo decennio (30%) ed è raddoppiato in Canada e in Cile. L’incremento può essere spiegato in parte dalla crescente diffusione del diabete, che è soprattutto legata all’aumento dei casi di obesità.
- Il consumo di farmaci antidepressivi è aumentato di quasi il 50% tra il 2011 e il 2021.
• Equivalenti e biosimilari
Tutti i Paesi Ocse considerano i mercati dei farmaci equivalenti come un’opportunità per aumentare l’efficienza della spesa farmaceutica, ma non tutti ne sfruttano appieno il potenziale. Nel 2021, gli equivalenti hanno rappresentato più di tre quarti del volume dei farmaci venduti in Cile, Germania, Nuova Zelanda, Regno Unito, Paesi Bassi, Canada e Lettonia, ma meno di un quarto in Svizzera e Lussemburgo.
In termini di valore economico, nel 2021 i farmaci equivalenti hanno rappresentato più dei due terzi del totale dei farmaci venduti in Cile, ma solo un quarto della spesa media di tutti i Paesi Ocse. Una tale disparità può essere spiegata dalle differenze nelle strutture dei mercati (in particolare il numero di farmaci non coperti da brevetto) e dalle pratiche di prescrizione dei medicinali.
Per promuovere la diffusione dei farmaci equivalenti, molti Paesi hanno implementato incentivi per medici, farmacisti e pazienti. Nell’ultima decade, Francia e Ungheria hanno introdotto incentivi riservati ai medici di base che prescrivono equivalenti attraverso programmi di pay-for-performance. In Svizzera, i farmacisti ricevono un compenso per la sostituzione dei farmaci originali con gli equivalenti e in Francia le farmacie ricevono dei bonus in base ai tassi di sostituzione degli equivalenti.
I farmaci equivalenti dei medicinali biologici sono chiamati “biosimilari”. Il loro ingresso sul mercato crea una concorrenza sui prezzi e ne migliora l’accessibilità per il largo pubblico. Tuttavia, l’entità della diffusione dei farmaci biosimilari in un Paese dipende in gran parte dallo stato di rimborso. Per esempio, in Irlanda, solamente uno dei cinque farmaci biosimilari autorizzati dall’ Ema per l’epoetina alfa rientra nell’elenco dei farmaci rimborsabili.
La presenza dei biosimilari sul mercato ha portato i produttori di farmaci originali ed equivalenti a base di eritropoietine (utilizzate per il trattamento dell’anemia) ad abbassare i prezzi. Nel periodo 2021-22, i biosimilari hanno rappresentato il 28% del volume del mercato accessibile di questa categoria di farmaci, con picchi del 70% in Grecia e in Italia.
I farmaci biosimilari inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNF), noti anche come antiTnf alfa (utilizzati per il trattamento di una serie di patologie autoimmuni e immuno-mediate) hanno rappresentato oltre il 90% del mercato accessibile in Danimarca e Polonia, ma meno del 40% nella Repubblica Slovacca e in Svizzera nel 2021-22. L’effetto sui prezzi causato dall’ingresso di questa tipologia di biosimilari è stato simile a quello delle eritropoietine.
Tuttavia, per entrambe le classi di farmaci, le riduzioni di prezzo effettive sono maggiori di quelle che appaiono nelle cifre qui riportate: ciò è dovuto al fatto che questi dati si basano sui prezzi di listino e non tengono conto di sconti o ribassi riservati, che possono essere anche molto rilevanti.
• Ricerca e sviluppo in ambito farmaceutico
La ricerca e lo sviluppo in ambito farmaceutico sono finanziati sia da fondi di natura pubblica, sia da fondi di natura privata. Solitamente, i governi sostengono la ricerca nella fase iniziale attraverso stanziamenti di bilancio, borse di studio e il finanziamento di istituti di ricerca e di istruzione superiore. L’intervento privato interviene nella maggior parte delle sperimentazioni cliniche pre-registrazione, ma soprattutto contribuisce a tradurre e applicare le conoscenze per lo sviluppo dei prodotti, sostenuto da sovvenzioni e crediti d’imposta.
Dal 2010, il finanziamento pubblico dei Paesi Ocse al settore della ricerca e sviluppo in ambito sanitario è aumentato del 45%, e nel 2021 si è attestato sui 69 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, la spesa dell’industria farmaceutica dedicata a ricerca e sviluppo ha subìto un incremento del 39%, e nel 2021 ha fatto registrare 129 miliardi di dollari.
All’interno dei Paesi Ocse, l’industria farmaceutica è il settore che investe di più in ricerca e sviluppo rispetto ad altre industrie simili. Con una spesa che supera il 30% del suo valore aggiunto lordo, la farmaceutica spende più di elettronica e ottica (23,5%), dell’industria aeronautica e spaziale (14,7%) e dell’industria manifatturiera nel suo complesso (8,4%).
Un dato significativo, dal momento che nel 2018 il valore del settore ricerca e sviluppo all’interno degli investimenti dell’industria farmaceutica era solamente del 13,3%, inferiore a quello dell’industria elettronica e ottica (16%) ed equiparabile a quello dell’industria aeronautica e spaziale (13%).
(a cura di Patrizia Prezioso e Silvia Martello)









