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Malati cronici: i “Diritti sospesi”

18 Dicembre 2024
Attualità

In Italia sono ormai 24 milioni i malati cronici, pari al 40,5% della popolazione italiana, mentre le persone affette da almeno due patologie croniche sono 12,2 milioni. In particolare, gli ultra 75enni affetti da una patologia sono l’85%, il 64,3% da due o più patologie e la tendenza indica che i malati cronici saliranno a 25 milioni nel 2028, mentre i multi-cronici saranno 14 milioni. È quanto emerge dal XXII Rapporto sulle politiche della cronicità, presentato a Roma da Cittadinanzattiva con il titolo “Diritti sospesi”, per offrire una fotografia su come il Servizio sanitario nazionale riesca a far fronte ai bisogni di salute dei cronici e delle loro famiglie. 

In Italia i malati cronici sono 24 milioni, pari al 40,5% della popolazione, mentre le persone affette da almeno due patologie croniche sono 12,2 milioni. Gli ultra 75enni affetti da una patologia sono l’85%, il 64,3% da due o più patologie e i malati cronici saliranno a 25 milioni nel 2028, mentre i multi-cronici a 14 milioni. Sono i dati di Cittadinanzattiva

Molto ampia, per esempio è la percentuale di chi ha atteso da 2 a 10 anni per ottenere una diagnosi (22,9%), mentre solamente per il 18,1% sono stati necessari meno di 6 mesi. Molti gli elementi che ostacolano la diagnosi precoce della malattia: la scarsa conoscenza della patologia da parte dei medici di base e dei pediatri (80,2%); la sottovalutazione dei sintomi (68,9%), gli elementi comuni ad altre patologie (54,7%); il poco ascolto del paziente (46,2%); la mancanza di personale specializzato sul territorio (42,5%); le liste di attesa eccessivamente lunghe (23,6%). Il tema dei tempi d’attesa si fa poi più critico nel momento dell’avvio del percorso terapeutico. 

Gli aspetti più carenti, invece, ai fini di un’adeguata presa in cura per la patologia di riferimento sono: coordinamento fra l’assistenza primaria e specialistica 69,8%; continuità assistenziale 48,1%; liste di attesa 44,3%; integrazione tra aspetti clinici e socioassistenziali 43,4%. Il 44% dei pazienti lamenta poi problemi con le cure a domicilio, a causa del numero di giorni/ore di assistenza erogati inadeguati; della difficoltà nella fase di attivazione/accesso; della carenza di alcune figure specialistiche e di assistenza. 

Altro elemento critico per il percorso terapeutico è il dover affrontare costi per accedere ad alcune prestazioni: il 59,8% dei cittadini ricorre, infatti, a visite specialistiche effettuate in regime privato o intramurario; il 52,8% acquista farmaci necessari e non rimborsati dal Ssn; il 50% effettua esami diagnostici in privato o in intramoenia; il 47,5% acquista parafarmaci  (integratori alimentari, dermocosmetici, pomate). Il 42,4% spende privatamente per la prevenzione terziaria (diete, attività fisica, dispositivi); il 36,3% per la prevenzione primaria e secondaria; il 22% per il supporto psicologico; il 16,9% per spostamenti dovuti a motivi di cura; il 14,7% per le visite specialistiche o attività riabilitative da effettuare a domicilio e il 12% per l’acquisto di protesi e ausili non riconosciuti (o insufficienti nella quantità/qualità erogata). Oltre il 30% dei pazienti informa di aver dovuto rinunciare alle cure.  

La patologia cronica può determinare, quindi, gravi ripercussioni sulla qualità della vita e sugli aspetti psicologici della persona. Dall’indagine di Cittadinanzattiva risulta, infatti, che il 70% degli intervistati ha provatosenso di ansia e che il 90% circa ha sofferto negli ultimi 12 mesi di depressione. Il 40% delle persone, inoltre, ha risposto che la propria patologia causa episodi di dolore e che, per il 34% questo dolore è cronico, persistente e continuativo. il 50% dei pazienti, inoltre, risponde che non ha ricevuto una prescrizione per il trattamento adeguato e continuativo, non sentendosi così sufficientemente informato su cosa fare in caso di dolore e a chi rivolgersi. 

Il ruolo dei farmacisti nella presa in carico

I Medici di famiglia continuano a essere il primo punto di riferimento per il paziente (75,2%), mentre al secondo posto troviamo lo specialista privato (41,7%). Per quanto poi riguarda le informazioni su come seguire correttamente la terapia farmacologica si sono ottenute risposte non positive: oltre un paziente su quattro non ha ricevuto informazioni chiare ed esaustive e ritiene il tempo di ascolto e di cura dedicatogli non sia stato sufficiente.  Ecco, quindi, più di un motivo per ritenere opportuno un maggior coinvolgimento anche dei farmacisti nella presa in carico del paziente cronico, soprattutto ai fini di un più accurato controllo dell’aderenza terapeutica. 

“Da diversi anni -dichiaraAnna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva– il dibattito pubblico riconosce nella cronicità l’ambito che richiede maggiore innovazione e maggior investimento in termini professionali, organizzativi ed economici. Piani e norme non mancano e, in genere, ben definiscono i diritti delle persone con malattia cronica e rara, ma troppo spesso restano sospesi. Questo, soprattutto, denuncia il nostro Rapporto: la necessità di politiche pubbliche efficaci per ora e per il futuro, e l’urgenza di un Patto rinnovato fra le istituzioni, soprattutto nel rapporto fra Stato e Regioni, per accelerare i tempi di esigibilità dei diritti e dar loro attuazione in modo equo a tutti i pazienti in tutto il Paese”.